L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 luglio 2021

Paura e terrore come unico metodo di governo

Come topolini in gabbia


Anna Lombroso per il Simplicissimus

La lotta tra fazioni e bande scomposte, le scaramucce verbali tra curve del pandestadio farebbero intendere che i dubbiosi siano degli ipocriti dotati di granitiche certezze che fingono perplessità per mostrare un atteggiamento ragionevole dietro al quale si cela un violento istinto di sopraffazione culturale, sociale e morale.

Non è vero, io ad esempio su molti temi, laicamente, cerco di sottrarmi al pregiudizio anche se qualche luce nelle tenebre cui riferirmi ce l’ho: “Il Capitale non ha riguardi per la salute e la vita dell’operaio, quando non ne sia costretto a tali riguardi dalla società” (Karl MarxIl Capitale); oppure “La scienza e l’abilità delle forze produttive generali del cervello sociale rimane, rispetto al lavoro, assorbita nel capitale e si presenta perciò come proprietà del capitale” (Giulio Maccacaro L’uso di classe della medicina), tanto per citarne un paio.

Ciononostante ammetto che sarei stata rassicurata, come altri arruolati nelle file dove militerebbero amici di Pappalardo (un generale oggetto di riprovazione rispetto ad altri idolatrati da accreditati pacifisti) e di Casa Pound, alla pari con filosofi turbatici, populisti, studiosi di scie chimiche e insieme a Montagnier, se i sacerdoti della scienza che questi biasimevoli primitivi sospettano di essere in libro paga dell’industria, non avessero affidato il loro burbanzoso sapere ai fedelissimi proseliti che lo ripetono a macchinetta sui media e nei social, ma avessero invece risposto in maniera documentata, quella che si pretende dai dubbiosi, a poche semplici domande relative ai prodotti antiCovid, alla durata dell’efficacia, ai rischi di essere contagiati e di contagiare dei vaccinati, alla copertura rispetto alle inevitabili e naturali varianti, alla contestata convinzione che non si dovrebbe vaccinare nel pieno di una epidemia.

Lo so è faticoso e noioso interloquire con i dilettanti e gli incompetenti, ma mi pare che in questa epoca di valorizzazione dei tecnici e di esaltazione della loro missione e della loro vocazione, sarebbe legittimo chiedere uno sforzo di chiarezza, esigere risposte non contradditorie e sperare che ad altri dubbiosi nel novero dei sapienti venisse concesso lo stesso spazio in passerella sui media, in Tv, nelle sedi ufficiali e riconosciute.

Invece anche grazie ad alcuni folgoranti e sorprendenti ravvedimenti, a qualche cauto revisionismo dopo un bombardamento di conforto e profezie millenaristiche, di incoraggiamento e di visioni apocalittiche a nutrire ambiguità e disorientamento, ci sono state somministrate certezze poco rassicuranti a sostegno dell’adozione di strumenti discriminatori e repressivi che producono una demoralizzazione dell’umore popolare e dell’economia, quella minore, quella che nel disegno imperiale è parassitaria e dunque eliminabile.

Sappiamo che si possono produrre effetti avversi in percentuali che circolano come samizdat in vista dell’intento ponderato di non turbare le folle facilmente “influenzabili”, sappiamo che a fronte di mille incognite sull’efficacia immunologica, i preparati servono a limitare le manifestazioni patologiche particolarmente gravi, insomma sostituirebbero in forma preventiva dei farmaci che non sono stati prodotti o che non sono compresi nell’ambito di protocolli farmaceutici, che solo ora potrebbero, con il cauto consenso europeo, essere adottati.

Si confermerebbe così il sospetto dei complottisti che la spinta data ai vaccini serva non solo a foraggiare l’industria, ma anche a rimuovere perfino dall’immaginario collettivo il crimine commesso in decenni di cospirazione contro la sanità pubblica, contro la qualità e l’efficienza degli ospedali e del personale sanitario, contro la medicina di base retrocessa a compilazione di ricette e promozione di accertamenti a pagamento.

L’altra certezza ormai incontestabile perfino dai fanatici che rivendicano un oculato esame del rapporto tra rischi e benefici della magica pozione, pronti e reiterarla nel tempo con orgogliosa ripetitività, è che, a differenza di “medicine” con bugiardini più circostanziati dei moduli di consenso e delle liberatorie e che assumeremmo volontariamente esenti dalla pressione morale e dalla persuasione veemente delle autorità, si tratta di prodotti sperimentali testati su target estesi di cavie che vi si sottopongono per un concorrere di fattori, ormai esplicitamente legati ad “interessi” , legittimi per carità, ma non certo ispirati a senso civico o di responsabilità.

E qui si vede che uno dei capisaldi del governo dell’emergenza, che è doveroso chiamare sociale e non sanitaria, sta proprio in questo. Nel trasformare l’ambito e il processo decisionale in un susseguirsi di test per vedere fin dove può spingersi il totalitarismo economico, finanziario e tecnologico può spingersi accelerando le sue procedure volte a cancellare tutte quello che non è “produttivo”, anziani, piccola e media impresa, commercio al dettaglio, esercizi e servizi pubblici, stati intermedi della società che devono mettersi al servizio dell’oligarchia esercitando forme di controllo e sorveglianza.

Così quella farmacologica, medica e clinica è solo una declinazione: la sperimentazione è sociale e vorrebbe essere universale in modo da saggiare quanto siamo disposti a sopportare. E a subire dai decisori, dai padroni che dettano le loro leggi, dagli influenzatori che hanno ormai segnato il declino dell’informazione e la sua consegna.

Ogni giorno aprono le loro provette, spandono le loro sostanze avvelenate nelle gabbiette dove ci si arrampica se e giù per le scalette dei mutui, dei debiti, delle tasse, delle fatture e dei balzelli, delle assicurazioni indispensabili a accedere al minimo sindacale di assistenza: i datori di lavoro, quelli che licenziano via mail per valorizzare le opportunità del digitale, esigono l’applicazione del green pass per essere esonerati da eventuali richieste di risarcimento e per avere via libera in una selezione profilattica del personale, esercizi strutturati potranno equipaggiarsi di addetti ai controlli della clientela abilitate, per le grandi catene commerciali non è prevista l’imposizione del lasciapassare e sfido chiunque a controllare le performance nel rispetto della sicurezza della logistica.

Gli amministratori che abbiamo eletto, che il governo si è ben guardato dal commissariare, dopo un inanellarsi di fallimenti criminali si presentano a Roma a pretendere più fondi da investire con superiore autonomia nel loro diabolico perseverare, i sindaci disinteressati alla manutenzione del territorio si riempiono la bocca dei dogmi dell’economia green e le tasche coi fondi per opere infrastrutturali inutili e dannose, veri motori di corruzione e malaffare esaltato dalle semplificazioni e dai nuovi regimi di appalti. A guardarci intorno si capisce che quello che viviamo è già l’esito di una serie di esperimenti che dovevano dimostrare un’ipotesi e verificare una teoria, sempre la stessa: renderci schiavi.

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