L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 luglio 2021

Per quale motivo dovrei cambiare idea se la norma è uguale a quella di una settimana fa?

LA POLEMICA
Riforma giustizia, Gratteri: «Processi d’Appello durano in media 3 anni, con quale magia dovrebbero concludersi in 2?»

Nei giorni scorsi l'allarme del procuratore del capoluogo sull'improcedibilità dei processi contenuta nelle nuove norme e la replica del ministro Cartabia che però non convince chi è contrario, tra tutti il magistrato catanzarese: «Non cambio idea»

di Rossella Galati
27 luglio 2021 12:42

«Io non faccio polemiche né bracci di ferro ma dico e ripeto quello del quale sono convinto che è il risultato di una vita di lavoro. Per quale motivo dovrei cambiare idea se la norma è uguale a quella di una settimana fa?». Risponde così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, a margine della presentazione del suo ultimo libro a Soverato, “Non chiamateli eroi”, alle recenti affermazioni della guardasigilli Marta Cartabia in merito alla riforma della giustizia.

Un tema che nelle ultime settimane continua a tenere banco e che ha suscitato critiche da più parti. Dopo l'allarme lanciato dal magistrato in commissione giustizia sull'improcedibilità dei processi con il nuovo meccanismo della prescrizione, sia per quelli di mafia che per i reati contro la pubblica amministrazione, e sulla necessità, tra le altre cose di assumere magistrati, nei giorni scorsi la ministra ha replicato al question time alla Camera assicurando che i processi per mafia non andranno in fumo e garantendo più di 16mila nuove assunzioni.

«E dove si prendono questi magistrati – si chiede Gratteri -, come si fa un incremento se intanto è da quasi due anni che non si fanno concorsi in magistratura? Quindi nel 2022 diminuirà il numero dei magistrati in organico. Anche aumentando la pianta organica, considerando che mediamente ogni anno non si riesce a reclutare più di 300 magistrati, l'aumento come si fa? Semmai bisognerebbe far rientrare 200 magistrati che sono fuori ruolo, semmai bisognerebbe rivedere la geografia giudiziaria: ci sono ancora procure con un procuratore e due sostituti, ci sono almeno due o tre corti d'appello che potrebbero essere accorpate».

Il nodo improcedibilità

Sulle nuove norme contenute nella riforma che prevedono l'improcedibilità se il processo di appello e quello in Cassazione non terminano rispettivamente entro 2 e un anno, Gratteri replica così: «Se già noi sappiamo che i processi in appello mediamente durano 3 anni e la futura norma prevede 2 anni, mi spiegate con quale incanto dovrebbero concludersi entro due anni e non tre? Anche se si aumentano gli impiegati, i funzionari, i cancellieri, e allora? Poi le sentenze bisogna sempre comunque scriverle. Semmai ci sono altri modi. Intanto diminuendo i casi e le possibilità di ricorso in appello o in cassazione perchè molte volte sono dilatori. Su questo si può ragionare».

La non convenienza a delinquere

Dai temi di stretta attualità ai contenuti del suo ultimo libro, “Non chiamateli eroi”, scritto a 4 mani con Antonio Nicaso, che il procuratore ha presentato a Soverato nell'ambito del “Summer fest, libri e bollicine“ organizzato da Annozero Eventi di Salvatore Sangiuliano. «Io penso che questi incontri siano molto importanti - ha concluso Gratteri -. Durante l'inverno e quindi durante il lockdow, sono stato sempre collegato con i ragazzi per continuare a spiegare la non convenzienza a delinquere».

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