L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 luglio 2021

Prima stregone maledetto ora sicario delle multinazionali dei farmaci. Ricatta con il passaporto dei vaccini sperimentali, grande uomo di governo

Lotta alla pandemia

Draghi: «Senza vaccinazione si deve chiudere tutto di nuovo»
Dopo la cabina di regia approvate in Consiglio dei ministri le nuove norme di contrasto al Covid

di Nicola Barone
22 luglio 2021

(AFP)

I punti chiave
«Green pass è misura che dà serenità, non la toglie»
«Appello a non vaccinarsi è appello a morire»

«Obbligo per i lavoratori? Ci stiamo pensando»
«Faremo tutto per inizio scuola in presenza»
«Sulla giustizia aperti a miglioramenti tecnici»

«Gli italiani si vaccinino, devono proteggere se stessi e le loro famiglie». L’invito è di Mario Draghi che in conferenza stampa ha fatto il punto della situazione dopo il Consiglio dei ministri, chiarendo che il green pass non è «arbitrio» ma una condizione per non chiudere le attività produttive. A oggi, dice il presidente del Consiglio, «abbiamo inoculato 105 dosi ogni 100 abitanti, come la Germania, più di Francia e Usa».

Per il premier «l’economia va bene, si sta riprendendo e l’Italia cresce a un ritmo anche superiore a quello di altri Paesi europei». Tuttavia la variante Delta «è anche più minacciosa di altre varianti», di qui l’esigenza di rimodulare le norme di controllo dell’epidemia.

«Green pass (passaporto dei vaccini sperimentali) è misura che dà serenità, non la toglie»

«L’estate è già serena per gli italiani è già serena e vogliamo che rimanga tale. Con il green pass gli italiani possono contare a esercitare le proprie attività e divertirsi con la garanzia di trovarsi con persone che non sono contagiose. È una misura che dà serenità, non la toglie», tiene a precisare il premier dopo le polemiche (interne alla stessa maggioranza) per un allargamento del suo utilizzo in chiave di contrasto al virus. I numeri raggiunti nella campagna vaccinale vengono evidenziati con soddisfazione. L’obiettivo che il generale Figliuolo si diede di somministrare almeno 60 milioni di vaccini entro il 20 luglio «è stato superato». Nel dettaglio, sottolinea Draghi, «circa due terzi degli italiani con più di 12 anni ha ricevuto prima dose, oltre la metà ha completato il ciclo vaccinale».

«Appello a non vaccinarsi è appello a morire»

«L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire». Senza giri di parole Mario Draghi in conferenza stampa, spinto da una domanda a pronunciarsi su alcune frasi di Matteo Salvini, puntualizza quella che è stata l’architrave della sua azione di governo nella lotta al Covid. Con ricadute da scongiurarsi, in una fase di recrudescenza della pandemia, anche sul versante non trascurabile dell’economia. «Senza vaccinazione», taglia corto qui Draghi, «si deve chiudere tutto di nuovo». Intanto accordo «pieno» nella riunione dell’esecutivo per risarcire le discoteche alle quali non si è potuto consentire l’apertura per ragioni sanitarie.

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