L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 luglio 2021

Sanità corrotta, ancella delle multinazionali del farmaco

Linee guida di corruzione sanitaria



Appena cinque anni fa era stato pubblicato in Italia un saggio di Peter C. Gotzsche, un professore danese, noto per le sue revisioni sistematiche di studi clinici il cui titolo già da solo scoperchiava il vaso di Pandora della sanità occidentale: “Medicine letali e crimine organizzato. Come le grandi aziende farmaceutiche hanno corrotto il sistema sanitario” di cui consiglio vivamente la lettura a chi è tentato dalla vaccinazione, ignaro del cinismo senza limiti che avvolge l’universo del farmaco. . Dentro c’è una miniera di notizie suddivisa in vari filoni grazie alle quali si può capire come si sia arrivati ad allestire una mistificazione pandemica, nonostante l’apparente difficoltà nel mettere insieme tante complicità e fare in modo che un numero molto superiore di persone stesse al gioco senza svelarlo. Non si tratta di episodi e di aneddoti, ma di situazioni strutturali che si sono andate creando nel tempo all’ombra della filosofia della privatizzazione assoluta e che rendono perfettamente possibile qualsiasi piano pandemico.

Cominciamo col fatto che l’80% delle Università è disposto a cedere i diritti degli studi alle case farmaceutiche, pur di ricevere fondi che sono sempre più necessari visto il continuo taglio di quelli pubblici. Cosa vuol dire questo? Che se durante gli studi viene scoperto qualcosa che non piace alla multinazionale committente, lo studio può essere interrotto. E cosa ancora più importante, una volta finita e consegnata la ricerca, non si ha alcun diritto su quel lavoro, se la casa farmaceutica vuole divulgare dei dati bene, ma non è costretta a farlo: si chiama protezione del segreto industriale che di solito prevede multe stratosferiche in caso di violazione . Se uno studio risulta negativo per il farmaco che fa maggior profitto, non lo si pubblica e in effetti il 68% di tutti gli studi sui farmaci viene nascosto sotto il tappeto per evitare che vengano segnalati questi fastidiosi effetti collaterali. Oppure, grazie alle vaste complicità che questo sistema consente, si organizzano ricerche di scarsa qualità che arrivano a conclusioni opposte e generano qual tanto di confusione necessario a mantenere in ballo la questione. L’industria del tabacco ha giocato vent’anni in questo modo. Solo il 32% degli studi risulta positivo e molti di questi studi sono “accorciati” per limitare i risultati a lungo termine che potrebbero riservare spiacevoli sorprese: è stato riscontrato che gli studi abbreviati sovrastimano l’efficacia del farmaco in studio e non rilevano effetti collaterali e complicazioni pericolosi in media del 30%. In ogni caso qualsiasi carriera nella ricerca o accademica non può svolgersi al di fuori di questo contesto che è di per sé ormai lontano da qualsiasi ideale di scienza e si è via via allargato ormai da decenni.

Tutto questo si collega ad un altro elemento centrale che sono le linee guida che tutti i medici e le istituzioni sanitarie seguono. Ma chi scrive le linee guida? Da chi sono finanziati gli studi che permettono di redigere le linee guida? il 70 per cento dei gruppi che si occupano delle linee guida vengono dalle aziende farmaceutiche stesse senza però che nella maggior parte dei casi tali conflitti di interessi vengano denunciati, come pure sarebbe obbligatorio. E questo senza parlare poi della fase di prescrizioni dei farmaci che viene agevolata con “dazioni” di tutti i tipi e ad ogni livello, con il contributo per l’acquisto di un’apparecchiatura medica ( che comunque va vista sotto il profilo del maggior guadagno) fino alla crociera, tutte azioni che spesso sfociano nella prescrizione illegale, ossia per patologie per le quali il farmaco non è stato studiato. Infine i meccanismi di controllo che dovrebbero sorvegliare i farmaci, Ema , Cdc e via dicendo hanno bilanci che dipendono per gran parte da Big Pharma e un personale che va e viene attraverso le porte girevoli, rendendo di fatto improponibile qualsiasi controllo reale. Basti pensare che l’europea Ema ha annunciato che le segnalazioni di morti e reazioni avverse avevano saturato il proprio database, ridotto davvero a quello necessario per la contabilità di una drogheria, ma invece di espanderlo come sarebbe facilissimo fare, cancella via via i dati vecchi, così da poter tenere bassi i numeri visto che la documentazione precedente non è più disponibile al pubblico Non c’è dunque da stupirsi se in queste condizioni gli studi clinici non sempre, anzi quasi mai raccontano la storia completa sulla sicurezza dei farmaci e se gli effetti sulla salute spesso rimangono sconosciuti fino a quando il medicinale non viene distribuito al pubblico: gli esempi sono innumerevoli e vanno dal Vioxx, un antidolorifico che aumentava il rischio di infarto e ictus; ad antidepressivi che sembravano aumentare i tentativi di suicidio tra i giovani adulti; a un vaccino antinfluenzale utilizzato nell’epidemia di influenza suina 2009-10 che era sospettato di causare convulsioni febbrili e narcolessia nei bambini, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Spesso si ritiene che le multinazionali farmaceutiche siano comunque tenute in riga da legislazioni sui farmaci e sulla possibilità di essere costrette a pagare enormi multe in caso di medicinali che causano disastri sanitari. Ma non è così : se per esempio prendiamo il Vioxx della Merck che ha causato circa 100 mila infarti fatali l’azienda ha incassato 11 miliardi dalla vendita del farmaco e ha pagato sei miliardi di risarcimenti con un guadagno netto di 5 miliardi.

Il fatto che anche un farmaco sbagliato e mortale possa comunque garantire lauti guadagni non va sottovalutato anzi è centrale : se per i vaccini covid le aziende produttrici occidentali hanno preteso l’immunità totale, vuol dire che hanno messo in conto un tale numero di gravi reazioni avverse che anche potendo contare sulla totale complicità dell’ambiente medico avrebbero rischiato di essere cancellate dalla faccia di Wall Street. Ad ogni modo è assolutamente evidente che siamo di fronte a un intero sistema che si è instaurato nel tempo, pian piano senza che ce ne accorgessimo e che adesso è giunto a “maturazione” scoprendo interamente le proprie carte. Ed è un sistema molto vicino a qualcosa che si chiama mafia che a questo punto può produrre qualsiasi pandemia e qualsiasi strage a meno che le regole non vengano completamente cambiate e l’ambiente non sia sanificato dai potentati del farmaco così come dai quaquaraquà al loro servizio.

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