L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 luglio 2021

Siamo dentro una bolla dove i governanti si permettono di dire assassini a parte del popolo che non condividono le loro idee

Democrazia sospesa: il paradosso degli italiani?

-26 Luglio 2021


Molti, indistintamente dal colore del pensiero politico, percepiscono il concetto di una democrazia sospesa, come possibile cura per uno stato politico ed economico dal futuro oscuro. Quindi a conti fatti, non esiterebbero a consegnare la loro vita a Mario Draghi, senza porsi il pensiero del bene supremo: il diritto personale. E’ anche vero che la forma di diritto è quasi sempre legata alla conditio sine qua non del dovere. Per cui si potrebbe dire che: in uno Stato dove il diritto, in quasi tutte le sue forme, non viene esercitato, viene a mancare, nel 90% dei casi, anche la condizione di dovere. Non espletabile, vista la radice mafiosa insita nel DNA italico.

Democrazia sospesa: negligenza o necessita?

Possiamo stabilire quindi, che un paese che eserciti la tolleranza e l’ideologia, a favore dell’interdizione dei partiti di potere come prolungamento dello stesso, di per se è un paese finito. Soprattutto nello stabilire i suoi parametri ideo-politici. Da qui nasce il paradosso della democrazia sospesa. Quindi, un banchiere in pensione, non eletto e non realisticamente eleggibile, senza una ordinaria maggioranza parlamentare, rappresenti la garanzia per una democrazia, che in realà è sospesa. Questo modello rappresenta per la maggioranza degli italiani, la realizzazione del modello di rappresentanza politica da seguire. Ciò che sto giudicando non è il Draghi si o il Draghi no, ma soltanto il Draghi come. L’idealizzazione di un Governo che non presenta incongruenze con quello precedente, e che nella sua forma, anche se in tempi diversi, trovi addirittura la stessa maggioranza, rappresenta un ozio politico e intellettuale. Il percorso democratico ideale sospende la sua corsa per lasciar spazio ad un surrogato democratico ed elettivo: il Presidente della Repubblica affida l’incarico.

La lealtà e la sua tattica

E’ illogico che una forma democratica, come quella appena descritta, non nasconda al suo interno tranelli ideologici. Prendete Salvini e la Meloni: davvero si può credere che siano sinceri nel far coincidere la difesa della libertà con la delegittimazione dei vaccini? Oppure prendiamo Letta e consideriamolo, per la sua permanenza partitica, un politico avveduto, questo politico può lottare contro le discriminazioni? Può sostenere una legge che non ha i numeri in Parlamento per essere approvata? Gli elementi in questione: M5S, Lega, Pd, possono sopravvivere ad una forma democratica sospesa? No, ma se osservate bene, la sospensione democratica è ben sostenuta da uno scambio di necessità concretizzate dagli altri due a turno. Il tutto mantenendo però un pubblico diniego attraverso social e media. In questa forma esasperata della semplificazione anarchica, a goderne i frutti non è certo il popolo, ma la democrazia stessa. Il grande Leonardo Sciascia diceva: “Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, e del colore che gli piace”.

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