L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 luglio 2021

Stagflazione momentanea?

Altro che taper, la Fed crea «bancomat» per la liquidità in dollari. Contagio cinese?

29/07/2021
Jerome Powell glissa e rimanda ancora la decisione sugli stimoli. Ma la novità è la nascita di 2 nuove facility repo, una per le banche Usa e una per quelle estere e centrali. Perché proprio adesso?


Nel giorno in cui la Cina decideva che la correzione dei corsi azionari cominciava a insidiare segmenti più rischiosi del mercato come bond e valuta e attivava il National Team per placare i tonfi su Honh Kong, la Fed era chiamata - per l’ennesima volta - a offrire ai mercati un’indicazione chiara rispetto al futuro delle proprie politiche monetarie. Tradotto, taper sì o taper no. Per l’ennesima volta, la risposta è stata un taper forse.

Nel senso che Jerome Powell ha sfruttato l’onda lunga di nuova emergenza sanitaria per alzare l’asticella della dissimulazione. Tranquillizzato da un mercato talmente conscio dell’impossibilità di scelta nette, stante un Paese che torna spaventato a indossare la mascherina, il capo della Fed ha infatti azzardato addirittura della spacconaggine, sottolineando come l’economia Usa resti forte e su un binario di sostenibilità nonostante il colpo di coda del virus e il suo impatto su alcuni settori strategici. Ecco quindi che il taper ha potuto fare capolino nel discorso in maniera totalmente innocua, venendo citato come obiettivo di fondo della Fed che verrà discusso nei prossimi meeting, proprio in virtù dei continui miglioramenti dell’outlook economico.

Il tutto, nonostante l’inflazione sia decisamente sopra il target statutario e potrebbe rivelarsi transitoriamente più persistente del previsto. Insomma, per la prima mezz’ora di conferenza stampa, Jerome Powell ha detto tutto e il su contrario. E il mercato, praticamente, non ha battuto ciglio. Il motivo? La vera notizia del giorno. In arrivo non da Washington ma dalla Fed di New York, la quale in pratica contemporanea con il comunicato ufficiale del board rendeva nota la creazione di due nuovi veicoli repo, uno per le controparti domestiche e uno per quelle estere e per le autorità monetarie internazionali (FIMA). Tradotto, due nuovi bancomat che garantiranno al mercato la fornitura di liquidità in dollari a fronte di collaterale e uno 0,25%. Alla faccia del rischio taper.

E se la facility dedicata al mercato interno, di fatto, appare un replica di quella repo già operativa e in grado quindi di ampliarne la platea, forte come sarà di un limite aggregato di operatività da 500 miliardi di dollari, più interessante appare la nascita dell’overnight estero, il quale opererà attraverso la presentazione di collaterale in Treasuries già detenuto dalle controparti presso la Fed di New York e, soprattutto, avrà un limite pro capite decisamente alto, 60 miliardi di dollari. Di fatto, mentre millanta di taper dell’attuale Qe pandemico da 120 miliardi al mese, grazie ai brillanti risultati dell’economia reale, la Fed sta in realtà ampliando la rete di sicurezza a livello globale, schermando il sistema intero dal rischio di future crisi di finanziamento in dollari.

Come mai proprio ora, mentre il mondo affoga nella liquidità di oltre un anno di stamperia globale anti-pandemica? La domanda non appare peregrina, perché in contemporanea ulteriore con i due comunicati, sempre la Fed di New York ne emetteva un altro. Quello relativo al quotidiano utilizzo della facility di reverse repo, quindi il bancomat al contrario: le banche depositano riserve in eccesso e ottengono anche uno 0,05% di remunerazione. Nelle ultime due settimane, la media giornaliera non era mai scesa sotto gli 840 miliardi di dollari. Oggi 965,2 miliardi con 74 controparti interessate. Un diluvio di liquidità, ulteriore. Sempre in crescita.

E, oltretutto, scevro persino dalla scusa statutaria delle scadenze di fine trimestre. Perché allora istituire due nuove facility repo, quelle destinate a fornire liquidità d’emergenza? E non solo a livello interno, raddoppiando quella già esistente ma anche per Banche centrali e istituti esteri con filiali Usa? La Fed non ha ancora preso alcuna decisione sul timing del taper, ha infine dichiarato in conferenza stampa Jerome Powell, mettendo poi il turbo agli indici di Wall Street

Fonte: Bloomberg

quando ha reso noto che il termine sostanziale, rispetto ai miglioramenti dell’economia e più volte utilizzato, era da considerarsi riferito unicamente ai numeri incoraggianti dell’occupazione e non all’inflazione. Tradotto, la Fed conferma che, nonostante i continui richiamo all’attento monitoraggio, non è minimamente interessata o influenzata dai trend dei prezzi.

Praticamente, tutto ciò che il mercato più manipolato di sempre aveva bisogno di sentirsi dire per andare in vacanza tranquillo. La sciarada può continuare, questa volta con le danze condotte della variante Delta. Quantomeno fino al meeting di Jackson Hole di fine agosto. Resta un dubbio, legato a quelle due facility repo lanciate out of the blue e apparentemente senza motivo: gli scossoni arrivati dalla Cina hanno messo in allarme l’Occidente rispetto a rischi potenziali per crisi di liquidità da liquidazioni forzate di posizione?

Magari durante l’estate, con i volumi di trading al minimo e la guardia degli hedging abbassata. In effetti, 1 trilione di dollari di reverse repo significa 1 trilione di dollari di liquidità bloccata per 24 ore fuori dal sistema: se scatta una margin call, una rovina. Ma ora c’è il nuovo bancomat della Fed. Anche per le banche estere, oltretutto. Non un segnale tranquillizzante, a ben pensarci. Chissà come reagirà il mercato domani, una volta elaborata e digerita tutta la messe di informazioni?

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