L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 luglio 2021

Statistica piegata all'ideologia dei vaccini sperimentali

Statistiche creative pro vaccini: il caso della Scozia



La seconda metà del secolo scorso e l’inizio di questo sono dominati dalla statistica come strumento di propaganda o di nascondimento e si capisce bene come Winston Churchill potesse dire che “le sole statistiche di cui ci possiamo fidare sono quelle che noi abbiamo falsificato”. In effetti la statistica è un mezzo così potente e matematicamente sensibile che basta proprio nulla, qualche piccolissima variazione per capovolgere un risultato, un sondaggio oppure una ricerca scientifica per esempio in campo medico dove se ne fa uso e abuso. Ce ne sarebbe da dire e mostrare – ad esempio – come una ricerca farmacologica fondata su un campione di 200 persone, che è già un numero insolitamente alto, possa essere facilmente alterata agendo soltanto su 2 persone. Un giorno forse vi annoierò con questi particolari che peraltro ho appreso io stesso nei particolari nell’arco dell’ultimo anno, ma per il momento mi limito a portare un esempio di statistica “creativa” in merito ai vaccini e al Covid. In un rapporto intitolato Public Health Scotland COVID-19 di statistica Relazione sulla gestione al 21 giugno 2021 , pubblicata il 23 del mese scorso, compaiono queste due tabelle che riportano il numero dei morti in Scozia entro 28 giorni dalla prima dose dei vaccino e dopo altri 28 giorni dalla seconda dose. Il numero dei giorni non è casuale è invece dovuto al fatto che chiunque muoia per qualsiasi causa entro 28 giorni da un test positivo viene considerato morto per Covid, anche se è caduto dalle scale o aveva già una malattia allo stato terminale. .



Vediamo che abbiamo 3.227 morti dopo la prima iniezione e 2.247 dopo la seconda, insomma un totale di 5522 decessi ( di cui 122 sotto i 50 anni) e ancora più dati possono essere recuperati dal foglio di calcolo da cui sono tratte le tabelle. Ci sono alcune cose da notare tra cui il fatto che sono state distribuite 5.880.078 dosi di vaccino e che dunque abbiamo un decesso ogni 1065 dosi, ovvero una mortalità dello 0,1% come per influenza e Covid stesso. Certo è abbastanza imbarazzante come risultato, ma per rimediare alla cosa nella terza colonna della tabella sono stati inseriti i decessi attesi per il medesimo intervallo temporale della campagna vaccinale, stando alla media dei 5 anni precedenti, che sono un in numero maggiore e danno l’impressione che i vaccini siano effettivamente salvavita o comunque non influiscano sulle morti. Ma, come spiega una postilla, “questi decessi si riferiscono a tutti i decessi registrati per qualsiasi causa e non includono i decessi causati dal vaccino stesso”. La cosa è perciò del tutto insensata, perché prende i dati statistici dei decessi totali di un periodo in cui il covid non c’era e li confronta esclusivamente con le morti a 28 giorni dal vaccini. E’ del tutto evidente il tentativo di confondere le acque inserendo dati spuri che non hanno alcun significato. Peraltro dall’inizio della pandemia, da marzo 2020 a luglio 2021 sono stati conteggiati 7859 decessi risultati positivi al SARS-CoV-2 nel periodo tra 0′ e 28 giorni dal tampone, che rende benissimo l’entità del pericolo vaccinale o quanto meno della sua inutilità.

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