L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 15 agosto 2021

Delle atomiche in dotazione degli ebrei sionisti non si deve parlare

mondo
13 agosto 2021


Sul New York Times Pietro Beinart, cronista del quotidiano della Grande Mela e di Jewish Currents, si interpella sulle armi atomiche del Medio Oriente, spiegando che mentre il dibattito sul tema, che si è acceso negli ultimi decenni, ha avuto come focus lo sviluppo dell’atomica iraniana, ha trascurato di considerare l’arsenale nucleare di Israele.

Tale dimenticanza rende le affermazioni sui pericoli rappresentati dell’atomica iraniana, che si dice innescherebbe una corsa all’atomica in tutto il Medio oriente, alquanto fuorvianti. Una dimenticanza voluta, dato che, secondo Beinart c’è un tacito accordo tra Stati Uniti e Israele per non parlare delle atomiche stipate negli arsenali di Tel Aviv.

Le dichiarazioni sui pericoli della proliferazione atomica in Medio oriente, scrive Beinart, “sono così familiari che è facile trascurare il loro artificio. Dicendo che l’Iran potrebbe trasformare la situazione del nucleare in Medio Oriente, i politici americani sottendono che la regione ora sia libera dal nucleare”.

Ma non è così, scrive Breinart: “Israele ha già armi nucleari. Non lo saprai mai dai leader americani, che hanno passato l’ultimo mezzo secolo a fingere di ignorarlo. Questo inganno mina il presunto impegno dell’America per la non proliferazione nucleare e distorce il dibattito americano sull’Iran. È tempo che l’amministrazione Biden dica la verità”.

Quindi, Breinart registra una stridente disparità: mentre gli Usa continuano “a imporre sanzioni punitive all’Iran nel tentativo di costringere il suo governo ad accettare ispezioni più rigorose di quelle richieste dal Trattato sulla non proliferazione delle armi atomiche […] Israele, che non ha mai firmato il TNP, non consente alcuna ispezione”.

Una “ipocrisia” che secondo il cronista fa sorridere il mondo quando gli Usa paventano il pericolo dell’atomica iraniana (ma, purtroppo, non è così) e che soprattutto autorizza gli iraniani a ritenere “che Teheran ha il diritto di mettersi alla pari con il suo rivale regionale”.

Infine, secondo Beinart, il “silenzio ingannevole del governo americano” sulle atomiche israeliane ha conseguenze anche nelle controversie riguardanti i pericoli esistenziali che l’atomica iraniana rappresenterebbe per Israele.

Infatti, secondo il cronista del Nyt, tale pericolo è “dubbio, dato che Israele possiede un deterrente nucleare che può dispiegare in cielo, terra e mare”, cosa che impedirebbe l’utilizzo dell’atomica da parte di Teheran, perché sarebbe incenerita dalla reazione.

“L’amministrazione Biden non costringerà Israele a rinunciare alle sue armi nucleari”, conclude Breinart. “Ma ciò non significa che debba minare la credibilità globale dell’America e ingannare la sua gente negando la realtà”.

“Forse una discussione americana più onesta sull’arsenale nucleare di Israele darà nuova vita al lontano sogno di un Medio Oriente senza nucleare. Anche se ciò non accadrà, sarà stimolante, dopo mezzo secolo di bugie per omissione, semplicemente ascoltare i leader americani dire la verità”.

Lo scritto di Breinart non è solo un invito, ideale quanto irrealistico, a uscire da questo lungo regime di ipocrisia, ma è anche un invito all’amministrazione Biden “a revocare le sanzioni che stanno paralizzando l’economia iraniana in cambio di limiti verificabili alla capacità nucleare iraniana”.

Quest’ultimo, infatti, è il tema del momento, la controversia sulla quale si gioca la pace prossima ventura del Medio oriente e del mondo.

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