L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 agosto 2021

E' da qualche anno che parte dell'Isis, è stato spostato in Afghanistan e si è anche esercitato in azioni di terrorismo, ora che i talebani sono ritornati al potere, sicuramente gli ordini che riceveranno saranno di fare più attentati ai civili


23 AGOSTO 2021

C’è un altro pericolo per le migliaia di afghani che stanno provando a scappare da Kabul. Secondo l’intelligence statunitense infatti anche l’Isis potrebbe riattivarsi e starebbe organizzando un attentato nelle zone limitrofe all’aeroporto della capitale. L’allarme è stato lanciato nelle scorse ore da fonti della sicurezza Usa, citate dal quotidiano New York Times. Nello specifico, miliziani fedeli allo Stato Islamico vorrebbero approfittare dell’attuale caos interno allo scalo di Kabul, preso d’assalto da migliaia di profughi, per destabilizzare la situazione in città e mettere in difficoltà i talebani. Tra gli studenti coranici e gli jihadisti non corre buon sangue. L’impressione però è che l’allarme sull’aeroporto di Kabul nasconda ben altre insidie future.
Perché l’Isis vorrebbe attaccare l’aeroporto

Pur se entrambe le fazioni traggono origine dell’estremismo islamico, i talebani e i seguaci dello Stato Islamico sono da sempre in rotta di collisione. In primo luogo per motivi ideologici. I nuovi padroni di Kabul hanno come obiettivo la formazione di un emirato afghano, l’Isis invece ha sempre premuto per un califfato internazionale sul modello di quello che era riuscito a realizzare tra Siria e Iraq alcuni anni fa. C’è poi un altro aspetto. All’interno delle cellule dello Stato Islamico afghano sono molti gli stranieri combattenti. Per gli eredi del Mullah Omar quindi i gruppi dell’Isis nel proprio territorio sono considerati alla stregua di invasori. In diversi distretti dell’Afghanistan tra le due parti è stata guerra aperta fino a pochi anni fa. Soprattutto nelle zone vicine Jalalabad, nelle campagne che diradano verso il confine pachistano. Qui i talebani hanno combattuto contro l’Isis tra il 2015 e il 2016, uccidendo diversi leader locali della fazione opposta. Il tutto, senza troppo mistero, con il beneplacito degli statunitensi già prima dell’inizio formale del dialogo tra Usa e studenti coranici avvenuto nel 2018.

L’Isis ha quindi un conto aperto con i nuovi padroni dell’Afghanistan. E ora che questi ultimi sono al potere l’obiettivo jihadista è metterli in difficoltà. L’attacco all’aeroporto di Kabul rappresenterebbe un colpo molto duro per i nuovi dirigenti afghani. In primo luogo sarebbe un danno d’immagine molto importante, sia all’interno che all’esterno. Sul fronte interno i talebani risulterebbero deboli nel far garantire la tanto agognata (e promessa) sicurezza. All’estero gli studenti coranici sarebbero invece accusati di non aver fatto nulla per l’incolumità di chi sta scappando da Kabul. A livello politico un attacco contro lo scalo della capitale potrebbe far da detonatore nel rapporto con tra Usa e talebani. Washington si sentirebbe autorizzata ad uscire dal perimetro aeroportuale e ad estendere l’attuale raggio d’azione in alcuni punti nevralgici della città. Il fine ultimo sarebbe completare l’evacuazione dei cittadini in difficoltà.

L’Isis in Afghanistan

Il Paese asiatico è noto per aver dato ospitalità alle basi di Al Qaeda negli anni ’90 e 2000. Il baricentro del terrorismo internazionale si è poi spostato tra Iraq e Siria, specialmente dopo la nascita del Califfato Islamico proclamato da Abu Bakr Al Baghdadi nel 2014. L’Isis ha avuto qui le proprie basi e il territorio afghano dunque è stato toccato solo in un secondo momento dai miliziani dello Stato Islamico. Molti di loro non sono afghani. Si tratta, al contrario, di combattenti iracheni, siriani o magrebini che hanno già combattuto all’interno del Califfato. Foreign Fighters trasferitisi poi tra i monti una volta abitati dai seguaci di Osama Bin Laden. La presenza talebana ha impedito all’Isis di mettere profonde radici in Afghanistan. Ma il movimento jihadista è ugualmente molto pericoloso. Secondo le fonti di sicurezza statunitensi, sarebbero tra i 600 e gli 800 i miliziani operativi e molti di loro sono concentrati nel territorio attorno Jalalabad.

Una zona pericolosa perché vicina al confine con il Pakistan, da dove quindi possono transitare armi e munizioni. La pericolosità dell’Isis in Afghanistan è testimoniata da recenti sanguinosi attacchi terroristici. Le bandiere nere del califfato lo scorso 8 maggio hanno rivendicato l’attentato contro la scuola femminile di Kabul, episodio in cui si sono contate ben 55 vittime, molte delle quali giovani studentesse. Gli istituti scolastici e di formazione sono stati presi di mira altre volte, come ad esempio a novembre sempre nella capitale afghana, dove un’esplosione all’università ha ucciso 20 studenti. L’Isis quindi è molto attivo ed è attualmente una grave minaccia. Tanto per i civili afghani quanto per l’equilibrio politico che vorrebbero mettere in atto i talebani.

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