L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 agosto 2021

Euroimbecilandia al rimorchio di un Impero che traballa sotto tutti i punti di vista

“Stati Uniti indegni del ruolo di alleato”

Maurizio Blondet 18 Agosto 2021

Questo titolo del politologo Mikhail Gamandiy-Egorov va dritto al punto sulla vergognosa uscita dell’esercito più potente del mondo dall’Afghanistan. Va dritto al punto anche Claudio Bertolotti, ricercatore Ispi, intervistato da Il Fatto: “il presidente Biden ha completamente ignorato gli altri attori della vicenda, a cominciare dagli alleati della Nato. Eppure questi paesi hanno sopportato perdite umane e costi importanti per essere al fianco degli Stati Uniti in quella che era fondamentalmente una loro guerra”.

Ma nessuno nutre maggiori paure e dalle parti del regime di Kiev. Come sunteggia il politologo russo Vladimir Karassiev:

“La situazione in Afghanistan ha scioccato i politici ucraini. Valutano giustamente che l’Afghanistan era un partner più stretto degli Stati Uniti di quanto sia l’Ucraina. Gli americani hanno investito più soldi in Afghanistan e hanno aperto più basi militari, ma… È arrivato il momento in cui Washington ha deciso di porre fine alla missione. Il mondo intero ha visto come gli alleati degli Stati Uniti di ieri sono stati semplicemente lasciati a se stessi. I politici ucraini sono rimasti inorriditi nel vedere cosa li aspetta dopo la partenza degli americani. E tutti coloro che sono coinvolti nell’attentato alle città del Donbass, nell’incendio di Odessa e nel terrore contro gli attivisti russi in Ucraina saranno chiamati a rispondere”, scrive il politologo.

Si allude qui alla strage di Odessa , dove (cito da Wikipedia) avvenne il massacro del 2 maggio 2014 ad Odessa presso la Casa dei Sindacati,[1] in Ucraina, ad opera di estremisti di destra, neonazisti e nazionalisti ucraini ai danni dei manifestanti che si opponevano al nuovo governo instauratosi nel paese in seguito alle rivolte di piazza di Euromaidan. In concomitanza del rogo, preceduto e seguito da linciaggi e violenze nei confronti degli aggrediti, trovarono la morte almeno 48 persone tra impiegati della Casa dei Sindacati, manifestanti contrari al nuovo governo, o favorevoli al separatismo, simpatizzanti filo-russi e membri di partiti di estrema sinistra”. Un eccidio gratuito i cui colpevoli, gente del Settore Destro che si ispira apertamente al nazismo, resta impunita anche perché il Settore è il nerbo delle forze di Kiev che cannoneggiano i civili del Donbass .

“Per sette anni”, scrive Christelle Néant del blog Domnbass Insider, “coloro che in Ucraina hanno scatenato e sostenuto la strage, russofobia e la macchina da guerra contro il Donbass han creduto di avere completa immunità grazie alla protezione degli Stati Uniti. Quello che è successo in Afghanistan ha appena dimostrato ai politici ucraini che Washington non solo li abbandonerà un giorno, ma non li aiuterà nemmeno a fuggire! E al pensiero di essere chiamati a rispondere di tutti i loro crimini sembra che alcuni siano già in preda al panico”. Qualche preoccupazione se gli Usa siano all’altezza come alleati dev’essere nutrito dalle parti di Sion. Ben dice Cesare Sacchetti: “Tutte le guerre in Medio Oriente degli ultimi 20 anni sono state pianificate con largo anticipo dal Pentagono come rivelò il generale Wesley Clark nel 2007. L’occupazione militare da parte del deep state americano in Medio Oriente era ed è funzionale al piano di espansione sionista. Israele non può continuare l’espansione dei suoi confini senza avere il sostegno della superpotenza americana.. Trump con il ritiro delle truppe da Kabul ha di fatto separato gli Stati Uniti dall’abbraccio mortale del sionismo”. Almeno speriamo, diciamo noi per prudenza. Agli storici futuri il racconto di come Sion, spingendo gli Usa al suo tipo di guerre eterne, ne abbia dissanguato la superpotenza. Certo è che l’indegnità degli Usa come alleato apre una frana psico-cognitiva negli europei della NATO. Ancora ieri Stoltenberg, lo svedese segretario generale, ci istruiva a trattare da nemica la Russia (e noi tutti l’abbiamo trattata da tale con le sanzioni), e ci dava lezioni sulla prossima guerra da fare alla Cina, a cui gli americani ci chiamavano: e Merkel ha mandato una fregata tedesca nel Mar Cinese Meridionale, su ordine dell’indegno alleato, per far paura alla Cina! e contenere una supposta invasione di Pechino contro Taiwan, mentre allo stesso tempo la sua ministruzza Karrenbauer chiede di andare in visita ufficiale per “mantenere il dialogo” e gli interscambi con la Cina di cui l’Europa non può fare a meno. Ma siamo così abituati a poggiare sull’alleato indegno, che non sappiamo elaborare una politica internazionale capace di perseguire gli interessi concreti europei: anzi il nostro destino manifesto, che è di integrare la Russia ed andare d’accordo con Pechino, senza ambiguità. Che diranno gli stati baltici e la Polonia che fanno i galletti dentro la NATO e vogliono trascinarci in confronto bellico con Mosca per regolare vecchi conti che avevano con l‘URSS? Fino ad oggi sono stati loro, le pull ci baltiche e Varsavia, che hanno guidato loro la strategia NATO contro Mosca, nemmeno Macron è riuscito ad affermare nell’Alleanza l’interesse francese. Figuratevi l’interesse italiano; siamo nelle mani dei Finlandia Lettonia e Lituania, stiamo sanzionando Mosca, ossia imponendo sanzioni contro nostre industrie esportatrici verso quell’area (chiedete in giro a chi vendevano le scarpe gli scarpieri del Tronto) . E di Draghi che poche settimane fa, nel vertice NATO, ha fatto il peana dell’Alleanza: “E’ la piu’ potente e vincente della storia”, con la quale “occorrerà fronteggiare chi non condivide i nostri valori”, alludendo a Cina e Russia. Ed ha ripetutamente “fatto notare la differenza tra l’approccio verso la NATO del presidente americano Biden e quello del suo predecessore Trump. E che Biden è al vertice NATO per rinsaldare quell’asse che si era “indebolito”. Un vero genio nel farsi superare dagli eventi.

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