L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 agosto 2021

I segnali che arrivano dai talebani a Kabul sembrano accomodanti, soprattutto nei confronti degli Hazara, che sono sciiti

Belal El-Mogaddedi: nei Talebani un’anima dura e una dialogante-L’intervista



La vittoria del Movimento dei Taliban e la fuga del governo in carica hanno scatenato una quantità di reazioni nel mondo e la stampa occidentale non si fa scrupoli ad avvalorare qualsiasi informazione tesa a dipingere i vincitori come mostri assetati di sangue, narcotrafficanti, predoni.

Abbiamo intervistato in proposito Belal El-Mogaddedi, di origine afgana, vive in Germania ed è presidente della Lega Musulmana Tedesca (DML) e vicepresidente dell’European Muslim Network.

Potresti innazitutto tratteggiare cos’è oggi questo Movimento? Si considera sempre deobandi e segue il madhaib (Scuola giuridica) hanafita? 

In Occidente vengono facilmente confusi con i wahhabiti jihaddisti, mentre sappiamo che hanno un approccio dottrinalmente diverso. Potresti spiegarci meglio le differenze e le somiglianze, soprattutto nella pratica religiosa e sociale?

Il movimento talebano ha le sue radici nelle comunità suburbane e rurali dell’Afghanistan, che, se così posso dire, sono molto più conservatrici di quelle che vivono nei centri urbani del Paese. La loro comprensione dell’Islam è fortemente influenzata dalle peculiarità della vita nei villaggi e da alcune tradizioni che non sono necessariamente in sintonia con la tradizionale comprensione islamica delle fonti dell’Islam. Non si possono chiamare “wahabiti”. Altrimenti sarebbero stati molto più vicini ad Al-Qaeda. La loro dottrina è un misto di una comprensione di tipo rurale estremamente conservatrice degli insegnamenti islamici, che a sua volta è soggetta a certe tradizioni molto specifiche prevalenti tra le tribù Pashtun dell’Afghanistan.

Dal punto di vista organizzativo, quali sono i suoi organi dirigenti? Come si formano?

La loro struttura organizzativa è cambiata da quando hanno preso il potere in Afghanistan nel 1996, quando il mullah Omar era il loro leader supremo e universalmente accettato. Dopo la loro perdita del potere nel 2001 e in particolare dopo la morte del Mullah Omar, la leadership dei talebani è stata divisa in tre consigli, strettamente collegati tra loro. Il loro attuale leader è il Mullah Akhund, che è stato parte integrante del loro primo governo negli anni ’90 ed è noto per le sue opinioni molto conservatrici.

Il co-fondatore dei talebani è il mullah Baradar, che è il secondo in comando e viene considerato un moderato. Ha firmato l’accordo con il rappresentante Usa Zalmay Khalizad in Qatar. Attualmente è il volto dei talebani a Kabul e ha avviato trattative con i rappresentanti degli ex governi afgani, ovvero Hamid Karzai e Abdullah Abdullah, per formare, come lo chiama lui, un governo inclusivo per l’Afghanistan.

Resta da vedere se il suo approccio relativamente morbido nei confronti degli oppositori politici avrà il sopravvento in futuro o se avrà successo l’approccio del Mullah Akhund, che non si è ancora fatto avanti. L’ultima parola su chi rappresenti veramente i talebani nel prossimo futuro non è stata ancora detta e bisogna aspettare e vedere se i conservatori, alcuni potrebbero chiamarli reazionari, o le forze moderate tra i talebani avranno il sopravvento e definiranno le politiche .

Si tratta di un movimento piramidale con un vertice riconosciuto e una catena di comando efficace o è piuttosto organizzato in colonne che, nel quadro della strategia generale operano in autonomia con proprie regole di ingaggio?

Come ho detto sopra, ci sono alcune diverse correnti ideologiche all’interno del movimento talebano, ma sono unificate nel loro scopo, che è la resurrezione del loro Emirato in Afghanistan. Nei loro approcci possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso, vale a dire il ritiro delle forze straniere dal loro Paese e la rimozione del governo. Sono riusciti in entrambi gli aspetti. Per quanto riguarda il futuro delle loro politiche interne e internazionali, ancora una volta dobbiamo aspettare e vedere chi succederà finalmente al Mullah Omar come figura unificante e sarà questa figura che determinerà il futuro della politica dei talebani. Non dimentichiamo che sono andati al potere solo pochi giorni fa.

Essendo un movimento che si ricollega direttamente all’Islam, o almeno ad una propria visione di esso, combatte secondo le regole che il Corano e la Sunna del Profeta Muhammad (pbsl) hanno stabilito con chiarezza? Non nuocere ai non belligeranti, le donne, i bambini, gli esponenti religiosi, non aggredire il creato, foss’anche bruciando alberi...

Se si guarda agli strumenti che hanno impiegato nelle loro operazioni militari contro gli occupanti stranieri e i soldati del governo in carica, si deve affermare che i diritti dei non belligeranti, delle donne, dei bambini, dei leader religiosi sono stati poco rispettati.

L’utilizzo di attentati suicidi non è affatto compatibile con gli insegnamenti islamici. Migliaia di civili innocenti sono stati vittime di questi odiosi attacchi, sia attraverso autobombe che attacchi suicidi individuali. Non credo che ci sia spazio all’interno degli insegnamenti islamici che consenta questo tipo di attacchi che hanno colpito direttamente e indirettamente i civili.

Inoltre la tassazione e/o il commercio di droghe illegali, che ha anche distrutto la vita di centinaia di migliaia di afgani all’interno del Paese, non può essere considerata islamica. Quindi almeno su questi due fronti la loro guerra è stata guidata e finanziata con mezzi che non sono in sintonia con gli insegnamenti islamici.

Permettetemi di fare un’analogia per chiarire il quadro: l’Islam mi consente di rapinare una banca per pagare la mia Zakat? Ovviamente no! È haram (illecito), e finanziare la propria lotta, specialmente quando la chiami “jihad” con mezzi illeciti è, secondo me, anche molto controverso se non haram.

Qual’è la valenza attuale dei differenti etnici afghani ( i Taleban sono Pashtun in grandissima maggioranza), le altre etnie: Tagiki, Uzbeki e Hazarà che parte avranno, a tuo avviso, nel futuro del Paese a breve e medio termine?

I Pashtun formano il gruppo etnico più numeroso ma non costituiscono la maggioranza. Circa il 40% di tutti gli afgani sono Pasthun, mentre il restante 60% è costituito principalmente da tagiki (30%), e il 10% sono uzbeki, hazara ecc.

In questo contesto etnico, i Pashtun sono una forza da non sottovalutare. Non puoi formare un governo in Afghanistan escludendoli. Questa è la situazione di fatto sul campo. I segnali che arrivano dai talebani a Kabul sembrano accomodanti, soprattutto nei confronti degli Hazara, che sono sciiti. A loro, per esempio, è stato permesso di eseguire le loro pratiche rituali durante il mese di Muharram.

Anche le piccole comunità sikh e indù del Paese hanno ricevuto assicurazioni che sono libere di praticare la loro religione.

Se i talebani mantengono per sempre questo approccio accomodante, allora si può dire che hanno tratto le giuste lezioni dai loro errori passati. Preghiamo che lo mantengano nei confronti di altri gruppi etnici e religiosi e dei loro ex avversari politici per il bene di tutti gli afghani, in sha Allah.

Sembra che la coalizione abbia lasciato dietro di se enormi depositi di armi e munizioni, mezzi e altri materiali bellici intatti. Può darsi che facesse parte dell’accordo raggiunto ma certamente è inquietante. Hai notizie certe su questo fatto e cosa pensi possa succedere?

Per quanto ne so, i talebani hanno catturato tutto ciò che le forze statunitensi e i loro alleati hanno lasciato ed è sotto il loro controllo. Se i talebani riusciranno a stabilire un governo inclusivo, spero che l’intero equipaggiamento militare venga trasferito all’esercito nazionale afghano. Spero e prego anche che questa attrezzatura non finisca in mani private e rimanga nelle mani dello Stato.

La Cina si è affrettata a riconoscere diplomaticamente l’Emirato e si è messa in pole position per “la ricostruzione” del Paese. Pensi che il nuovo governo sarà in grado di gestire questa interessata disponibilità? E come ripagherà i cinesi?

La Cina è un attore opportunista nell’intero scenario e insieme alla Russia trarranno i maggiori benefici dalla sconfitta degli USA e della NATO. Il Paese è molto ricco di risorse minerarie e terre rare che i cinesi sono molto desiderosi di sfruttare. Anche l’Afghanistan giocherà un ruolo importante nel progetto della Via della Seta.

È molto difficile dire se i talebani siano all’altezza del compito di affrontare le richieste e gli interessi cinesi. Per quanto posso dire, essi hanno bisogno di competenze tecnocratiche nel campo dell’economia – e anche in tutti gli altri campi in questione – e questo potrebbe essere il motivo per cui il loro approccio finora è nettamente moderato rispetto agli anni ’90.

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