L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 agosto 2021

I vaccini sperimentali uccidono?

Studio Pfizer: vaccini più letali del Covid



Circa un mese fa ho commentato la notizia che sia Pfizer che Moderna avevano annullato lo studio sull’efficacia dei vaccini per il Covid 19: i gruppi placebo, ovvero quelli a cui era stata iniettata solo acqua distillata erano già stati vaccinati per ragioni diciamo così umanitarie, per non esporli all’infezione. Davvero strana tutta questa urgenza di fronte a malattia così lieve da avere un indice Cfr dell’ 01 % e un Ifr, calcolato con i criteri dell’Oms, quindi largamente pro pandemia, inferiore a 0,005% , tale da far sospettare che l’abbandono degli studi sull’efficacia dei vaccini fatto rarissimo anche di fronte a patologie ben più gravi, nascondesse qualcosa. E il 28 luglio scorso è stato pubblicato un nuovo studio sull’efficacia del vaccino BioNTech-Pfizer con i dati ricavati dalle ultime fasi dello studio prima dell’abbandono: a prima vista, i numeri sembrano sempre confermare un’ efficacia intorno al 90%, ma se si guarda l’appendice, emerge un quadro completamente diverso. Non si voleva nascondere qualcosa, ma nascondere tutto. Per esempio che lo studio sull’efficacia del vaccino dice l’esatto contrario di quanto si afferma ossia che i preparati a mRna sono in grado di diminuire sintomi, contagi, ospedalizzazioni e decessi. In realtà muoiono di covid più vaccinati che non vaccinati: la verità giace sepolta in una tabella ad accesso complicato, ma una volta trovata è chiara come il sole; di qui probabilmente la decisione di chiudere lo studio prima che i numeri aggravassero la situazione e non potessero in qualche modo essere “gestiti” per salvare la faccia. Per quando questa decisione si presentasse come assurda e incomprensibile non sarebbe mai stata più grottesca dell’imposizione di vaccini che non salvano dalla malattia ma la aggravano.

La cosa è particolarmente importante perché queste considerazioni non vengono da studi indipendenti, anche ammesso che ce ne siano ancora, i quali potrebbero facilmente venir esorcizzati e dalla torma di ricercatori e medici che dipendono da Big Pharma, ma vengono dalla stessa Pfizer che ha voluto dirigere, finanziare e condurre lo studio con i propri ricercatori e quelli di BionTech ( gli stessi della fase III) probabilmente perché si aspettava qualche sorpresa e voleva controllarla. Naturalmente diciamo che il massino conflitto di interesse possibile è che sia l’azienda produttrice a condurre ricerche sui propri prodotti, specie se poi l’azienda in questione é pluricondannata per truffa e per l’immissione sul mercato di farmaci dannosi, ma deve essere ben chiaro che oramai le cose funzionano così: non esiste più una ricerca e farmacologica che prescinda dall’orizzonte del profitto. Ad ogni modo nella parte principale dello studio troviamo i dati meravigliosamente abbelliti dell’industria farmaceutica anche se ci sarebbero molte cose da dire sulla validità del lavoro: a parte le questioni di statistiche più tecniche basta citare il fatto che vengono esclusi dal periodo di osservazione i giorni successivi alla vaccinazione. Ma soltanto nelle appendici troviamo la sostanza delle cose: durante il periodo in cui la ricerca è stata condotta in cieco sono morti 15 vaccinati e 14 non vaccinati ( tabella S4 che si raggiunge assieme alle altre cliccando su Supplementary material )


Nel periodo invece condotto non in cieco sono morte 3 persone che hanno ricevuto il vaccino ( siglato BNT162b2 per chi voglia andarsi a leggere la ricerca ) e 2 che non lo hanno ricevuto. Come se questo non bastasse se si andassero ad esaminare i gruppi dei singoli Paesi dove si è svolta la ricerca si scoprirebbero cose strane: che per esempio in Germania l’efficacia relativa del vaccino è risultata del -104,5%. In altre parole: la vaccinazione raddoppia le possibilità di contrarre il coronavirus come emerge dalla tabella sotto tratta dallo studio (




Ci credo che abbiano abbandonato lo studio vaccinando tutto il campione placebo: con questi numeri saltano tutte le premesse che servono da pretesto al mileu economico – politico per rendere obbligatoria di fatto la vaccinazione. Consiglio anzi a tutti di scaricarsi la ricerca e soprattutto le appendici, prima che qualcosa intervenga a far sparire tutto, perché questo inchioderà un domani chi sta mestando nel torbido attribuendo ai vaccini proprietà che nemmeno le ricerche portate avanti dagli stessi fabbricanti riescono a mettere in luce. E’ la prova provata della malafede e dell’eterogenesi dei fini della narrazione pandemica.

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