L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 17 agosto 2021

Interpretare i fatti e dargli direzione e profondità di visione

NUOVA FASE, NUOVO REGIME, NUOVA RESISTENZA 

di Moreno Pasquinelli
16 agosto 2021

Che l’adozione del “Green Pass” rappresenti un tornante, è testimoniato in modo lampante non solo dai discorsi sbirreschi del potere ma pure dall’opposizione che ha suscitato. Malgrado tutte le forze politiche sostengano questo strumento di sorveglianza e segregazione sociale, malgrado le tante ferite che il popolo ha inciso sul suo corpo dopo decenni di tradimenti e sconfitte; dalle sue viscere questo popolo ha partorito un nuovo improvviso movimento di massa. In gran parte spontaneo, in parte organizzato dalla rete organizzativa delle tante associazioni sorte con l’avvento della dittatura sanitaria. “Nuovo movimento”, ma di che si tratta?

“No Green Pass! Libertà! Libertà!” è il grido che sale spontaneo dalle piazze. Dentro questo nuovo fiume c’è ovviamente di tutto, molti sono i rivoli confluiti nel suo alveo. Un movimento effervescente che trascina a valle tutto quanto negli anni si era ammucchiato sulle sue sponde. Tanti sono coloro che scendono in strada per la prima volta uscendo da un lungo letargo.

Ci sono cittadini che per decenni sono stati ipnotizzati dall’incantesimo liberal-liberista e che si sentono traditi da liberali liberticidi. Ci sono i cascami dell’ondata di piena populista che portò al terremoto elettorale del 4 marzo 2018 e che si sentono traditi anche loro. Ci sono i reparti superstiti della lotta alla Legge Lorenzin che istituì l’obbligo vaccinale per i bambini. Ci sono pezzi delle categorie sociali falcidiate dalla profonda ristrutturazione economica seguita alla crisi sistemica. Ci sono correnti sovraniste di tradizione democratica. Ci sono correnti di pensiero spiritualistiche che vanno da un certo cattolicesimo conservatore a sette teosofiche di diversa provenienza e filiazione. Pulsa un certo sovversivismo anarcoide tipicamente latino — che per questo collima con certo rinascente ribellismo di radice fascistoide che si camuffa dietro alla maschera qualunquista della apartiticità, della spontaneità e del rifiuto delle ideologie (come poteva essere diversamente in Italia?).

Prevale tuttavia, in questa polvere d’umanità, un sincero e istintivo sentimento democratico che sfocia in alcuni casi in un democraticismo infantile. Al netto di teste calde e azzeccagarbugli, di provocatori e ambigui gruppi di esaltati v’è infine un collante ideale che tiene assieme quest’opposizione eterogenea allo stato di cose presenti, possiamo chiamarlo Nuovo Umanesimo: contro la minaccia di un capitalismo tecnocratico e totalitario l’idea opposta è che assieme all’uomo vada rimessa al centro la comunità solidale. Un’idea ancora astratta e confusa, ma un’idea che in nuce contiene una visione del mondo opposta a quella delle élite dominanti.

Scrisse Trotsky, contro i dottrinari del tempo, che “anche la Rivoluzione russa iniziò a camminare con scarpette da bambino”. Per dire che non c’è nulla di peggio, davanti a questo nuovo movimento, dell’atteggiamento di coloro che gli voltano le spalle e/o fanno spallucce standosene alla finestra. Meritano l’oblio che li attende. Rivoluzionari sono coloro che si gettano nella mischia, che non lasciano sola la nuova resistenza, che agiscono per evitare trappole a fughe in avanti, che lavorano per consolidare la rivolta sociale superando ingenuità e approssimazione. In due parole per dargli una direzione politica allo scopo di trasformarla in maggioranza sociale.

Riguardo alla diffusa domanda di unità che sprizza da tutti i pori rispondiamo che l’unità non può essere indistinta. Un conto è un fronte un altro è una confusa ammucchiata senza né capo né coda. La verità è che un fronte unico omnicomprensivo, in queste condizioni, non sarà possibile.

Sorgeranno, vedrete, almeno due blocchi distinti. Uno che unirà le forze democratico-rivoluzionarie, l’altro che unirà quelle conservatrici se non addirittura reazionarie.

Se è così varrà il motto colpire uniti marciare separati.


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