L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 agosto 2021

L’odio verso gli invasori stranieri era/è diffuso ad ogni livello e i partigiani della resistenza afghana l'hanno sempre saputo. Il fallimento dell'occupazione riunisce il Medio oriente all'Asia in un abbraccio strategico

La caduta di Kabul



L’immagine di apertura è davvero impressionante perché unisce due eventi separati da mezzo secolo e da migliaia di chilometri, ma uniti da un’iconografia quasi identica, quella della fuga in elicottero degli occidentali e del personale locale reclutato per tenere insieme i regimi fantoccio a Kabul a sinistra e a Saigon a destra. Due sconfitte molto differenti per tanti versi e che tuttavia hanno in comune lo smacco subito dal modello occidentale che non è riuscito a a fare breccia anche perché è stato accompagnato da stragi e da distruzioni che ne hanno messo a nudo l’anima di rapina che noi facciamo fatica a cogliere dall’interno benché tantissimi siano ormai rapinati di diritti e di libertà vuoi a causa di sedicenti “leggi dell’economia”, vuoi a causa di epidemie narrative. Le conseguenze della prima sconfitta furono il decollo dell’Asia orientale e soprattutto della Cina non più completamente circondata da colonie di Washington, quelle di questo nuovo smacco vogliono dire la perdita dell’Asia centrale. dell’Hearthland come viene chiamato tradizionalmente dai geopolitici anglosassoni che è ormai una questione di Russia, Cina, Iran e anche India. Questo lo capiscono tutti, salvo i bene informati che ci vengono a dire che i Talebani sono stati favoriti nella conquista del Paese in poche settimane per far un favore al Pakistan che è il Paese chiave sul quale può far perno l’occidente. Ed è forse vero che Islamabad vede con favore un ritorno dei Talebani al potere per evitare una possibile guerra di indipendenza della regione Pashtun, tuttavia sarebbe stato molto più contento se l’occupazione occidentale avesse avuto qualche altro effetto oltre l’odio perché questo avrebbe smussato il problema che invece con i talebani rimane tutto in campo.

Ma lasciamo perdere queste sciocchezze alla Limes che appunto trasporta tutto il limo fangoso del pensiero unico come dell’eccezionalità Usa e della condizione subalterna del nostro Paese il quale anche in questa occasione ha voluto mettere in mostra un po’ di grottesco visto che in pieno stile coloniale si è portato dietro 228 afgani che hanno collaborato con noi che a nostra volta eravamo lì solo e soltanto in quanto colonia degli Usa ad occupare militarmente il Paese e dunque con un ruolo attivo anche se non diretto nella sua distruzione. L’ultima volta che questo è accaduto è stato con il generale Graziani, autore peraltro della più grave sconfitta militare mai subita all’Italia, cosa per la quale gli è stato anche dedicato un mausoleo con l’approvazione di un qualche sindaco demente .

La verità è che il governo fantoccio di Kabul era corrotto fino all’estremo limite così come l’esercito di 400 mila uomini, armato dagli Usa che avrebbe dovuto difenderlo, che l’odio verso gli stranieri era diffuso ad ogni livello, che anche chi aveva collaborato sperando in riscatto del Paese dalla arretratezza era totalmente disilluso e negli ultimi tempi dopo le dichiarazioni di abbandono si è per giunta sentito tradito: per questo nessuno ha fatto la minima resistenza. Ciò che davvero stupisce quelli che si abbeverano acriticamente alla stampa occidentale e alle sue sciocche demonizzazioni è che in queste ore la vita a Kabul scorre normalmente, i telefoni cellulari funzionano, internet funziona, i negozi e i ristoranti sono aperti, il traffico è normale e i talebani hanno preso possesso della città senza sparare un solo colpo, senza uccidere o ferire nessuno, semplicemente sostituendosi al regime fantoccio svanito nel nulla e concedendo un’amnistia generale. Solo gli Usa a questo minacciano ancora bombe, comme d’habitude, non avendo ormai che quelle e non avendo mai spesso uno spicciolo per la ricostruzione e la rinascita del Paese che hanno distrutto. Adesso invece ci sono già molti piani di investimento con la Cina che si è impegnata a ricostruire e a sviluppare le infrastrutture e di certo non ha paura ad investire a fondo perduto visto che l’ ‘Afghanistan collega l’Asia orientale, l’Asia meridionale, l’Asia centrale, la Russia e l’Eurasia, è insomma uno snodo essenziale per il futuro.

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