L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 agosto 2021

Solo gli euroimbecilli non si sono accorti che in Euroimbecilandia c'è la guerra e comunque andrà a finire saranno i popoli a perderci, tra loro è solo scontro tra l'uno che vuole imporre all'altro come si deve procedere, nessuna fazione ha interesse per la vita delle masse. E poi l'allineamento della Germania verso l'Asia, un mercato molto più ricco e generoso, tanto in Euroimbecilandia quello che hanno potuto spremere e prendere è già stato fatto

Chi saluta Draghi re della UE non fa i conti con la Germania

Maurizio Blondet 30 Agosto 2021

“Draghi sarà colui che salverà l’Italia …. E la UE”: è il tema generale degli svioliunatori di regime. Ora che la Merkel, dopo 16 anni di egemonia tedesca sulla UE, sparisce, lui resta la figura più “prestigiosa”; più “autorevole”, più intelligente e bravo sulla scena europea. Sarà lui a dare all’Europa una seconda vita, guiderà la UE che ha rinunciato ai deficit sotto il 3% annuo e che ci imponeva di ridurre il debito al 60% del PIL, che ci ha rovinato, e renderà permanente la UE post-covid, quella che ci ha promesso le centinaia di miliardi per il PNRR, la UE della BCE che stampa per comprare i nostri Buoni del TEsoror senza limiti, a bassi tassi…

La realtà sarà diversa. Uscita di scena la Merkel, la Germania anzitutto resterà senza un vero governo per mesi, un vuoto di potere fra trattative per la nuova “grande coalizione” che sostituirà quella vecchia, CDU-CSU ( democristiana) a una nuova, di “sinistra” (gender friendly, verde-anti-industriale). Gente che non conosce Draghi, che non l’ha visto all’opera nei panni del banchiere centrale, che non gli deve nessun favore.


Soprattutto, come ha sottolineato The Saker in un magistrale studio (La Germania Appassita), la Germania è ancora l’economia più importante d’Europa,il colosso dell’export la Germania è il principale creditore e finanziatore degli stati dell’euro. Con la sua “base industriale competitiva a livello globale, imperniata su automobili, prodotti chimici e macchine utensili. Le sue esportazioni le hanno permesso di disporre di vaste eccedenze di conto corrente, fornendo così i mezzi per concedere prestiti a livello globale”.

La classe dirigente tedesca, come l’opinione pubblica, non dimentica un momento – e crede fermamente – è lei che ci presta i soldi a noi cicale spendaccione, e a un tasso zero per cui il risparmiatore tedesco “ci perde”. Non è vero naturalmente, ma non è possibile far cambiare idea ai tedeschi, specie quando è sbagliata. Da destra e da sinistra senza distinzione, tutti i politici stanno già brontolando che la BCE stampa “troppo” e bisognerà per l’Italia tornare al più presto all’ordine di prima, debito al 60% pil e deficit annuo mai sopra il 3%.

E noi non dobbiamo dimenticare che “ la Germania ha difeso sistematicamente il suo settore industriale, manipolando il tasso di cambio per proteggere le sue esportazioni, molte delle quali sono destinate agli altri Stati membri dell’UE”. L’euro infatti è, per la Germania, sottovalutato, mentre per l’Italia è sopravvalutato: il che significa che i nostri esportatori devono esportare con una moneta “forte”, penalizzati.

Oddio l’inflazione!

Ora la Germania in crisi di governo, senza più l’europeista (si fa per dire) Angela, vede aumentare la sua inflazione interna; “L’inflazione delle merci è salita al 5,4 percento a luglio dal 3,1 percento, tra aumenti più rapidi sia del costo dell’energia (11,6 percento contro il 9,4 percento) che dei prezzi dei generi alimentari (4,3 percento contro l’1,2 percento)”, scrive Scenari Economici. In realtà non si tratta di inflazione, ma di qualcosa infinitamente peggio: rincari in corso di deflazione. Attenzione: uno dei segni per distinguere l’inflazione vera da quella finta, è con l’inflazione vediamo aumentare anche i salari, qui li vediamo diminuire, quando non scomparire del tutto (disoccupazione alle stelle, potere d’acquisto che scompare: inflazione impossibile). Come sottolinea la BCE la pseudo-inflazione tedesca è dovuta a fattori internazionali (i costi dell’energia) e interni tedeschi, come la fine della detrazione IVA; ha ragione, ma la Germania vota, e l’inflazione è un tasto molto debole. Specialmente i politici al governo, nuovi, si legittimeranno usando il tema: tornare all’austerità! Prestare meno agli italiani e ai francesi e spagnoli! Aumentare i tassi d’interesse che pratichiamo a loro!

Si aggiunga che, come dice il Saker “nonostante tutta la sua efficienza, l’economia tedesca è stata, come il resto del mondo, inghiottita dal doppio smacco della crisi UE/euro e dello scoppio del 2008. I dati relativi alla crescita costituiscono una lettura interessante.

Ciò nel quadro di un rallentamento mondiale :

(Questi sono i dati della Banca Mondiale per il calo dei tassi di crescita nelle economie sviluppate e in via di sviluppo per il periodo dagli anni ’60 al 2009.
Anni ’60 = 4,9%
anni ’70 = 3,93%
1980 = 2,95%
Anni ’90 = 2,7%
2000/09 = 2,58%

L’economia globale è in discesa da decenni, come si può vedere dalle cifre sopra riportate. Con la possibile eccezione della Cina e di alcune altre dinamo dell’Asia orientale, queste cifre non sono migliorate nell’era post-2008,

Saker spiega poi che in Germania e in Europa

“ l’esplosione 2007/2008 della bolla speculativa è stata evitata con iniezioni massicce di ‘liquidità’, sostanzialmente l’estensione del credito al settore bancario. A partire dal 2008 la Banca Centrale Europea (BCE) ha prestato denaro alle banche europee ad un tasso di interesse dell’1%. (Come ha fatto la Fed dall’altra parte dell’Atlantico.) Prevedibilmente queste stesse banche hanno usato quella liquidità per la speculazione piuttosto che per prestare ai settori produttivi. Si può dire che il modello finanziarizzato anglo-americano – almeno per l’Europa – non ha funzionato e data la situazione oggettiva non accenna a funzionare. Inoltre, l’euro è nato morto con diversi tassi di crescita e scambi tra Stati membri talvolta diversi. L’euro è stato esteso ad altri stati dell’euro, e in particolare a quelli del blocco meridionale, che erano ben lungi dal godere dei livelli di produttività del blocco settentrionale. Il blocco meridionale non poteva svalutare l’euro – il fulcro dell’economia dell’euro – e ha accumulato deficit commerciali con il blocco settentrionale dominato dalla Germania che ha costantemente accumulato avanzi commerciali.

La maggior parte dei commentatori lo sapeva, a parte le élite dell’euro cerebrolese che sembravano insensibili alla situazione

La Germania in crisi di leadership, con il suo sistema economico che sta perdendo smalto e colpito da sostanziale arretratezza (basta ricordare che le sue case automobiliste devono interrompere la produzione per mancanza di chip da Cina e Corea, che non sappiamo produrre in UE), si trova per di più confrontata alla crisi dell’America come protettore militare di tutti no, e col possibile allontanamento dalla UE di Ungheria e Polonia. Insomma un insieme di preoccupazioni più pressanti che concedere a Draghi il ruolo di salvatore della UE benevola e pagatrice.

Anzi, l’europeismo tedesco (sempre accettato a metà) può mutarsi in un orientamento “eurasiatico”, come lo chiama Saker:

“Dati questi fondamentali cambiamenti geopolitici ed economici, la Germania farebbe bene a esaminare ora le sue opzioni.

In questo momento si è verificata un’altra crisi economica e finanziaria più profonda e totalizzante. Il Covid. L’UE ha già dovuto ingoiare l’uscita del Regno Unito dall’UE; e non è difficile immaginare che questo sia solo l’inizio di un processo di dissoluzione. Inoltre, l’episodio di Nordstream-2 [con Biden che l’ha lasciato completare] ha rappresentato una vittoria per una particolare fazione tedesca – in questo caso la business class – che ora sembra riorientarsi verso una strategia a lungo termine di un pivot in Eurasia. A quanto sembra, gli industriali hanno vinto contro la classe politica, compresi quegli adorabili Verdi tedeschi che sembrano desiderosi di una guerra contro la Russia.

La stessa élite imprenditoriale tedesca cerca fazioni parallele insieme ad altri gruppi simili in altri paesi finanziariamente forti e affidabili, che desiderano l’espansione della Germania verso la Cina e la Russia. Ci sono ovvie ragioni per questa mossa. Entrambi questi paesi hanno immense riserve di materie prime. In secondo luogo, il livello di crescita economica cinese e le dimensioni del suo mercato sono di gran lunga superiori a quelli dell’UE. In terzo luogo, la relativa superiorità tecnologica della Germania è un ideale per l’appropriazione inter-commerciale del plusvalore cinese. In quarto luogo, se le relazioni commerciali bilaterali continueranno al ritmo attuale, Pechino diventerà il principale partner commerciale della Germania non più tardi dell’inizio del 2023. In quinto luogo, per la Cina, la Germania è il paese ottimale per le migliori opportunità di investimento.

Quindi questa è la situazione attuale con la puntata Nordstream-2 che prelude allo sviluppo futuro della Germania con partner commerciali nuovi e dinamici a est della linea Oder-Neisse”. Ovviamente, questo riorientamento non sarà accettato senza scontri dalla fazione Atlantista, NATO ed europeista. Tempi interessanti cominciano. Ma non per Draghi.

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Annalena BAerbock, capa dei Vedi. Il suo partito ha il 17%. LE sinistre sono in maggioranza.

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