L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 agosto 2021

Stagflazione 3

Politica monetaria
La fiammata dell’inflazione tedesca mette sotto pressione la Bce se dura troppo

Rialzo atteso dell’inflazione armonizzata tedesca a luglio, + 3,1%, è il più alto dal 1993. Bundesbank prevede il 5% circa a fine anno, poi il calo. Bce alla finestra.

di Isabella Bufacchi
30 luglio 2021

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Le azioni di politica monetaria particolarmente incisive o persistenti possono «comportare un periodo transitorio in cui l’inflazione si colloca su un livello moderatamente al di sopra dell’obiettivo». Questo sforamento, che nel gergo dei banchieri centrali è noto come “overshooting”, è entrato nella nuova strategia di politica monetaria della Bce con voto unanime dei membri del Consiglio direttivo. E chi ha letto parola per parola il resoconto della riunione straordinaria del 7 luglio, con la curiosità di trovare qualche dettaglio in più o qualche traccia di dissenso all’interno del Governing Council, è rimasto deluso.

Il verbale, che per una volta non ha riguardato una decisione di politica monetaria perché incentrato sul riesame della strategia di politica monetaria, ha riportato tale e quale quanto già noto e già comunicato sul nuovo obiettivo simmetrico di inflazione al 2% a medio termine: con overshooting moderato e per un breve periodo di tempo, dopo azioni incisive e persistenti che si rendono necessarie quando i tassi di riferimento sono vicini al livello inferiore.

L’inflazione in Germania: un salto che non si vedeva dal 1993

Sta facendo invece più notizia un altro tipo di “overshooting”, questa volta nella vita reale, non ipotetico: l’inflazione in Germania, secondo le stime preliminari diffuse dall’ufficio statistico Destatis il 29 luglio, è salita in luglio al 3,8% anno su anno (+0,9% rispetto a giugno) mentre a livello armonizzato, contando sconti e saldi, è aumentata del 3,1% anno su anno. Si è trattato, rispettivamente, del maggiore incremento dal 2008 e dal 1993, in entrambi i casi ben oltre le attese degli analisti (20 centesimi in più del previsto solo per l’inflazione armonizzata). E non è tutto: di strada all’insù ne resta ancora da fare.

La Bundesbank vede l’inflazione verso il 5% a fine anno

Entro fine anno la banca centrale tedesca Bundesbank prevede un’inflazione in Germania «verso il 5%»: senza allarmi, per ora.

Il 5% «è riconducibile soprattutto a effetti transitori, tra i quali i prezzi dell’energia e delle materie prime e la fine della riduzione temporanea dell’imposta sul valore aggiunto dell’anno scorso», ha spiegato il presidente della Buba Jens Weidmann in una recente intervista con il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Per questo, ha pronosticato Weidmann, i tassi di inflazione «diminuiranno sicuramente di nuovo in modo significativo nel corso del tempo, anche se il percorso futuro dell’inflazione resta però incerto».

L’analisi nel N.1 della Buba Jens Weidmann

Per il numero uno della Bundesbank le strozzature dal lato dell’offerta, come nel caso dei semiconduttori, potrebbero rivelarsi più persistenti. Gli effetti di recupero dovuti ai consumi rimandati durante la pandemia potrebbero risultare maggiori e spingere i prezzi con più vigore. E i tassi di inflazione, in un primo momento più alti, potrebbero sfociare in aspettative di inflazione e accordi salariali più elevati.

Inoltre, «se vogliamo rispettare gli obiettivi climatici, un sensibile aumento del prezzo della CO2 sarà inevitabile». E questo per molti anni spingerà all’insù i prezzi dell’energia.

In aggiunta, nell’ambito del riesame della strategia, la Bce ha deciso di tenere conto in futuro, nell’indice dei prezzi al consumo, dei costi relativi alle abitazioni occupate dai proprietari. Se fosse fatto oggi, questo aumenterebbe il tasso di inflazione nell’area dell’euro dai 0,2 ai 0,3 punti percentuali. «Naturalmente, tutti questi fattori possono essere interpretati in maniera diversa, ma li dovremmo seguire con attenzione», ha affermato Weidmann.

Prezzi alla produzione schizzati all’insù: monito KfW

Il capo economista di KfW, Dr. Fritzi Köhler-Geib, ha messo in risalto anche il rialzo dei prezzi alla produzione in giugno, saliti dell’8,5%: un aumento di tale entità non si vedeva dalla crisi petrolifera del 1982 ed è dipeso principalmente dal rincaro dei prezzi delle materie prime e dell’energia.

Sono 6.513 i nuovi positivi al coronavirus nel bollettino del 31 luglio, 106 in meno rispetto a ieri. I tamponi effettuati sul territorio nazionale sono stati 264.860, con una percentuale di positivi del...Ascoltalo ora

L’inflazione in Germania comunque ridiscenderà, assestandosi all’inizio del 2022 leggermente al di sotto dell’obiettivo della Bce al 2 per cento.

La Bce resta a guardare ma vigila

Alcuni analisti ed economisti iniziano a ipotizzare un aumento della pressione sulla Bce, derivante da queste tensioni sui prezzi in Germania, soprattutto se dovessero protrarsi nel tempo più del previsto e oltre il breve termine.

Ma come è stato ripetuto nelle minute della riunione del Consiglio direttivo del 7 luglio, per la Bce gli scostamenti negativi e positivi dell’inflazione dall’obiettivo sono ugualmente inopportuni. Al tempo stesso resta confermato un orientamento «di medio termine» della strategia di politica monetaria, che in questo momento è ampiamente accomodante: questa intonazione consente inevitabili scostamenti di breve periodo dell’inflazione dall’obiettivo, nonché sfasamenti temporali e incertezza nella trasmissione della politica monetaria all’economia e all’inflazione.

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