L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 agosto 2021

Stanno accelerando vogliono stravincere, da qui per la fine dell'anno si inventeranno di tutto. Tutti dobbiamo essere cavie, tutti dobbiamo farci inoculare i vaccini sperimentali. Questa voglia pazza di coinvolgere tutti nasconde molto




29 Agosto 2021 07:00

Il Corriere e la "caccia ai no Vax"
Andrea Zhok


L'aria che tira sta cambiando se il Corriere arriva a dedicare un lungo editoriale ad un'operazione di sputtanamento a palle incatenate verso i vaccino-scettici.

L'articolo si intitola: "Chi sono i No Vax: viaggio nei gruppi anti vaccino tra miti, ossessioni e fake news".

La preoccupazione del giornale però traspare nel sottotitolo, dove si scrive che "dietro di loro si intuisce un pezzo di società silente".

E chiaramente il timore è che questo pezzo di società, che non partecipa con sufficiente entusiasmo alle manovre di caccia grossa ai dissenzienti, possa un giorno passare al lato oscuro.

Perciò, per consolidare adeguatamente le truppe in una battaglia che, se persa, rischia di screditare chi l'ha condotta nei secoli dei secoli, ecco un bello spazio pubblicitario dove impariamo a conoscere il nemico, un po' a compatirlo e un po' a odiarlo, com'è giusto che sia.

E allora chi sono i No Vax? Ma è presto detto.
Sono: "fascisti e lunatici, anarcoidi e adepti di QAnon, arruffapopoli o soltanto poveri cittadini confusi al punto da mischiare il lasciapassare verde con la gialla stella imposta agli ebrei."

Per spiegarne l'ottusità si citano fatti freschissimi, come la posizione contraria al vaccino antivaiolo nel 1824 da parte di Leone XII.

Si lamenta soprattutto la diffusione di fake news. Apprendiamo infatti che il 65% della "disinformazione sulla pandemia" è dovuta a loro. E non c'è che dire, se uno spara una percentuale del genere (65%, non 64 o 66 eh?), deve avere dietro di sé ricerche a prova di bomba. Se lo pubblica il Corriere sarà mica disinformazione?

Quindi, mi raccomando, non chiedete come si riesca ad attribuire, e misurare, ad un gruppo che come tale non esiste, di cui non puoi definire identità e confini, la responsabilità di qualcosa come la "disinformazione sulla pandemia", che ovviamente non è un dato rilevabile con un algoritmo, ma un giudizio di valore.

Ha parlato l'informazione, quella corretta, e se non sei d'accordo stai facendo disinformazione, mi pare chiaro.

E così l'articolo procede impilando, come costume, una serie di strawmen e di "teste di turco" da incendiare ed abbattere per la gioia della folla festante.

Purtroppo nell'unico passaggio in cui il nostro prode editorialista si cimenta con un riferimento scientifico, si mostra in trasparenza tutto lo spessore della sua di informazione.

Così impariamo che "Per fermare l’uso dell’ivermectina, l’antiparassitario per bestiame propagandato dall’ostetrica Christiane Northrup al posto di Pfizer o Moderna, l’agenzia federale Fda ha dovuto ammonire i cittadini: «Non siete cavalli! Smettetela»"

E giù risate.

Figuratevi, un farmaco per bestiame! Pazzi analfabeti.

E perciò vale la pena di concludere questa breve menzione della qualità dell'informazione su cui possiamo contare con una breve citazione delle conclusioni cui giunge un articolo pubblicato il 22 Aprile di quest'anno sull'American Journal of Therapeutics:

"Le meta-analisi basate su 18 studi randomizzati e controllati di trattamento dell'ivermectina nel COVID-19 hanno riscontrato riduzioni ampie e statisticamente significative della mortalità, del tempo di recupero clinico e del tempo di clearance virale. Inoltre, i risultati di numerosi studi di profilassi controllata riportano una riduzione significativa dei rischi di contrarre COVID-19 con l'uso regolare di ivermectina. Infine, i numerosi esempi di campagne di distribuzione dell'ivermectina che portano a una rapida diminuzione della morbilità e della mortalità a livello di popolazione indicano che è stato identificato un agente orale efficace in tutte le fasi del COVID-19."

["Meta-analyses based on 18 randomized controlled treatment trials of ivermectin in COVID-19 have found large, statistically significant reductions in mortality, time to clinical recovery, and time to viral clearance. Furthermore, results from numerous controlled prophylaxis trials report significantly reduced risks of contracting COVID-19 with the regular use of ivermectin. Finally, the many examples of ivermectin distribution campaigns leading to rapid population-wide decreases in morbidity and mortality indicate that an oral agent effective in all phases of COVID-19 has been identified."]

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