L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 agosto 2021

Un regalo senza soluzione di continuità di 120 miliardi di dollari al mese non può essere improvvisamente ritirato senza produrre terremoti che impedirebbero al Casinò di Wall Street di continuare a giocare e la Fed non se lo può permettere. Le strade obbligate della banca centrale sono o si aumentano i tassi d'interesse per controllare l'inflazione o si continua a raffreddare l'economia con lo spauracchio dell'influenza covid. Il mercato del lavoro è la classica foglia di fico dove si nascondono per continuare l'immissione della valanga di dollari nel sistema finaziario

La stima del Pil dell'Eurozona e i verbali Fed, la settimana calda dei mercati

Se si conferma che il Prodotto interno lordo è salito del 2%, l'Ue può guardare al futuro con fiducia

aggiornato alle 13:3215 agosto 2021

© AGF - PIL

AGI - I principali Market mover della prossima settimana sono la seconda stima del Pil dell'Eurozona nel secondo trimestre che arriva martedì 17 agosto e, il giorno dopo, la pubblicazione dei verbali della riunione della Fed del 28 luglio, in cui la banca centrale Usa ha spiegato che nonostante i progressi dell'economia e del mercato del lavoro a stelle e strisce per ora tutte le politiche a supporto della ripresa rimarranno intatte. I mercati europei e statunitense hanno chiuso la settimana in rialzo, complici l'ottimismo per i risultati societari e la fiducia nella tanto attesa ripresa economica, nonostante sullo sfondo restino le preoccupazioni per la variante Delta del Covid, con il repentino aumento dei casi di coronavirus a livello globale che in piena estate non era stato messo in conto.

PIL EUROZONA II TRIMESTRE BATTE ATTESE, +2% LA STIMA

Cresce più delle attese il Pil dell'Eurozona nel II trimestre dell'anno. Secondo la stima preliminare di Eurostat, il prodotto interno lordo è salito del 2% dopo il -0,3% dei tre mesi precedenti. Dato migliore delle previsioni degli analisti, che si aspettavano un +1,5%. Se il dato sarà confermato, indicherà che siamo sulla strada giusta per lasciarci alle spalle la crisi innescata un anno e mezzo fa dalla pandemia. Insomma, la ripresa c'è nonostante le incertezze legate alla progressiva diffusione delle varianti piu' contagiose del Covid, che hanno frenato l'iniziale euforia data dal ritmo serrato delle campagne vaccinali.

Su base annua, la stima del Pil è al +13,7%, rispetto al -1,3% indicato nel trimestre precedente e contro il +13,2% del consensus. Per l'intera Unione Europea (Eu-27) è indicato un aumento del Pil dell'1,9% sul trimestre (-0,1% il precedente) e del 13,2% sull'anno (-1,3% il dato precedente). Attesa poi mercoledì per l'inflazione di luglio finale. Secondo i dati preliminari pubblicati da Eurostat, per il mese scorso l'inflazione attesa nell'area euro è del 2,2%, in aumento rispetto ai valori di giugno (1,9%); valore dunque oltre la soglia ritenuta ottimale dalla Bce.

I VERBALI DELLA FED E IL NODO 'TAPERING

Tapering o non tapering, questo è il problema. Se è vero che la Federal Reserve nell'ultima riunione ha confermato una politica monetaria accomodante e ribadito "l'impegno a utilizzare la gamma completa di strumenti per sostenere l'economia degli Stati Uniti in questo momento difficile", è ormai chiaro che il Fomc (il braccio operativo della Fed) è spaccato tra 'falchi' e 'colombe' e cresce il pressing per iniziare il tapering entro l'anno. Secondo il numero uno dell'istituzione, Jerome Powell, le tempistiche del ritiro di parte del programma di acquisto da 120 miliardi di dollari al mese messo in campo dall'istituzione statunitense, "dipenderanno dai dati dei prossimi mesi". Powell ha sottolineato che non esiste un calendario già fissato per l'annuncio, che potrebbe arrivare già a settembre, ben dopo il simposio di Jackson Hole di fine agosto, che secondo indiscrezioni sui mercati avrebbe potuto rappresentare lo scenario per l'avvio della normalizzazione.

Gli occhi della Fed sono puntati su due fronti: mercato del lavoro e inflazione, che però puntano in direzioni diverse. Diversi membri del board sostengono che gli acquisti dovrebbero essere ridotti rapidamente per riportare la politica monetaria su binari più consueti e prepararsi a un eventuale aumento dei tassi d'interesse come scudo contro l'inflazione. Così, per Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco, la Federal Reserve potrebbe iniziare la riduzione degli acquisti di asset "già da fine anno".

"Resto molto ottimista per la ripresa in autunno e i miglioramenti in atto sono le variabili chiave che monitoriamo alla Fed", ha dichiarato Daly pochi giorni fa in un'intervista al Financial Times. E secondo il presidente della Fed di Dallas, Robert Kaplan, il momento giusto per iniziare il tapering potrebbe essere addirittura ottobre. "Sarei favorevole all'annuncio di un piano alla riunione di settembre e all'inizio del tapering in ottobre", ha spiegato alla Cnbc la settimana scorsa.

Per altri colleghi del Fomc come il presidente della Fed di Richmond Thomas Barkin, invece, la priorità resta il mercato del lavoro e ci vorranno mesi prima che l'occupazione si ristabilisca tanto da consentire l'inasprimento delle attuali politiche monetarie. Lunedì scorso in un'intervista alla Reuters Barkin ha evidenziato i progressi fatti dagli Stati Uniti per quel che riguarda il mercato del lavoro, che vanno in direzione di quella soglia che la Fed ha indicato come necessaria prima d'iniziare a ridurre gradualmente gli acquisti mensili e arrivare poi a terminare il programma.

"Ci stiamo avvicinando, non so esattamente quando ci arriveremo - ha sottolineato Barin - quando saremo abbastanza vicini, allora supporterò il tapering e il graduale ritorno a un contesto normale alla velocita' a cui l'economia ce lo consentirà". Il giorno prima della diffusione dei verbali Fed - martedì 17 agosto - alle 19,30 italiane è atteso un discorso di Jerome Powell a un evento con insegnanti e studenti, nel quale i partecipanti potranno porre domande al governatore.

GLI ALTRI DATI, DALLA CINA ALLA GERMANIA

Diversi i dati macro da tenere d'occhio in settimana. A partire da lunedì, con le vendite al dettaglio e la produzione industriale in Cina relative al mese di luglio, dopo il ritorno dell'incubo Covid e la nuova ondata di contagi nel paese in cui il virus è apparso alla fine del 2019. Le norme restrittive sugli spostamenti per combattere la diffusione della variante Delta stanno iniziando a colpire più parti dell'economia, tanto che le Borse asiatiche hanno chiuso la settimana in rosso dopo che il più grande porto marittimo del mondo per tonnellaggio merci (e il terzo in termini di traffico di container), quello cinese di Ningbo-Zhoushan, ha chiuso uno dei suoi principali terminal a seguito di un caso confermato di Covid.

Martedì oltre al Pil dell'Eurozona sono attesi i dati sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale negli States (sempre di luglio), mentre mercoledì sempre Oltreoceano arrivano l'indice settimanale di richieste di mutui, l'avvio di cantieri per nuove unita' abitative e i permessi per le costruzioni relativi a luglio. Giovedì riflettori sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli Usa. Nella settimana che si è conclusa il 7 agosto le nuove domande sono diminuite di 12 mila unità a quota 375.000, in linea con le attese dagli analisti (nella settimana precedente si erano attestate a 387.000 unità, dato rivisto dalle iniziali 385.000). Infine venerdì è la volta dei prezzi alla produzione di luglio della Germania, che il mese prima sono saliti piu' delle attese, registrando un incremento annuo dell'8,5% dopo il +7,2% del mese precedente (+8,4% il consensus).

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