L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 settembre 2021

Arriva la patrimoniale targata Draghi, lo stregone maledetto

Riforma del catasto: nuova patrimoniale in arrivo?

20 Settembre 2021, di Massimiliano Volpe

Il governo Draghi è da mesi al lavoro sulla riforma fiscale con l’obiettivo di semplificare e ridurre le tasse pagate soprattutto dal ceto medio. I riflettori sono puntati in particolare sulla revisione del terzo scaglione dei redditi soggetti all’Irpef, quello fra i 28.000 e i 55.000 euro, sul quale l’aliquota, cioè il peso delle tasse sul contribuente, fa un balzo di ben 11 punti percentuali, passando dal 27% al 38%.

Dalle prime anticipazioni, a meno di sorprese, la riforma fiscale, tra le più attese, dovrebbe portare all’abolizione dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) per le imprese, e la riduzione del cuneo fiscale (cioè i costi che pesano sul lavoro) per favorire l’occupazione. Per il taglio dell’Irpef del ceto medio c’è però ancora da aspettare perchè ritenuta troppo onerosa per le casse dello stato.

La riforma del catasto, una nuova patrimoniale sugli immobili

Tra le pieghe della bozza della riforma che sta girando nel mondo politico è comparsa però anche una cosa che non doveva esserci: la delega a riformare il sistema del catasto e a rivedere gli estimi. Sono ormai sei anni che l‘Unione Europea e l’chiede all’Italia di adeguare il valore dichiarato degli immobili rispetto a quello del mercato.

Secondo quanto affermato in un post pubblicato sul suo profilo Twitter dall’esponente di Fratelli d’Italia Guido Crosetto “La chiamano riforma del catasto per non chiamarla patrimoniale sugli immobili?”.

Secondo numerose simulazioni c’è il rischio che, a seguito di una possibile riforma, il carico fiscale sugli immobili possa aumentare e non di poco rispetto a quanto già gli italiani pagano adesso.

L’obiettivo della riforma

In realtà, secondo alcune indiscezion, l’intenzione del premier Draghi e dell’esecutivo sarebbe quella di fare solo un primo passo sul catasto inserendo nella delega dei principi ispiratori che si limitino ad indicare la direzione verso la quale l’esecutivo vuole andare su un tema, quello del valore degli immobili, che attende una riforma dal 1989. Le misure che potrebbero essere introdotte con la riforma del catasto, potrebbero essere:

revisione delle categorie: è prevista una divisione degli immobili in base ai criteri. Si prevedono le categorie di immobili ordinari, speciali e coperti dai beni culturali;
passaggio dai vani ai metri quadri: potrebeb essere un calcolo più equo dove molte volte i vani venivano abbonati;
emersione dei cd. immobili fantasma sui quali non viene pagata nessuna imposta.

Il mondo politico non è l’unico ad avere espresso delle perplessità sulla rifoma. Secondo Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic “La riforma del catasto, che ci chiede l’Europa, è illogica per almeno quattro motivi. Il primo: l’aumento degli estimi catastali coinciderebbe, per paradosso, con il lungo periodo di crollo del valore delle abitazioni e soprattutto dei locali commerciali, sempre più danneggiati dal commercio elettronico; il mercato immobiliare, che in futuro soffrirà anche il decremento strutturale della popolazione, ne uscirebbe ulteriormente a pezzi e ciò renderebbe più poveri gli italiani, per i quali il mattone resta la primaria ricchezza.

Il secondo motivo: aumentare la tassazione sugli immobili, a cominciare dall’Imu sulle seconde case detenute da un italiano su cinque, accentuerebbe la desertificazione dell’entroterra e delle zone montane del nostro Paese, dove le abitazioni nei paesi d’origine rappresentano già un costo insostenibile di cui moltissimi italiani si vorrebbero liberare; un fenomeno che avrebbe ricadute negative anche sul turismo.

Il terzo: l’aumento del prelievo fiscale penalizzerebbe le nuove generazioni che ereditano immobili di cui spesso non sono in grado di provvedere economicamente persino alla loro gestione e manutenzione; è noto, infatti, come oggi, a differenza degli anni Sessanta, molti figli non riescano ad eguagliare i genitori per qualità del lavoro e reddito.

Quarto motivo: l’aumento della tassazione cadrebbe in una crisi economica determinata dal periodo pandemico che mostra ancora evidenti ferite economiche e sociali; con la riforma catastale varierebbe anche l’Isee, con pesanti ripercussioni sociali, si pensi alla mensa scolastica o alle tasse universitarie”.

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