L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 settembre 2021

Ci hanno fagocitati

La nostra vita sempre più virtualizzata – di Miguel Martinez

Maurizio Blondet 17 Settembre 2021


Anzi, la virtualizzazione è ormai una condizione indispensabile per sopravvivere. Non puoi riempire il modulo più semplice, senza dare almeno un indirizzo mail e il numero di un cellulare.

La virtualizzazione assume innumerevoli forme diverse: dalla carta d’identità con il chip elettronico alle istruzioni al drone che porta esplosivi, al navigatore sull’auto…

La cosa fondamentale è capire che queste virtualizzazioni apparentemente diverse, sono separate tra di loro soltanto da un sottile muro di password, o da leggi la cui applicazione è quasi impossibile controllare.

Non possiamo nemmeno contare sul muro della concorrenza, come quello che una volta separava la sfera statunitense da quella sovietica del mondo: Amazon, Google, Facebook/Whatsapp/Instagram, Apple, Samsung, Microsoft sono ciascuno un monopolio nel proprio campo, intimamente legato agli altri monopoli; e tutti sono legati a stati-nazione (USA e secondariamente, Cina) con i propri interessi di dominio militare.

I dati possono scivolare da una categoria all’altra, per negligenza anche nostra, per hackeraggio, per modifica a qualche clausola contrattuale che comunque pochissimi leggono, o magari perché una ditta fallisce e i suoi creditori hanno diritto a spartirsi i capitali, tra cui giocano un ruolo decisivo proprio i dati.

Anzi, possono scivolare per legge:

“Il governo USA il 23 marzo 2018 ha emanato il “Cloud ACT” per il quale le autorità governative (ad esempio la NSA) possono accedere al Cloud (fisicamente i “server”) delle società statunitensi ed accedere ai dati da loro raccolti nei loro server anche se provenienti da paesi europei, cfr. qui: https://www.agendadigitale.eu/…/cloud-act-la-norma…/…

Nessuna legge fisica impedisce di assemblare i dati delle mie preferenze musicali, dei libri che acquisto, delle immagini delle telecamere che mi ritraggono a spasso, del tipo di cibo che acquisto al supermercato, della posizione GPS del mio cellulare, dello smartwatch che misura i passi e i battiti del cuore, delle emozioni che emergono da ciò che scrivo, e di come quelle emozioni variano in rapporto a chi ho incontrato, all’ora, al tempo trascorso dall’ultimo pasto, a quanto ho camminato…

Finché sono solo i dati miei, poco importa.

Ciò che è in ballo è infinitamente più importante: se qualcuno mette insieme quei dati per centinaia di milioni di persone, riuscirà a prevederne e controllarne i comportamenti.

Un conto è sapere che Miguel Martinez ha due gatti e quindi mandargli la pubblicità di cibo per gatti, che probabilmente è ciò a cui pensiamo quando sentiamo parlare di privacy.

Un altro è sapere che per motivi che nessuno capisce, uno studio svolto su mezzo miliardo di casi dimostra che avere un numero pari di gatti e un numero pari di lettere nel cognome comporta un alto rischio assicurativo.

L’esempio è volutamente buffo, perché è esattamente il tipo di dato non intuitivo, da cui noi non ci possiamo difendere preventivamente, se non evitando di mettere il dato stesso nelle mani altrui.

Nessuna legge fisica impedisce poi la conservazione a tempo indeterminato di tutta questa mole di dati:

“In USA nessun dato viene mai eliminato, per la semplice ragione che in USA non esiste il diritto all’oblio. Ne consegue che quando noi cancelliamo qualsivoglia dato, o ad esempio ci cancelliamo da Google, Whatsapp o Facebook, questo NON significa che i dati che abbiamo inserito vengano cancellati ma solo che non sono più resi “pubblici”.

E non sappiamo cosa si potrà fare tra vent'anni con dati che oggi ci appaiono innocui.

Permettetemi di giocare per una volta la Hitler Card, non solo perché voglio vincere facile, ma perché questa volta ha un preciso senso storico: dati insignificanti nel 1918 – la fattura per una circoncisione, l’acquisto di un libro di preghiere in ebraico – avrebbero potuto assumere un valore improvvisamente interessante nel 1938.

Ovviamente non è possibile alcuna resistenza vincente, ma cosa possiamo fare, individualmente, per farci mangiare vivi il meno possibile, e per essere il meno possibile complici?

Cerchiamo, nelle prossime puntate, di scambiarci piccoli consigli di sopravvivenza

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