L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 settembre 2021

Combattono a parole l'energia fossile sostenendola nei fatti togliendo il sostegno all'energia pulita. E ci inseriscono il CROLLO CLIMATICO puntando sul nucleare le cui scorie le stoccheremo nelle case dei decisori politici attuali, per esempio a casa del ministro Roberto Cingolani e di Draghi, lo stregone maledetto


Bollette vs transizione ecologica, la protesta degli ambientalisti

Bollette vs transizione ecologica, ma è davvero così? Gli ambientalisti spiegano perchè no

Contro l’aumento delle bollette bisogna puntare sulle rinnovabili, spiegano le associazioni ambientaliste. Che contestano il legame tour court fatto fra rincari dell’energia elettrica e transizione ecologica 

15 Settembre 2021 Sabrina Bergamini

Il rischio di un aumento delle bollette dell’energia imputato alla transizione ecologica tour court, senza guardare i dati di contesto, quelli storici e la necessità di agire per non aggravare i cambiamenti climatici. È così che rischia di delinearsi il dibattito sul rincaro dell’energia elettrica (più 40% secondo le previsioni fatte dal Ministro Roberto Cingolani) legato all’aumento del costo del gas e al rincaro dei prezzi della CO2, a sua volta legato alle esigenze di decarbonizzazione. Ma le associazioni ambientaliste non ci stanno.

Greenpeace spiega: «Contro l’aumento delle bollette bisogna puntare su rinnovabili ed efficienza».

“Se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa, non saremmo in questa situazione”

In realtà qualche precisazione è arrivata anche dall’Europa. Ieri il vice-presidente della Commissione, responsabile per il clima, Frans Timmermans ha detto: «Se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa, non saremmo in questa situazione». Per il Commissario il rialzo del prezzo dell’energia è legato all’aumento del prezzo della CO2 solo per un quinto.

Su twitter, Timmermans ha scritto: «La discussione sull’aumento dei prezzi nel settore energetico rischia di contrapporre il lato sociale a quello climatico. Invece di paralizzarci, dobbiamo accelerare le cose e rendere l’energia rinnovabile accessibile a tutti».

Bollette e transizione ecologica, puntare sulle rinnovabili

Puntare sulle rinnovabili è quello che chiedono le associazioni ambientaliste, che spiegano come sia forte l’impatto dell’aumento del prezzo del gas e dei costi di approvvigionamento delle materie prime.

Scrive Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, oggi sul Manifesto: «Ma davvero è la riconversione ecologica del Paese che sta facendo schizzare verso l’alto le bollette? Nulla di più falso. Il peso degli incentivi dati alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili sta scendendo: siamo arrivati a poco più di 11 miliardi di euro lo scorso anno, erano 14 fino a qualche anno fa».

Fra le richieste: ripulire le bollette dagli oneri impropri e «rendere più semplice la realizzazione degli impianti che producono elettricità dalle fonti pulite, a partire dal sole e dal vento, ad una velocità di installazione che dovrebbe decuplicarsi».

Greenpeace: il Governo Draghi vuole davvero avviare la transizione ecologica?

Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, sferza: «il governo Draghi vuole davvero avviare la “transizione ecologica” o, come sembra, la vuole bloccare?».

«Il ministro della “Finzione Ecologica” Roberto Cingolani, dopo aver attaccato gli ambientalisti e straparlato di nucleare, ora sfrutta l’impennata dei prezzi del gas per far passare il messaggio che “la transizione ecologica costa”, seguito a ruota da gran parte dei media», scrive Onufrio sul sito di Greenpeace.

Il direttore di Greenpeace Italia spiega l’impennata del prezzo del gas fossile con la ripresa dell’economia, rimbalzo post Covid, e con una «contestuale riduzione delle forniture dalla Russia, non si sa se per ragioni tecniche o se legate alla polemica sul gasdotto Nordstream, che dovrebbe aggirare l’Ucraina con evidenti mire politiche. È salito anche il prezzo della CO2, ma le ricadute di questo aumento sono marginali su quello che sta accadendo, dato che questa situazione dipende dal prezzo del gas in Europa».

«Di certo – prosegue – c’è che il prezzo del gas, e dunque dell’elettricità prodotta con questo combustibile fossile, è schizzato alle stelle. Ma, va ricordato, il prezzo della componente energia influenza le bollette per circa il 50 per cento. In Italia le rinnovabili, dopo un breve momento di boom, sono state “frenate” proprio perché avevano invaso quote di mercato che erano coperte dalla produzione di elettricità da gas fossile».

Insomma: per ridurre i gas serra dovevamo andare più veloci sulle rinnovabili mentre «da circa dieci anni, andiamo a rilento».

Fra energia, costi dell’energia e nucleare, per Greenpeace si sta facendo una sorta di opera di distrazione dell’opinione pubblica.

«Per ostacolare la necessaria transizione verso le rinnovabili, vediamo dunque all’opera una campagna di sbarramento che ha come obiettivo fermare tutto – scrive ancora Onufrio – L’“inazione” è la nuova forma di negazionismo climatico: lasciare le cose come stanno, e dunque gas fossile e petrolio al centro del sistema energetico, per bloccare ogni serio cambiamento. Tutto questo nonostante nel PNRR, almeno a parole, l’Italia dica di voler dare una spinta seria alle rinnovabili. Per distrarre l’opinione pubblica, viene usato inoltre anche il tema nucleare. Prima la fusione (ancora in fase di ricerca e sviluppo, nessuna prospettiva commerciale prima del 2060), poi i mini-reattori (tecnologie vecchie e che verranno usate per ragioni militari, come i sottomarini nucleari) e poi nucleare di IV generazione (anch’esso allo studio)».

Nessun commento:

Posta un commento