L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 14 settembre 2021

Draghi il piferaio - Il rimbalzo è già finito

Ripresa, rimbalzi, recuperi, riforme

di Marco Cattaneo
5 settembre 2021

La conferenza stampa di Mario Draghi e di altri esponenti del governo, tenuta lo scorso giovedì 2 settembre, è stata ampiamente commentata, ma un passaggio a mio parere molto significativo è passato in larga misura inosservato.

Mi riferisco al punto dove il presidente del consiglio, commentando una serie di dati economici positivi, ha affermato che

“Bisogna fare due osservazioni però. La prima è che credo che non valga la pena di compiacersi troppo di queste cifre, perché è vero che sono alte, è vero che l’economia italiana non le vedeva da non so quanti decenni ma è anche vero che noi siamo caduti, che il nostro prodotto è caduta in una maniera che non si vedeva da molto decenni in Italia nel 2020, quindi questo è in parte un grande rimbalzo, che sta avvenendo un po’ in tutti i paesi e chi è caduto di più rimbalza di più e chi è caduto di meno rimbalza di meno.

La vera sfida verrà poi nei primi due trimestri dell’anno prossimo: riuscire a mantenere un tasso di crescita considerevolmente più elevato di quello che si aveva prima della pandemia, è lì che si giudicherà veramente la capacità dell’economia di trasformarsi e di diventare strutturalmente più solida ma intanto sicuramente son buone notizie quelle che vediamo”.

Nei primi due trimestri dell’anno prossimo.

Perché queste sette parole sono significative ?

Perché indicano quando Draghi creda veramente ai mirabolanti benefici dello straordinario !! epocale !! PNRR e alle ciclopiche !!!! oceaniche !!!! sterminate !!!! risorse messe a disposizione dalla benevolenza della UE (che taluni chiamano Europa).

Per capirci: anche chi crede alle riforme e al Recovery Plan dovrebbe aver chiaro (penso, immagino, anche se la capacità di autoillusione degli euroausterici non ha limiti noti) che i soldi arrivano in un arco di parecchi anni, e che qualsiasi piano di riforme a largo spettro produce effetti (se li produce…) in un orizzonte temporale, anche quello, pluriennale.

Non in due trimestri.

La capacità dell’economia italiana di generare forti tassi di crescita nei primi due trimestri del 2022 non dipende né dalle riforme né dal Recovery Plan.

Dipende al 99% da un’altra cosa: continuare a immettere capacità di spesa nell’economia, evitando di rimuovere con mal indirizzata solerzia i sostegni che sono stati introdotti nel 2020 e nel 2021.

Non sono necessariamente pessimista, a questo riguardo. La risposta l’avremo entro poche settimane, con l’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) e con la prima bozza della legge di bilancio 2022.

Sto scrivendo cose che, naturalmente, Draghi non dirà mai. Continuerà anche lui a parlare, anzi più che altro a lasciar parlare, di riforme, PNRR, Recovery Plan, NextGenerationEU, e di come la UE sia finalmente diventata buona e solidale.

Però sa che le cose stanno diversamente. E l’ha lasciato intendere, proprio perché ha parlato di due trimestri, e non di cinque anni.

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