L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 settembre 2021

Gli statunitensi non devono conquistare nessuno, la borgatara Meloni è già stata acquisita nella la cooptazione in Aspen e il viaggio/i negli Stati Uniti hanno formalizzato il patto

Giorgia e l’Elefantino. A Roma scocca l’intesa con gli Usa
Di Mattia Soldi | 10/09/2021 -


Un convegno sull’Afghanistan a Roma fra la Fondazione FareFuturo e il think tank conservatore americano International Republican Institute (Iri) certifica l’intesa. Insieme al Ppe, a Roma i repubblicani Usa puntano su Giorgia Meloni. Con Lega e sovranisti invece la strada è in salita

A Roma, nel segno di Reagan. La politica italiana continua a esercitare un certo fascino per i think tank americani. Dal governo gialloverde al governissimo di Mario Draghi il Belpaese si è confermato un laboratorio politico senza paragoni in Europa.

Anche per questo l’International Republican Institute (Iri), il più grande pensatoio del mondo repubblicano, fondato nel 1983 con la benedizione dell’ex presidente americano Ronald Reagan, ha deciso di puntare sull’Italia. Presente con decine di uffici nel mondo, e con una rete consolidata in Europa, da Vienna a Bratislava, da Bruxelles a Budapest, l’Iri è un vero punto di riferimento del mondo conservatore a stelle e strisce e nel suo board vanta pesi massimi dell’Elefantino come Lindsey Graham, Tom Cotton, Marco Rubio, Mitt Romney e, prima della scomparsa, John McCain.

Da qualche mese ha deciso di accendere i riflettori su Roma, avviando una rete di contatti con think tank, fondazioni e partiti. L’ultima iniziativa è un seminario sull’Afghanistan per giovani parlamentari europei organizzato a Roma insieme a Fare Futuro, la fondazione politica presieduta dal senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir Adolfo Urso.

Ma il sodalizio con la fondazione vicina a Giorgia Meloni è solo agli inizi, fanno sapere da Fdi. Segno che c’è una parte del mondo conservatore italiano che parla, eccome, con gli Stati Uniti. Con buona pace della vecchia pregiudiziale anti-americana che per tanti anni ha marchiato il cammino di una certa destra.

Non è certo una novità il lavorìo di Fdi per tessere una tela di rapporti oltreoceano. A febbraio Formiche.net aveva svelato l’iscrizione della Meloni all’Aspen Institute, prestigioso think tank statunitense con un affaccio a Piazza Navona. L’ultimo tassello di un percorso di avvicinamento al conservatorismo Usa che recentemente ha portato la leader di Fdi e presidente dei Conservatori europei (Ecr) a fare la spola fra Roma e Washington, partecipando come relatrice, fra l’altro, al Cpac (Conservative political action conference), kermesse annuale e gotha dei conservatori made in Usa.

Sulla carta l’Iri non ha affiliazioni a partiti politici. E in Europa ha ottimi e solidi rapporti con la famiglia popolare. Non a caso a Roma ha già trovato un’ottima sintonia con la Fondazione De Gasperi, ispirata al fondatore della Dc e legata al Martens Centre, la rete dei think tank del Ppe.

E però i primi passi del colosso dei repubblicani americani nella capitale eterna qualcosa dicono degli umori dell’Elefantino alle prese con il post-trumpismo. Tramontata la stagione dei sovranisti europei, che con più di una difficoltà hanno cercato di creare un contatto con la destra americana, i conservatori Usa cercano nuove sponde in Italia.

In un’intervista a Formiche.net di luglio il direttore francese del programma Europa dell’Iri Thibault Muzergues, regista delle operazioni romane del think tank, aveva spiegato come l’istituzione “lavora da tempo e bene sia con l’eco che con il Ppe”. Diverso il caso di Id (Identità e democrazia), la famiglia dei sovranisti europei di cui fa parte la Lega di Matteo Salvini: “Alcuni di loro hanno un po’ di allergia alle relazioni transatlantiche e alla democrazia. Così è difficile avere un dialogo”.

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