L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 settembre 2021

Idlib, quando i terroristi saranno sconfitti dai russi-siriani andranno in Turchia che fin'ora li ha protetti o rimarranno nel territorio continuando a fare stragi dei civili? No i talebani non accetteranno altri mercenari al servizio di stranieri che hanno il compito di fare stragi, creare paura e caos

Siria: verso la guerra russo-turca

Maurizio Blondet 20 Settembre 2021

Il sito ufficioso iraniano Pars Today descrive il nido di vipere che Erdogan ha creato per i russi e il governo siriano ad Idlib

“Dopo il graduale ingresso dell’esercito siriano in varie parti della provincia di Daraa [il 9 settembre scorso, ndr.], gli esperti, basandosi sulle parole del presidente russo durante il suo recente e improvviso incontro con Bashar al-Assad, sottolineano che il prossimo obiettivo di Damasco e Mosca è quello di ripulire una delle più importanti province occupate dai turchi nel nord della Siria.

“È diventato chiaro che Damasco, con o senza il consenso della Russia, non può più tollerare il perdurare dell’attuale situazione a Idlib e nel nord della Siria in generale, poiché mantenerla in questo stato renderà più difficile la soluzione finale “, ha detto il network libanese AL Mayadin

Dal discorso del presidente russo Vladimir Putin durante il suo improvviso incontro a Mosca col presidente siriano Bashar al-Assad (lunedì scorso), si evincono chiaramente le caratteristiche dei possibili sviluppi in Siria, primo fra tutti la soluzione della questione Idlib, con o senza il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Il presidente Putin ha affermato, rivolto al presidente Assad: “Il problema principale è la presenza di forze straniere in alcune aree del Paese senza una decisione dell’ONU e senza il tuo permesso, il che è contrario al diritto internazionale. Questo non ti dà l’opportunità di esercitare il massimo sforzo per raggiungere la stabilità e la sicurezza nel paese e di andare avanti sulla via della ricostruzione a un ritmo che avrebbe potuto essere raggiunto se la terra del paese fosse stata sotto la tua amministrazione. L’obiettivo del passo successivo era chiaramente definito, ovvero la presenza turca nel nord della Siria e, soprattutto, la protezione turca di Idlib, compresi terroristi di varie nazionalità. “Secondo Al-Mayadeen, queste dichiarazioni di Putin sono state precedute da notizie di stampa turche che indicavano gravi divergenze tra i leader militari turchi e i leader delle fazioni affiliate al cosiddetto “esercito nazionale siriano” [quello creato dalla Cia coi soldi sauditi] in molte parti della Siria settentrionale, che spiega il rifiuto di queste fazioni di ricevere i terroristi di Daraa giunti nella regione dopo essere stati cacciati dalle truppe di Assad. I rapporti indicano anche gravi tensioni tra l’esercito turco e varie fazioni a Idlib, tra cui la Brigata Abu Bakr al-Siddiq_: 3 soldati turchi sono stati uccisi a causa della “tensione”. Plurimi scenari stanno emergendo come segue:
Persiste la tensione tra l’esercito turco e Hayat Tahrir al-Cham [ex Al Nusrah, ramo siriano di Al Qaeda, creazione del Deep State] e alcune delle sue fazioni affiliate; i media turchi citano le consultazioni tra le due parti per concordare il destino di queste fazioni a Idlib, mentre si avvicina la data per l’azione militare siriano-russa a Idlib. 2) Nell’ambito delle suddette consultazioni, il giornalista Sedat Arkin, noto per i suoi rapporti con i vertici militari, ha sollevato molte domande sul futuro dei terroristi di Idlib una volta sconfitti e ha affermato: “Cosa ne farà la Turchia? Li accoglierà a braccia aperte o resteranno a Idlib nonostante il rifiuto turco, così che la regione si trasformi in un secondo Afghanistan?
Il giornalista Ark Agar Er, a sua volta, ha evocato gli “sforzi di Ankara per trasferire terroristi non siriani da Idlib in Afghanistan dopo un accordo con i talebani su questo tema, mediato dal Qatar”, aggiungendo che “Mosca e Pechino stanno osservando da vicino, poiché la maggior parte di questi jihadisti sono cittadini cinesi (uiguri) e russi (ceceni), e diversi di loro sono cittadini delle repubbliche dell’Asia centrale confinanti con l’Afghanistan. Questo tema è stato trattato durante le discussioni del vertice di Shanghai nella capitale del Tagikistan”.
I partiti di opposizione turchi sui loro media non nascondono la loro preoccupazione per la possibilità della ostinazione del presidente Erdogan a mantenere le sue posizioni a Idlib e nel proteggere i terroristi lì, perché sono una carta importante nei suoi calcoli e negoziati complessivi con tutte le regioni e internazionali, soprattutto con il perdurare della disputa russo-americana sulla situazione a est dell’Eufrate. Funzionari turchi ne parlano per compiacere Washington, che peraltro Erdogan ha più volte accusato di sostenere le Unità di protezione del popolo curdo, la branca siriana del Partito dei lavoratori del Kurdistan turco (Pkk). L’ammiraglio a riposo Turker Erturk ha dichiarato: “Erdogan farà di tutto per tenersi la carta di Idlib; il suo progetto ideologico in Siria fallirà se lo perde. Con la sua sconfitta lì, tutti i suoi sogni nella regione cadranno, cosa che non potrà sopportare facilmente dopo aver perso in Egitto, Tunisia, Marocco e presto in Libia”.
Media turchi hanno cominciato a parlare della possibilità che Erdogan abbandoni i suoi alleati a Idlib e nel nord della Siria in generale, nell’ambito di un accordo sul quale Mosca e Washington potrebbero concordare, e che verrebbe imposto a tutte le parti regionali, in riferimento alle possibilità che Erdogan sfrutti nuovamente la crisi degli sfollati interni siriani, se l’esercito siriano prende d’assalto Idlib e altre aree da cui l’esercito turco si ritirerà e lascerà lì decine di migliaia di terroristi sotto la pressione americano-russa, le sue possibilità sono basse.
L’ultimo e più probabile scenario è che a Erdogan non importi nulla di ciò che si dice o si dirà di Idlib e della Siria in generale, e continuerà ad opporsi a qualsiasi azione militare congiunta siro-russa, anche a costo di affrontarli, come del resto ha fatto nel febbraio 2020, quando gli aerei russi hanno bombardato le posizioni dell’esercito turco, uccidendo 34 soldati turchi. Ankara ha reagito bombardando con droni il quartier generale degli ufficiali siriani, uccidendo 10 persone. Putin ha chiamato Erdogan, lo ha invitato a una riunione d’emergenza a Mosca il 5 marzo e lo ha fatto aspettare alla porta della sala riunioni per diversi minuti, senza che il nuovo accordo di Mosca aiutasse a fare progressi. Nella crisi di Idlib, è la stessa cosa dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, a seguito del quale Ankara ha inviato migliaia delle sue truppe nella regione. Secondo Al-Mayadeen, questi scenari si attagliano con l’informazione secondo cui due giorni prima dell’incontro Putin-Assad degli intensi contatti tra Mosca e Washington riguardo al dossier siriano, compreso il ritiro americano dall’est dell’Eufrate, nel quadro di un accordo globale tra Damasco, le Syrian Democratic Forces – che dopo essere state create da Obama per fare la guerra civile ad Assad, adesso vogliono soprattutto espellere i turchi dall’area – e i curdi.

“In ogni caso, anche scommettendo su uno dei possibili scenari, è apparso chiaro che Damasco, con o senza il consenso russo, e dopo aver risolto il complesso e pericoloso caso di Daraa [al confine di Israele, nel Sud, “culla della rivoluzione” anti-Assad nel 2011, occupata dall’armata regolare il 9 settembre scorso grazie a un accordo dei ribelli coi russi] , non può più tollerare il perdurare dell’attuale situazione in Idlib e nel nord della Siria in generale. Perché se la situazione rimane così, sarà difficile arrivare a una soluzione definitiva alla crisi se non la renderà impossibile”, conclude l’articolo di Al-Mayadeen.

(Noi ricordiamo padre Paisios del monte Athos)

Preghiamo il Cuore Immacolato: sia abbreviato questo tempo!

L’attacco a un convoglio militare russo nella provincia siriana di Homs. I terroristi, probabilmente dei militanti dello “Stato Islamico” sono stati avvertiti da qualcuno [USA?] che proprio lungo questa rotta si sarebbe mosso il convoglio militare russo. Apparentemente, i terroristi erano nelle vicinanze, poiché secondo le informazioni di fonti siriane, un ordigno esplosivo improvvisato è stato fatto esplodere. E’ rimasto ucciso il tenente colonnello Alexei Schneider.


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