L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 settembre 2021

Il Capitalismo imperialista ha ceduto il campo al Capitalismo Globalizzato Totalizzante

I giganti della tecnologia valgono più del Giappone

6 Settembre 2021 - 18:00

Si parla continuamente di quanto i giganti della tecnologia siano ormai importanti a livello mondiale. Un confronto per avere un’idea più precisa sul fenomeno.


Ormai da qualche anno si parla dei giganti della tecnologia e del loro, sempre maggiore, peso su Borse ed economia mondiale. Un confronto reale con dei termini di paragone concreti, però, ci permette di capire meglio quale sia il vero peso.

Già da tempo, ad esempio, si sa che la sola Amazon capitalizza più dell’intero DAX30, il principale indice tedesco. Questo ci fornisce un’idea dello strapotere del colosso della tecnologia. Ricordiamo che la Germania è la prima economia europea e la quarta del mondo.

Ora abbiamo però un altro termine di paragone. É recente la notizia che il gruppo delle 4 Big della tecnologia, cioè Google (Alphabet), Apple, Facebook e Amazon, abbreviate anche con «GAFA», ha superato la capitalizzazione di tutta la Borsa di Tokyo (Tokyo Stock Exchange). Giusto per ricordarlo, la Borsa di Tokyo è la terza Borsa mondiale dietro le americane NYSE e NASDAQ.

Ebbene sì, questi quattro titoli, da soli, valgono più di tutte le corporation quotate in Giappone!

Questo ci offre lo spunto per fare alcune considerazioni sia sul mercato giapponese, sia sui big della tecnologia.

Borsa giapponese, i vecchi fasti sono un ricordo!

I più giovani non lo ricorderanno, ma c’era un tempo in cui si parlava di Giappone come oggi si parla di Cina; la Borsa di Tokyo era considerata un po’ quello che oggi sono i big della tecnologia.

Era la fine degli anni ’80 quando la Borsa giapponese, cioè la Borsa di un Paese relativamente piccolo per territorio e popolazione sul totale mondiale e non certo paragonabile per dimensioni ad USA o Cina, da sola rappresentava la metà della capitalizzazione mondiale.

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti.

Non solo la Borsa, ma proprio l’economia giapponese è sostanzialmente implosa su se stessa. Il tasso di crescita dagli anni ’90 a oggi è stato minimo e la performance della Borsa di Tokyo, tra le peggiori al mondo. Non c’è dubbio che il Giappone resti ancora oggi un’economia avanzatissima, leader in molti settori e con un’industria all’avanguardia. Ma ecco, nel 1989 si parlava di un’economia che in futuro avrebbe soppiantato quella americana.

Ancora oggi, nonostante gli effetti positivi della «Abenomics» di qualche anno fa, la Borsa giapponese fatica. Nonostante attualmente Tokyo sia ai massimi da cinque anni, negli ultimi 12 mesi ha sottoperformato l’MSCI World e anche l’MSCI Europe di circa 8 punti percentuali.

Chi pensasse di investire pesantemente sulla Borsa giapponese sperando nelle basse valutazioni, deve tenere conto che queste basse valutazioni ci sono ormai da anni (quasi decenni), ma fino a oggi sono state ampiamente giustificate da una crescita dei profitti molto più bassa rispetto agli USA. Insomma, il Giappone un posticino in portafoglio può (e deve) sicuramente averlo, ma non è il caso di eccedere troppo. Attualmente, il peso del Paese del Sol Levante sull’indice MSCI World è poco sotto il 7%. Forse è il giusto peso da dargli.

Dal Giappone alle Big-Tech

Passiamo ora ai giganti tecnologici. Qui è alquanto difficile lesinare sul loro peso in portafoglio. Si tratta di società che aumentano continuamente fatturato, utili e capitalizzazione. Certo, le valutazioni sono alte, ma rispecchiano abbastanza la forte crescita dei profitti societari di questi anni, nonché quella attesa per i prossimi.

Certo, il rischio è un eccesso di fiducia, che potrebbe essere penalizzante in caso di Mercato Orso prossimo venturo. Tuttavia, un portafoglio diversificato oggi non può prescindere da queste aziende che hanno un peso sempre più importante.

Quindi evitare una sovraesposizione, certo, ma è inevitabile che ogni portafoglio ben costruito abbia una buona presenza su queste società e su altre big del settore. Sull’indice MSCI World queste «GAFA» pesano per quasi l’11%. Considerando anche Microsoft e Nvidia, altri colossi tecnologici tra le prime dieci società dell’indice, si arriva al 15%. Tutto sommato, una percentuale abbastanza prudenziale, ma che permette comunque di partecipare ai buoni profitti di questi colossi.

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