L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 settembre 2021

La lotta tra i capitali in Euroimbecilandia si manifesta nella Bce. L'austerità espansiva contro l'eliminazione della Sovranità Nazionale, tranquilli non guardano gli interessi dei popoli e l'economia capitalistica è la vera malata

Riunione BCE 9 settembre: cosa aspettarsi

8 Settembre 2021 - 18:00

Si avvicina la riunione di settembre della BCE e tra le poche certezze si fa strada l’ipotesi di una lenta riduzione delle politiche di sostegno alle economie.


La vigilia del meeting della Banca centrale europea è caratterizzata dall’incertezza, sia per i mercati europei che per quanto riguarda le previsioni su quanto l’istituto centrale potrà decidere domani.

Ferma restando una conferma degli attuali tassi di interesse, cambio non all’ordine del giorno, tutta l’attenzione si sposta sul programma di acquisti mensili di titoli di stato.

Secondo molti esperti, la BCE potrebbe decidere un rallentamento degli acquisti decisi per affrontare la pandemia, alla luce anche della ripresa economica e del proseguire delle vaccinazioni non solo in Europa.

Niente tapering

La situazione generale, però, difficilmente potrà far mettere al centro dell’agenda della banca centrale la parola “tapering”, né la presidente Christine Lagarde dovrebbe lanciare messaggi troppo chiari in questo senso.

Allo stato attuale, il Pepp fissa dei limiti ben definiti, ovvero 1.850 miliardi di euro, disponibili fino al marzo 2022, data che mese dopo mese si avvicina, dando sempre più spazio ai ’falchi’ della BCE nel suggerire un volo verso la fine anticipata.

Ai duri e puri, però, le colombe potrebbero non lasciare troppo spazio, considerando anche le incertezze che restano nelle economie dei vari paesi, in attesa di un autunno che non mostra certezze dal fronte Covid 19.

Una riduzione graduale?

La decisione, dunque, potrebbe come spesso accade restare nel mezzo, con una qualche forma di avvio della riduzione dei finanziamenti di tipo “chirurgico”, secondo le parole della stessa Lagarde.

Lo scopo di un avvio graduale certamente resta quello di non ’spaventare’ i mercati, già oggi ’preoccupati’ per quanto accadrà domani. Il Pepp potrebbe diminuire a 60 miliardi di euro al mese rispetto agli attuali 80 miliardi, mantenendo invariato il programma di acquisto di asset.

In questo contesto, Lagarde potrebbe mantenere la sua posizione ’dovish’, affermando che si tratta soltanto di una ricalibrazione della politica monetaria, escludendo l’avvio del tapering, alla luce degli sviluppi economici attuali.

Questa possibilità era già stata ventilata nelle scorse settimane dal vicepresidente della BCE, Luis de Guindos, il quale aveva subordinato la decisione sul volume degli acquisti per l’ultimo trimestre dell’anno alla ripresa dell’inflazione e dell’economia, primi passi verso una “normalizzazione” della politica monetaria e fiscale.

Lo scontro nella BCE

A questo punto, nel consiglio direttivo la partita tra falchi e colombe si giocherà tra equilibri ’tecnico-politici’, condizionati dagli interessi dei vari paesi dell’eurozona, e le valutazioni dello staff della stessa BCE, incentrate sulle non facili previsioni circa lo stato della crescita in corso, alla luce dell’incertezza sul procedere della pandemia.

La conferenza stampa di Lagarde, tradizionalmente prevista (ore 14:30) dopo 45 minuti dal comunicato stampa sulle decisioni del consiglio, sarà un’altra occasione da seguire, in quanto la presidente dovrà stare attenta nel pesare le parole rispondendo ai giornalisti, senza lasciare troppo spazio a nessuna delle due parti in campo né scatenare volatilità sui mercati.

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