L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 settembre 2021

Le dimissioni di Marion Gruber e Phillip Krause dalla Fda (Food and drug administration) mettono all'angolo la farsa della terza dose del vaccino sperimentale, eventuale decisioni per il si accentua responsabilità precise e dettagliate per chi ha sposato l'ideologia dei vaccini che svia l'attenzione dalla crisi economica sancita il 17 settembre del 2019

Vaccino Covid: terza dose? Gli USA frenano, i motivi

18 Settembre 2021 - 11:49

La terza dose del vaccino Covid domina i dibattiti sanitari, scientifici e - soprattutto - politici: è davvero necessaria per proteggersi dalla Variante Covid. Un primo stop arriva dagli USA.


Terza dose di vaccino Covid quasi bocciata negli USA.

La necessità di rafforzare le difese immunitarie con una ulteriore iniezione Pfizer non convince gli esperti statunitensi, mentre il dibattito dilaga in diversi Paesi, Italia compresa.

Cosa ha stabilito un comitato consultivo scientifico della Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti sulla terza dose del vaccino Covid? E cosa significa la raccomandazione per la lotta alla pandemia dell’agenda Biden?

Terza del vaccino Covid nel mirino delle critiche in USA

Un comitato consultivo chiave della Food and Drug Administration ha respinto, in modo schiacciante, il terzo richiamo Pfizer dai sedicenni in su, approvandoli invece solo per le persone di età pari o superiore a 65 anni o ad alto rischio.

Il voto - il primo sui richiami negli Stati Uniti - è stato subito letto come un duro colpo per la strategia dell’amministrazione Biden di rendere disponibili vaccini extra alla maggior parte degli adulti completamente immunizzati negli Stati Uniti, otto mesi dopo aver ricevuto una seconda dose.

Il lancio doveva iniziare la prossima settimana secondo l’agenda Biden-Fauci. Perché sta dominando la cautela verso la terza dose?

Stando ai membri del comitato, i dati di Pfizer sembravano ancora mostrare che la doppia iniezione forniva protezione contro malattie gravi o ospedalizzazione e non provavano con sufficienti evidenze che un terzo richiamo avrebbe arginato la diffusione dell’infezione.

Alcuni hanno anche criticato la mancanza di dati secondo cui un’iniezione aggiuntiva sarebbe sicura per i più giovani. Nel mirino dei dubbi, per esempio, c’è la questione della miocardite, infezione al cuore risultata soprattutto in alcuni giovani uomini dopo la vaccinazione Pfizer.

Inoltre, nella sua domanda di approvazione, la casa farmaceutica interessata ha presentato dati sulla sicurezza solo su circa 300 adulti di età compresa tra 18 e 55 anni che hanno ricevuto una vaccinazione di richiamo, una dimensione del campione che molti membri hanno ritenuto troppo piccola.

Il dibattito è in corso e la FDA ha l’ultima parola sulle approvazioni dei vaccini. Sebbene non sia obbligata a seguire le raccomandazioni del comitato, in genere lo fa. È probabile che l’agenzia emetta una decisione entro l’inizio della prossima settimana.

Il piano Biden-Fauci sta crollando?

In una situazione ancora incerta e non ottimale per quanto riguarda la circolazione della variante Delta, Biden - supportato dal consulente Fauci - aveva azzardato la data del 20 settembre per iniziare la campagna della terza dose.

In attesa, ovviamente, del parere della FDA e della scienza. Ora quel via libera sembra che sarà molto ridimensionato, anche se, a seconda di come viene definita la “categoria ad alto rischio”, decine di milioni di americani potrebbero in teoria essere idonei per ulteriori iniezioni del vaccino Pfizer.

Da sottolineare che a gennaio, molto prima che le prime dosi di vaccino contro il Covid-19 fossero disponibili anche per la maggior parte degli americani, gli scienziati che lavoravano sotto il dott. Anthony Fauci presso l’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive stavano già pensando a potenziali colpi di richiamo.

L’immunologo USA resta convinto che i booster saranno utili e necessari. Tuttavia, come riportato da Cnn, Fauci ha sottolineato che nessun singolo studio o dato ha spinto Biden o i membri del team della Casa Bianca a concludere che il potenziamento era assolutamente necessario.

La raccolta di prove di immunità in declino combinata con risme di ricerca è stato un fattore. Ora le decisioni cruciali sono nelle mani dei regolatori, in attesa del giudizio della FDA e del CDC su come dovrebbe procedere la nazione.

Intanto, mentre il mondo sviluppato si interroga sulla terza dose, da più parti si insiste su un’altra ricetta contro il Covid: vaccinare i non immunizzati in tutto il mondo. Altrimenti, le varianti avranno ancora terreno fertile.

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