L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 settembre 2021

Linea rossa - Il putridume della palude dell'influenza covid rilascia sempre più miasmi maleodoranti, istituzioni e multinazionali farmaceutiche unite nell'unico disegno di attaccare il sistema immunitario del genere umano. Primo step

I casi in crescita

Variante Delta, cosa si sta scoprendo su infezioni e ricoveri dei bambini
Entro il mese BioNTech chiederà l’autorizzazione per il vaccino anti Covid nella fascia sopra i 5 anni

di Nicola Barone
10 settembre 2021

Villani(Bambin Gesù):sì a vaccino bambini, hanno diritto a tutela

Con i numeri che danno ormai in crescita stabile i contagi nelle fasce più giovani in molte parti del mondo (menzogne) aumenta il livello di attenzione degli scienziati sulle conseguenze immediate, ma potenzialmente anche a lungo termine, del Covid. Una progressione dei casi che se in larga parte è spiegabile con le caratteristiche della variante Delta include ormai un ampio comparto di studio su cui si concentrano i ricercatori.

Il ruolo chiave della immunità innata

Secondo alcuni studiosi intervistati dalla rivista Nature, a proteggere meglio finora dal Covid i bambini sarebbe stata la loro risposta immunitaria innata e cioè la reazione primitiva ma rapida ai patogeni. Il punto aperto è quello di riuscire a capire se questa capacità verrà mantenuta nel tempo con SARS-CoV-2 in fase di mutazione incessante (è proprio della flessibilità del sistema immunitario che bisogna tener conto e non della rigidità dei vaccini sperimentali a modificazione genetiche). Al momento mancano evidenze utili a dimostrare che i bambini siano più vulnerabili o colpiti dalla variante Delta rispetto alle altre, il fatto che stanno iniziando ad essere una parte più consistente di infezioni e ricoveri potrebbe essere essenzialmente dovuto all’alto tasso di trasmissione della Delta e all’esclusione di una quota importante dei piccoli dal vaccino. Anche altri fattori giocherebbero in funzione protettiva come una ridotta infiammazione, il minor numero di monociti (cellule infiammatorie che agiscono come un ponte tra il sistema immunitario innato e quello adattativo) ma maggiore di cellule T, importanti per imbastire una prima risposta degli anticorpi.

Attesi da Ema in autunno dati sul vaccino

«Aspettiamo di ricevere almeno per alcuni vaccini dei dati nel corso dell’autunno, così da capire, a partire dalla fascia 5-12 anni, se il rapporto positivo benefici-rischi resta valido» anche nei bimbi più piccoli. È quanto ha spiegato Marco Cavaleri, responsabile vaccini e prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Agenzia europea del farmaco. Quanto agli adolescenti che già possono essere immunizzati, l’esperto ha confermato come positivo il rapporto benefici-rischi dei due vaccini anti-Covid a mRNA, ossia Pfizer/BioNTech e Moderna, autorizzati per l’uso dai 12 anni in su. Dal canto suo la tedesca BioNTech è sul punto di chiedere l’autorizzazione alle autorità regolatorie. Si tratta dello stesso prodotto usato per gli adulti, come spiegato allo Spiegel dalla cofondatrice Ozlem Tureci, «ma verrà somministrato in dosi minori e avrà bisogno di temperature meno basse» per la conservazione. BioNTech sta già preparando la produzione e conta sulla distribuzione già da metà ottobre.

Villani: terapie intensive pediatriche non sono pronte (dose di terrore ingiustificato)

«Pur nel rassicurare i genitori rispetto alle conseguenze del SARS-CoV-2 nei bambini, va ricordato che i virus si perfezionano per diventare più cattivi e dobbiamo esser preparati. Tanto più che la situazione delle terapie intensive pediatriche in Italia, oggi, non è calibrata per un impatto importante che si è visto ad esempio negli Usa o in altri Paesi». Per Alberto Villani, direttore dell’Unità operativa complessa di Pediatria generale e malattie infettive del Bambino Gesù, «i decessi per Covid in bambini fino a 18 anni sono stati fino a oggi poco più di 30» ma ci sono sempre più casi di «infiammazione sistemica, la MIS-C, complessa da curare». E non bisogna sottovalutare i danni che SARS-CoV-2 provoca a lungo termine nei giovanissimi «che sono sia a livello neurocomportamentale che organico. E, come mostra l’epigenetica, una piccola cosa in un organismo in accrescimento ha un grande valore in prospettiva. Ad esempio, una malattia virale che viene contratta nei primi anni di vita segna e può compromettere i polmoni negli anni a venire». Secondo i calcoli dell’American academy of pediatrics nella settimana chiusa il 2 settembre si sono contati oltre 250 mila bambini positivi (tamponi farlocchi e non solo), il maggior numero su una forbice di sette giorni dall’inizio della pandemia. La gran parte non sono casi gravi, ma il Washington Post ha riportato che a martedì quasi 2.400 bimbi erano ricoverati in ospedale a livello nazionale con oltre 5 milioni i bambini risultati positivi al virus da inizio pandemia.

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