L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 settembre 2021

Non è vero che solo i drogati hanno il cervello fuso ma anche autorevoli personaggi. I vaccini sperimentali danno una copertura di sei mesi, devi obbligare anche i neonati alla vaccinazione sperimentale, e le varianti possono provenire dal resto del mondo. Puntare all'immunizzazione naturale no? e curare fin dai primi sintomi con le cure appropriate e non con la Tachipirina e la Vigile Attesa, si potrebbe fare?

Obbligo di vaccino, cosa pensa Fondazione Gimbe?
RICCARDO BARBIN 9 SETTEMBRE 2021


Obbligo di vaccino sì o no? Per Cartabellotta «Dal punto di vista scientifico, tutte le carte sono in regola per istituirlo»

«A fronte di un dibattito politico e di una comunicazione pubblica che rincorrono percentuali target di copertura vaccinale, va ricordato che oggi non ci sono i presupposti epidemiologici per conquistare l’immunità di gregge, in grado di proteggere i non vaccinati grazie a un’alta percentuale di persone non più suscettibili al contagio, perché vaccinate o guarite». Lo dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che il 9 settembre pubblica il monitoraggio Covid relativo alla settimana 1-7 settembre. L’immunità di gregge «è una chimera», spiegano da Gimbe, per una serie di motivi: oggi nessun vaccino è approvato al di sotto dei 12 anni compiuti e «sono oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, tra cui il virus continua a circolare liberamente».

CARTABELLOTTA: CARTE IN REGOLA PER OBBLIGO DI VACCINO

«L’obiettivo di salute pubblica da seguire è vaccinare tutti coloro che non presentino controindicazioni, sia per una protezione individuale da malattia grave o decesso in particolare tra gli over 50 sia per ridurre al minimo la circolazione virale. Visto che quest’obiettivo è oggi basato su robuste evidenze, spetta alla politica scegliere la strategia per centrarlo: dal punto di vista scientifico tutte le carte sono in regola per istituire l’obbligo vaccinale».

Inoltre, prosegue Cartabellotta, «i vaccini anti Covid-19 approvati non sono sterilizzanti, cioè non conferiscono un’immunità totale contro il virus e anche chi è vaccinato ha una probabilità di infettarsi e trasmettere il virus. Al momento in Italia l’efficacia del vaccino verso l’infezione si attesta sul 78%». Inoltre l’efficacia dei vaccini inizia a ridursi dopo circa 6 mesi dalla fine del ciclo vaccinale, soprattutto tra i più giovani e infine la disomogeneità nell’accesso ai vaccini, con meno del 2% della popolazione con almeno una dose nei Paesi a basso reddito, contribuisce all’elevata circolazione del virus e all’emergere di nuove varianti.

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