L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 settembre 2021

Non sanno più argomentare e allora con la bava alla bocca attraverso le loro televisioni scagliano anatemi, non capiscono che più irrigidiscono il loro comportamento e più si disvela la menzogna. D'altra parte questa isteria è figlia della paura hanno capito che non conquisteranno mai quella parte pensante silente a fare da cavia al loro vaccino sperimentale e a nulla servirà il loro Passaporto anzi ulteriore conferma del loro agire criminale

Cazzola, nomen omen



Anna Lombroso per il Simplicissimus

«Il ministro Lamorgese richiami in servizio Bava Beccaris che sa come trattare questa gente, questi terroristi», proclama con la bava alla bocca, è proprio il caso di dirlo, Giuliano Cazzola, editorialista de Il Riformista e candidato per +Europa (non eletto) alle Regionali emiliane del 2020, invitato in veste di opinionista a Stasera Italia.

“Si lamentano di essere oggetto di intimidazioni, minacce e attacchi da parte di chi è contrario all’obbligo surrettizio di vaccinazione imposto dal Green pass, ma sono i primi a soffiare sul fuoco dello stigma sociale, della provocazione gratuita, dell’odio e della divisione“, rintuzza schiumante di rabbia riferendosi a coloro che stanno per manifestare nelle stazioni contro l’imposizione del Green pass sui treni a lunga percorrenza.

A volte assistiamo a un fenomeno meraviglioso, un ometto da solo riesce ad incarnare icasticamente la trasformazione aberrante che hanno subito valori e ideali.

E difatti eccolo qua quello che col tavolino a tre gambe vorrebbe richiamare in servizio il boia che 123 anni fa fece sparare sulla folla milanese dei moti del pane che protestava per il rincaro del costo del grano, mietendo 80 vittime, uomini, donne e bambini, dirigente generale del Ministero del Lavoro, dopo essere stato per quasi un trentennio sindacalista nella CGIL, fin quando lasciò l’incarico sindacale per entrare nella segreteria del Partito Socialista. Poi via via in una spericolata corsa al tradimento, eletto nel Popolo delle Libertà, consulente dell’aspirante Nobel per l’Economia, Renato Brunetta, relatore in questa veste delle “riforme” del Lavoro di Berlusconi prima di giurare fedeltà a Monti fino a candidarsi con la sua Scelta Civica.

Possiamo consolarci, alcune delle sue scelte dimostrano una incapacità accertata di mettersi coi “vincenti” (aderisce perfino al Nuovo Centrodestra di Alfano e poi con Più Europa pur di aggiudicarsi, invano, un seggio), malgrado la scriteriata smania di mettersi al servizio di cause ignobili. E quindi sarebbe da raccomandare alle lobby farmaceutiche e alle autorità assoggettate ai loro interessi, che stanno agendo per la soppressione dei diritti e delle garanzie democratiche, di guardarsi da certi ideologi.

Ma chi li tiene? Ormai non c’è organo di stampa, che non si scagli contro i novax, non c’è cronista che non sia così audace da avventurarsi nei loro covi, viaggiando, cito dal Fatto Quotidiano, nei gruppi che organizzano la caccia contro le star della Scienza, non c’è opinionista che fino a ieri denunciasse il giornalismo embedded delle grandi testate che non si dia pena per il sacrificio professionale e umano dei colleghi intimoriti e presi a ceffoni, reclamando misure esemplari per questa escalation di violenza, che, si capisce, contraddistingue questo movimento oscuro, primitivo, barbaro malgrado agisca modernamente nelle chat, dove, si dice, orchestri repulisti contro Bassetti e Pregliasco e pogrom contro i politici.

Mica c’è da stupirsi, come tutte le azioni, come ogni esercizio di potere, repressione, maniere forti, censura devono essere conservati nella mani di chi sta in alto in regime di esclusiva.

Quindi solo loro e i loro ripetitori sono legittimamente autorizzati a discriminare, emettere condanne, sanzionare, emarginare, ridurre alla fame estromettere dal cosiddetto consorzio civile chi obietta, critica, dubita, ben prima che reagisca, anche solo immaginando che il suo rifiuto e la sua diserzione possa seminare il germe della sfiducia.

Solo loro posseggono una tale considerazione della superiorità morale che li contraddistingue, da esigere che i non allineati cadano sotto il peso della pubblica disapprovazione fino all’anatema, all’ostracismo, virtuale e fisico, come succede da mesi nei quali autorevoli filosofi vengono trattati da macchiette, augusti scienziati da babbioni rincoglioniti e gente normale con un discreto curriculum di studi e professionale, di provata fede antifascista a differenza di Cazzola, dotata di un cursus studiorum che permette di paragonare con competenza situazioni storiche segnate dalla lesione dei diritti e dalla repressione di minoranze, come riprovevoli spostati, condizionati dalle destre, peraltro ben rappresentate nell’esecutivo, ostaggio di provocatori fino a diventarlo essi stessi.

Ormai la moda è questa, stanare l’anarco insurrezionalista che si nasconde in plurivaccinati che non credono ai benefici dei prodotti obliquamente imposti, che alberga in chi vede nel green pass uno strumento pericoloso di discriminazione, la cui applicazione si vuole estendere in forma di scorciatoia per favorire un ricambio occupazionale. Già da mesi gente vittima della gestione pandemica scesa in piazza è stata dispersa, identificata e sottoposta a linciaggio mediatico, poco ci vuole che qualsiasi protesta contro le “autorità” e la politica governativa segua la stessa sorte, come è successo coi No Tav che hanno impersonato il disordine orchestrato dei professionisti della “destabilizzazione”, come succede coi lavoratori che protestano e che pare congruo investire durante un picchetto.

Eh sì, il Cazzola guarda lontano a chiedere pugno di ferro, vedi mai che proprio come successe dopo il sangue sui morti del pane, qualcuno non pensi di detronizzare i re e i loro generali.

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