L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 settembre 2021

Norvegia - Nessuno vero cambiamento il CAPITALISMO GLOBALE TOTALIZZANTE continua a governare

NORVEGIA. ELEZIONI GENERALI: I CONSERVATORI DEL PREMIER ERNA SOLBERG SCONFITTI DAI LABURISTI DI JONAS GAHR STØRE

15 Settembre 2021

(Foto: CC BY-SA 4.0 MapChart.net).

di Alberto Galvi –

Alle elezioni generali in Norvegia l’opposizione di sinistra guidata dal leader del partito laburista Jonas Gahr Støre ha ottenuto una vittoria schiacciante. Il leader laburista è stato anche ministro degli Esteri dal 2005 al 2013 sotto l’allora primo ministro Jens Stoltenberg. Støre è diventato leader del partito quando Stoltenberg è stato eletto segretario generale della NATO (North Atlantic Treaty Organization).
Il leader laburista ha spodestato la coalizione di centrodestra guidata dal primo ministro conservatore Erna Solberg al potere dal 2013.
Al centro della campagna elettorale terminata in questi giorni c’è stata la posizione della Norvegia come grande produttore di petrolio e gas dell’Europa occidentale. Il settore petrolifero rappresenta il 14 per cento del Pil norvegese, oltre al 40 per cento delle sue esportazioni, e la Norvegia ha il più grande fondo sovrano del mondo, che oggi vale 1,4 trilioni di dollari.
Il paese ha 5,4 milioni di abitanti: in queste elezioni quasi 3,9 milioni di norvegesi avevano diritto al voto e più di 1,6 milioni di loro hanno votato anticipatamente. L’affluenza alle urne è stata del 76,3 per cento, in calo rispetto a oltre il 78 per cento della volta precedente.
Støre aveva chiesto una transizione graduale dall’economia petrolifera, mentre i Verdi avevano chiesto la fine immediata dell’esplorazione petrolifera.
I laburisti hanno promesso una politica industriale che sosterrà le energie alternative come quella eolica, mentre i conservatori erano per una transizione dai combustibili fossili che hanno reso ricca la Norvegia.
Per formare un gabinetto duraturo Støre potrebbe aver bisogno di persuadere altri partiti e avviare negoziati con il Centro, che difende principalmente gli interessi della base rurale, e la Sinistra socialista, forte sostenitore delle politiche ambientali.
Støre durante la sua campagna elettorale ha promesso di combattere la disuguaglianza tagliando le tasse per le famiglie a basso e medio reddito, aumentando di conseguenza le tasse per i ricchi. Inoltre ha promesso di mediare sulle relazioni della Norvegia con l’Unione Europea, specialmente in tema di politica energetica.

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