L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 settembre 2021

Quel ciarlatano di Draghi, lo stregone maledetto, apre bocca e gli da fiato, a parte il tono pacato escono da quella bocca delle parole odiose vigliacche e violente da cui traspare la volontà di intimorire e incutere paura&terrore. Lo invitiamo senza scorta a prendere i carri merci dei pendolari, dove TUTTI i boiardi nessuno escluso, si guardano bene da evidenziare come il Passaporto dei vaccini sperimentali in queste zone è una presa in giro e dove se ci fosse qualcuno a pretenderlo sarebbe preso con sberleffi e grasse risate

OBBLIGO VACCINALE/ Draghi tira dritto senza la sponda dell’Europa (e dell’emergenza)

Pubblicazione: 03.09.2021 - Antonio Fanna

Un Draghi più decisionista del solito ha dettato la linea per i prossimi mesi: obbligo vaccinale per tutti. Ma l’emergenza non c’è

Mario Draghi (LaPresse)

Un Mario Draghi più decisionista del solito ha dettato la linea per i prossimi mesi: nessun ripensamento sul green pass, estensione del suo impiego, obbligo vaccinale dietro l’angolo con terza dose in vista per le categorie fragili, ferma condanna del fronte no vax, scarsa preoccupazione per le tensioni politiche delle ultime settimane nella coalizione di governo. Un Draghi concentrato sulle riforme che l’esecutivo deve varare nel rispetto del calendario disposto dal Pnrr, disinteressato alle manovre in vista della successione di Sergio Mattarella (“Trovo un po’ offensivo pensare al Quirinale come altra possibilità, anche nei confronti del presidente della Repubblica”), sicuro della compagine che lo sostiene.

“Secondo me Lamorgese ha lavorato molto bene”, ha detto il premier con una difesa non d’ufficio del ministro dell’Interno, “i numeri di quest’anno non sono spaventosi, ci sono stati anni molto peggiori”. Sui rapporti con la Lega, Draghi distingue: da un lato, “il chiarimento politico lo fanno le forze politiche, è chiaro che è auspicabile una convergenza e una stagione di disciplina”; dall’altro “il governo va avanti perché ha l’appoggio del Parlamento e i rapporti tra i ministri sono buoni”. Una sottolineatura sottile: come dire che i problemi sono tutti all’esterno dell’esecutivo.

La determinazione di Draghi è apparsa chiara quando, durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio, ha risposto in modo lapidario a due interrogativi molto precisi: se il governo stesse valutando l’ipotesi di rendere obbligatori i vaccini e di passare alla terza dose. “Sì a entrambe le domande”, è stata la secca replica del presidente del Consiglio. Quanto all’estensione del green pass, “il ministro Speranza e io ne stiamo discutendo l’orientamento”. Anche qui, le parole hanno il loro peso: Draghi si consulta con Speranza, non con altri. Poi ci sarà pure una cabina di regìa “come ha chiesto il senatore Salvini”, ma “la direzione è quella”. Cioè allargamento, in primis verso i dipendenti pubblici per i quali il lavoro a distanza volge al termine.

Quanto all’obbligo vaccinale, “è già disposto per il personale sanitario e la sua estensione è una possibilità a disposizione del Parlamento”. Non ci sarebbero ostacoli né legislativi né procedurali, fa intendere Draghi. Pare non sia necessario attendere l’Agenzia europea del farmaco e neppure l’Aifa. La decisione sarà presa in base all’andamento della campagna vaccinale delle prossime settimane. Quindi, per ora, il vaccino rimane solo fortemente raccomandato. Nonostante le parole di Draghi, gli ostacoli politici verso l’obbligo sono ancora troppi. Dall’Europa non arrivano sponde, visto che il green pass vige soltanto in Italia e Francia. E anche tra gli esperti restano le divergenze: il ritorno dei contagi in Paesi che sembravano Covid free, come Israele, impone prudenza anche a virologi e immunologi. Senza obbligo diretto, resta perciò soltanto un’altra strada, quella del green pass che finirà per costringere la gente a vaccinarsi anche solo per uscire di casa.

I dati del contagio sono rimasti sullo sfondo della conferenza stampa di Draghi. D’altra parte, al momento non ci sono emergenze. Una sola regione in giallo e ricoveri ospedalieri largamente sotto controllo. Oltre il 70% della popolazione con più di 12 anni ha già fatto anche la seconda dose. L’obiettivo posto dal commissario Figliuolo di arrivare all’80% di immunizzati a fine ottobre è a portata di mano. Nella scuola, nonostante le proteste dei no vax, è stato superato il 90%. Secondo le ultime stime, l’immunità di gregge in Italia sarà raggiunta il 25 settembre. C’è davvero bisogno che il governo drammatizzi ulteriormente la situazione?

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