L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 settembre 2021

Saif al-Islam Gheddafi è responsabile per aver combattuto la rivoluzione colorata innescata dalla Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna che con i loro successivi bombardamenti umanitari, insieme alla traditrice Italia, hanno portato la Libia nel caos attuale e hanno braccato con una violenza inaudita e ucciso come una bestia il padre Gheddafi

IL BLOG
07/09/2021 09:32 CEST | Aggiornato 20 ore fa

Il ritorno di Saif al-Islam Gheddafi. Niente da dichiarare?

Possibile che l’Europa, fondamentale per l’istituzione della Corte penale internazionale, non abbia niente da dire - o fare?

Marco PerducaCoordinatore www.ScienceForDemocracy.org - Sherpa V20

JASON FLORIO VIA CORBIS VIA GETTY IMAGES

“Il mondo ha un problema con la candidatura di Saif al-Islam Gheddafi alle elezioni presidenziali”, ha affermato recentemente il vicesegretario di Stato americano per gli affari del Vicino Oriente, Joey Hood, chiarendo che chiunque si candidi alle elezioni libiche è “una questione che deve decidere il popolo libico”, come a dire aspettiamo che lo blocchino i suoi.

Quel che Hood, e tutti gli altri osservatori della Libia, avrebbero dovuto dire è che la giustizia internazionale ha un problema col secondogenito di Gheddafi perché da una decina di anni pende su di lui un mandato di cattura internazionale per come organizzò la repressione della primavera libica del 2011.

Il mondo si è ricordato di Saif al-Islam il 5 luglio del 2016, quando il “governo” di Zintan, in forza di un’amnistia adottata l’anno prima dal “governo” di Tobruch lo scarcerò. Dal 2017 avrebbe scelto la città di Baida nell’est della Libia come base e, pare in combutta con Haftar; abbia poi negoziato la sua definitiva libertà. La questione dell’amnistia nei confronti della famiglia Gheddafi occupa i libici da anni ma oggi non ci interessa qui.

Le milizia che lo scarcerarono decisero di non trasferirlo alla Corte penale internazionale, CPI, giustificandosi perché a loro nessuno aveva chiesto niente. Notoriamente le istituzioni internazionali hanno relazioni coi governi e non con gruppi paramilitari.

Il governo libico sostenuto dall’Onu condannò il suo rilascio e l’ufficio del Procuratore della CPI invitò la Libia - e tutti gli altri stati - ad arrestarlo e consegnarlo all’Aia ricordando che “la Libia è obbligata ad arrestare e consegnare immediatamente Gheddafi indipendentemente da qualsiasi presunta legge di amnistia”.

Nel maggio 2018, la Corte internazionale torno alla carica con la richiesta di arresto e consegna. Nel marzo 2020, la CPI confermò che per lei il caso di Saif al-Islam era ammissibile nonostante una sentenza libica del 2015 adottata in contumacia e quindi da non ritenersi definitiva ai sensi del diritto libico.

All’inizio di settembre 2021, il sito Afrigate ha scritto che Saif al-Islam ha annunciato ieri che si candiderà alle elezioni presidenziali che si terranno il 24 dicembre di quest’anno. La dichiarazione, di cui però non si trava altra traccia, sarebbe stata fatta nel 52° anniversario della Rivoluzione di Al-Fateh, il colpo di stato libico del 1969 compiuto contro il defunto re libico Muhammad Idris Al-Senussi.

La stessa notizia svela che il consigliere dell’Unione tribale libica, Khalifa Al-Ghweil, ha dichiarato al sito che Saif Al-Islam rilascerà una dichiarazione ufficiale “presto”, sottolineando di aver annunciato la sua intenzione di candidarsi alla presidenza della Libia già in una conferenza stampa in Tunisia nel 2018.

A parte quanto dichiarato dal vice-segretario di Stato americano, possibile che l’Italie e l’Europa, che sono stati fondamentali per l’istituzione della Corte penale internazionale, non abbiano niente da dire - o fare?

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