L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 settembre 2021

Si all'obbligo vaccinale No all'umiliazione del Passaporto dei vaccini sperimentali

08 Settembre 2021 11:33
Alessandro Barbero spiega le ragioni del No al Green Pass

Thomas Fazi


In un'intervista di oggi al "Corriere della Sera", Alessandro Barbero spiega le ragioni (sacrosante) della sua opposizione a quella mostruosità giuridica e morale che è il green pass:

«La frase più importante dell'appello è la prima: siamo preoccupati perché la disposizione vigente "estende, di fatto, l'obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico". Il governo ritiene di poter togliere alla gente diritti fondamentali, neppure civili o politici, ma umani, come quello di accedere a un ospedale o a una lezione universitaria, tanto da non far sentire una parola per dire almeno che è preoccupato e dispiaciuto di doverlo fare, e senza prendersi la responsabilità di rendere obbligatorio per legge il vaccino, misura con cui io, sia pure non senza dubbi, alla fine sarei d'accordo. C'è poi nel testo un accenno anche al mondo del lavoro in generale: non si tratta di essere indifferenti alla sicurezza di chi lavora, ma ci sono misure umilianti di cui è impossibile vedere l'utilità: penso a quegli operai o poliziotti che non possono mangiare in mensa seduti accanto ai colleghi, con i quali, però, hanno lavorato fianco a fianco fino a un minuto prima».

Insomma, Barbero conferma in pieno quanto scrivevo ieri:
Il fatto che Barbero sia o meno a favore dell'obbligo vaccinale non inficia di una virgola il suo ragionamento contro il green pass, che è molto semplice: il green pass è illegittimo proprio perché rappresenta una forma di vaccinazione obbligatoria surrettizia (de facto ma non de jure). È *questo* a renderlo inaccettabile. Se lo Stato vuole introdurre l'obbligo vaccinale - dice Barbero - se ne assumesse la responsabilità. Sarebbe a dire che il green passa va rigettato *a prescindere* dall'opinione che uno abbia a proposito dell'obbligo vaccinale, proprio perché rappresenta un modo per spoliticizzare una decisione che invece è squisitamente politica, e bypassare così la ricerca del consenso (e già qui, cari compagni per il green pass, avete preso una cantonata colossale). In altre parole, sarebbe nell'interesse di *tutti* - non solo di chi è favorevole, ma anche di chi è contrario - che lo Stato si assumesse la responsabilità di (cercare di) introdurre l'obbligo vaccinale, poiché almeno questo permetterebbe di avere un dibattito pubblico nel merito. Permetterebbe, insomma, di *politicizzare* la questione. Di avere un minimo di dialettica democratica. Che è esattamente quello che l'attuale strategia cerca di evitare.




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