L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 settembre 2021

Si vuole formalizzare l'Italia colonia permanente della Francia, Draghi, lo stregone maledetto, e TUTTI i partiti in Parlamento traditori della Patria. Mattarella Mattarella bah

TRATTATO DEL QUIRINALE/ Forte: conviene solo alla Francia, non va firmato

Pubblicazione: 15.09.2021 - int. Francesco Forte

Il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia potrebbe essere firmato entro fine anno. Ma i rischi per il nostro Paese sembrano essere maggiori dei benefici

Emmanuel Macron durante un recente discorso pubblico (LaPresse)

Secondo quanto riportato da Repubblica, il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia non solo dovrebbe essere firmato entro la fine dell’anno, ma sarebbe già pronta una bozza di 13 pagine “approvata da parte francese, al vaglio dell’Italia per le ultime correzioni”. Il quotidiano romano spiega che sarebbe prevista una cooperazione tra Roma e Parigi a più livelli, dalla difesa all’industria, dall’energia alle politiche europee su migranti e riforma del Patto di stabilità. Secondo Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, c’è più di una ragione perché questo Trattato non deve essere firmato.

Professore, cosa non la convince di questo Trattato?

Guardiamo anzitutto alla situazione economica della Francia: ha un disavanzo elevato nella bilancia dei pagamenti con l’estero e anche un grosso problema legato al fatto che il cosiddetto modello renano è in crisi. Di fatto la Francia ha un’economia instabile e una finanza che sfrutta il risparmio italiano e lo usa per pagare i propri debiti. Ma non è tutto, perché rapporti più stringenti tra Roma e Parigi possono crearci problemi dal punto di vista bancario, petrolifero e tecnologico.

Cosa intende dire?

Nel nostro sistema bancario c’è già una forte influenza francese che può ulteriormente aumentare. Come dimenticare poi gli interessi confliggenti di Eni e Total in Nord Africa e nel Mediterraneo? Dal punto di vista tecnologico, siamo più avanzati della Francia, ne abbiamo avuto riprova settimana scorsa con il successo dei test Eni per un metodo di produzione di energia nucleare che si prospetta come migliore rispetto a quello francese. Non scordiamo infine che la nostra industria aerospaziale è un’eccellenza mondiale. E tenendo conto del diverso livello di golden share esistente nei due Paesi, per cui è più facile che un’azienda italiana passi in mano francese piuttosto che il contrario, come possiamo essere tranquilli? Come possiamo pensare che questo Trattato possa essere equilibrato?

In pratica ci ha detto che a livello economico il Trattato converrebbe più alla Francia che all’Italia. E a livello politico?

In questo caso bisognerebbe chiedersi da un lato se Macron rappresenti ancora tutta la Francia. Ritengo di no, mi pare che il Paese sia frammentato e non ci sia una chiara prevalenza di una parte politica sulle altre. Dall’altro lato occorre domandarsi se un Trattato detto del Quirinale possa essere firmato in pieno semestre bianco. Credo tuttavia che la vera obiezione politica a un accordo di questo tipo tra Italia e Francia sia un’altra.

Quale?

Noi non possiamo e non dobbiamo più fare trattati bilaterali con altri Paesi europei, ma ne dobbiamo fare uno europeo multilaterale. Questo in primo luogo perché non essendoci più un interesse americano a gestire il mondo nel suo complesso, occorre che ci sia una politica europea comune di difesa. Bisogna quindi arrivare a un trattato che includa tutti i Paesi dell’Ue, o quanto meno i principali.

Come si può raggiungere un risultato del genere viste le divisioni, anche recenti, tra i Paesi membri?

Io sono ottimista, anche perché il multilateralismo ha fatto passi avanti a livello europeo dal whatever it takes di Draghi in poi. L’anno scorso poi si è stati in grado di creare la struttura del Next generation Eu.

Secondo lei, c’è contezza da parte italiana del fatto che non conviene firmare questo Trattato?

Per ora mi sembra di no. Anche perché tutto procede sottotraccia. Guardando all’arco parlamentare credo però che il centrodestra sarebbe contrario, M5s non direbbe sì in maniera compatta e dunque i favorevoli al Trattato sarebbero una minoranza.

A suo modo di vedere, Draghi come la pensa?

In linea teorica dovrebbe essere contrario, del resto è stato lui stesso a dar inizio a una politica bancaria europea comune. Tuttavia il Draghi politico, a differenza del Draghi monetario, non è chiaro e lineare nelle sue azioni, anzi, per certi aspetti è anche incomprensibile. Per esempio, ha scelto come suo consulente Giavazzi. E non credo che i due la pensino allo stesso modo su tutto.

Resta il fatto che Draghi sembra avere un buon rapporto con Macron e che, stando ai media, nel loro ultimo incontro a Marsiglia a inizio mese i due abbiano parlato, tra le altre cose, proprio del Trattato del Quirinale…

Forse Draghi sta cercando di arrivare a una versione del Trattato in qualche modo riequilibrata, in modo che possa essere firmata. Del resto ha dovuto anche cercare di riequilibrare i rapporti con la Cina praticamente appena insediatosi a palazzo Chigi (per questo ha preso gli schiaffi da Xi Jinping).

(Lorenzo Torrisi)

Nessun commento:

Posta un commento