L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 settembre 2021

Silenzioso come un gatto il CROLLO CLIMATICO si sta sostituendo/accompagnando all'influenza covid. La Strategia della Paura instaurata l'11 settembre del 2001 voluta ed organizzata dal CAPITALISMO GLOBALE TOTALIZZANTE si dispiega, è l'unico strumento per fronteggiare le masse sempre più impoverite, tant'è che si è consolidata la paura&terrore come metodo di governo

Cosa farà il”comunismo” ecologista

Maurizio Blondet 18 Settembre 2021

Con il Forum sul Clima s’è aperta la fase “comunista” dell’Impostura globale: la fase cioè della riduzione in miseria programmata per la maggior parte degli uomini e dell’esproprio generale dei risparmi e della piccola proprietà degli impoveriti attraverso la patrimoniale.

«Con l’accordo di Parigi ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali”, ha sancito Mario Draghi a nome e per conto delle elites mondiali. “Stiamo venendo meno a questa promessa. Se continuiamo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo con conseguenze catastrofiche»

Per uno scopo irrealizzabile e basato su pseudo scienza – azzerare l’anidride carbonica prodotta dall’uomo che lorsignori incolpano senza fondamento del “riscaldamento globale” – hanno già annunciato un rincaro del 40 dell’energia elettrica, gas e riscaldamento: aumento dovuto in gran parte non ai rincari delle materie prime, bensì alle normative imposte per “punire” aziende e privati che emettono troppa anidride carbonica. La BCE ha già annunciato che punirà le banche che fanno investimenti a suo dire “inquinanti”.

Questo rincaro peserà sulle famiglie a ciascuno di noi, ci costerà 500-700 euro all’anno a testa. È essenziale capire che non si tratta di un fatto imprevisto, a cui Draghi si opporrà alleviando le famiglie.

Al contrario, è un evento programmato, progettato e voluto – che sarà perseguito fino in fondo.

Il progetto è contenuto esplicitamente nella Stern Review, il rapporto sul Clima preparato da Nicholas Stern, economista e fanatico ecologista, preparò per Tony Blair nel 2006.

Stern dice che il vero modo per scongiurare il “catastofico” riscaldamento globale e avviare una radicale decarbonizzazione, è ridurre i consumi dei popoli occidentali industrializzati ai livelli dei consumi pre-industriali. Detto altrimenti, fare in modo che alla gente l’energia elettrica, gas, benzina e gasolio da riscaldamento costi i due terzi delle proprie entrate – concretamente, diciamo noi, chi guadagna 1000 euro al mese deve spenderne 700 per luce e gas e carburanti e combustibili, in modo da essere costretto a risparmiare e a non sprecare energia emettendo tonnellate di CO2. Spendere i due terzi del proprio reddito per l’energia è quanto spende il consumatore del terzo mondo; Stern programma dunque freddamente l’arretramento delle popolazioni occidentali al livello di povertà del terzo mondo. Per la popolazione inglese, raccomanda un ritorno ai consumi della seconda guerra mondiale, età dei razionamenti e delle tessere alimentari. Allora erano razionati elettricità e carburante, il cibo era razionato con le tessere alimentari che prescrivevano il numero di grammi di margarina o sugna assegnabile a ciascuno. Inutile dire che Stern, fanatico ideologico, suggerisce il vegetarianesimo come regime generale e l’abolizione degli allevamenti.

E’ questo il programma che Draghi sta attuando? “Ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali” significa far arretrare il Paese ai livelli pre-industriali. E la famosa ripresa economica? Le aziende italiane che con vitalità animale sono tornate a produrre quasi come prima del lockdown? Vediamo cosa faranno coi rincari del 40% dell’energia.

Consacrati al Cuore Immacolato, si deve pregare che questo periodo sia abbreviato.

(Di seguito un articolo del Guardian che spiega il Rapporto Stern da simpatizzante con esso:

Rapporto Stern: i punti chiave


lun 30 ott 2006 12.11 GMT

I pericoli
  • Tutti i paesi saranno colpiti dal cambiamento climatico, ma i paesi più poveri ne soffriranno prima e di più.
  • Le temperature medie potrebbero aumentare di 5°C rispetto ai livelli preindustriali se il cambiamento climatico non verrà controllato.
  • Il riscaldamento di 3 o 4°C provocherà l’allagamento di molti milioni di persone in più. Entro la metà del secolo 200 milioni potrebbero essere sfollati permanentemente a causa dell’innalzamento del livello del mare, delle inondazioni più pesanti e della siccità.
  • È probabile che il riscaldamento di 4C o più influisca gravemente sulla produzione alimentare globale.
  • Il riscaldamento di 2°C potrebbe lasciare il 15-40% delle specie a rischio di estinzione.
  • Prima della rivoluzione industriale il livello di gas serra nell’atmosfera era di 280 parti per milione (ppm) di CO2 equivalente (CO2e); il livello attuale è di 430 ppm CO2e. Il livello dovrebbe essere limitato a 450-550 ppm di CO2.
  • Qualsiasi valore superiore aumenterebbe sostanzialmente i rischi di impatti molto dannosi. Qualsiasi valore inferiore imporrebbe costi di adeguamento molto elevati nel breve termine e potrebbe anche non essere fattibile.
  • La deforestazione è responsabile di più emissioni rispetto al settore dei trasporti.
  • Il cambiamento climatico è il più grande e più ampio fallimento del mercato mai visto.
Azioni consigliate
  • Tre elementi della politica sono necessari per una risposta efficace: il prezzo del carbonio, la politica tecnologica e l’efficienza energetica.
  • Il prezzo del carbonio, attraverso la tassazione, lo scambio di emissioni o la regolamentazione, mostrerà alle persone i costi sociali completi delle loro azioni. L’obiettivo dovrebbe essere un prezzo globale del carbonio tra paesi e settori.
  • I sistemi di scambio di quote di emissione, come quello che opera in tutta l’UE, dovrebbero essere ampliati e collegati.
  • La politica tecnologica dovrebbe guidare lo sviluppo e l’uso su larga scala di una gamma di prodotti a basse emissioni di carbonio e ad alta efficienza.
  • A livello globale, il sostegno alla ricerca e allo sviluppo energetico dovrebbe almeno raddoppiare; il sostegno alla diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio dovrebbe essere aumentato fino a cinque volte.
  • Potrebbero essere introdotte norme internazionali sui prodotti.
  • I programmi pilota internazionali su larga scala per esplorare i modi migliori per frenare la deforestazione dovrebbero essere avviati molto rapidamente.
  • Il cambiamento climatico dovrebbe essere pienamente integrato nella politica di sviluppo ei paesi ricchi dovrebbero onorare gli impegni per aumentare il sostegno attraverso l’assistenza allo sviluppo all’estero.
  • I finanziamenti internazionali dovrebbero sostenere una migliore informazione regionale sugli impatti del cambiamento climatico.
  • I finanziamenti internazionali dovrebbero essere destinati alla ricerca di nuove varietà di colture che saranno più resistenti alla siccità e alle inondazioni.
Impatti economici
  • I vantaggi di un’azione tempestiva e forte superano notevolmente i costi.
  • Il cambiamento climatico senza sosta potrebbe costare al mondo almeno il 5% del PIL ogni anno; se si realizzassero previsioni più drammatiche, il costo potrebbe superare il 20% del PIL.
  • Il costo della riduzione delle emissioni potrebbe essere limitato a circa l’1% del PIL mondiale; le persone potrebbero essere addebitate di più per le merci ad alta intensità di carbonio.
  • Ogni tonnellata di CO2 che emettiamo provoca danni per almeno 85 dollari, ma le emissioni possono essere ridotte a un costo inferiore a 25 dollari a tonnellata.
  • Spostare il mondo su un percorso a basse emissioni di carbonio potrebbe alla fine avvantaggiare l’economia di 2,5 trilioni di dollari all’anno.
  • Entro il 2050, i mercati delle tecnologie a basse emissioni di carbonio potrebbero valere almeno 500 miliardi di dollari.
  • Quello che facciamo ora può avere solo un effetto limitato sul clima nei prossimi 40 o 50 anni, ma quello che facciamo nei prossimi 10-20 anni può avere un profondo effetto sul clima nella seconda metà di questo secolo .
“Scenari economici” ha postato un articolo che spiega ancor meglio ciò che io ho illustrato nel mio: i rincari energetici sono causati dal delirio ecologista –dittatoriale della BCE, che s’è assunta la prerogativa di giudicare le banche in base ai loro investimenti “buoni” (de-carbonizzazione) o “da punire” (che finiscono per aumentare il CO2)

Leggetelo nell’originale, perché la riproduzione è riservata. Solo un passo:


…La UE non solo non è stata in grado di pianificare nulla dal punto di vista della politica energetica, ma sta facendo in modo, con il concorso attivo della BCE di rendere la crisi ancora più bruciante e prolungata nel tempo.

Vediamo cosa ha studiato la Banca Centrale per rendere la situazione ancora peggiore: invece di concentrarsi sul suo solo mandato, la stabilità dei prezzi (che comunque non riesce a garantire) e magari, nel tempo libero, sulla disoccupazione, ha deciso di aggiungere un altro obiettivo alla sua lista sempre crescente di cose che i suoi economisti di carriera devono sistemare. Secondo Bloomberg, la banca centrale “esaminerà le operazioni commerciali dei principali istituti di credito come parte degli stress test climatici il prossimo anno, dopo aver giudicato che una valutazione dei libri di prestito da sola non fornirà informazioni sufficienti sulle ricadute che devono affrontare dal riscaldamento globale”.

In altre parole, se una banca viene trovata per finanziare l’esplorazione del gas naturale, sarà svergognata pubblicamente per non essere uno dei gruppi ESG, cioè impegnata ecologicamente. Il risultato sarà ancora meno investimento—

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