L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 settembre 2021

Sotto i cielo libico un poco di confusione.

I contractors russi in azione nel Fezzan libico con le truppe di Haftar

19 settembre 2021


Secondo fonti libiche difficilmente confermabili in via ufficiale, nei giorni scorsi combattenti del Wagner Group russo avrebbero fornito assistenza alle truppe del generale Khalifa Haftar impegnate in uno scontro con i ribelli ciadiani del FACT. Il Front for Change and Concord in Chad è operativo dal sud della Libia e si muove verso il paese del Sahel dove nei mesi scorsi è stato protagonista dell’assassinio dell’ex presidente Idriss Déby.

Gli haftariani li combattono dopo essere stati alleati in passato: la missione è stata condotta dalla brigata Tariq Bin Ziyad, comandata dal figlio del generale, Saddam Haftar, e aveva come obiettivo la cattura del leader del Fact, Mahamat Mahdi Ali.


All’azione hanno partecipato anche unità aeree: alcune fonti parlano di droni francesi, altre di aerei russi (quelli della base haftariana di al-Jufra). Il contesto è caotico; e va considerato che nel paese sono presenti truppe turche (poche) e diversi mercenari siriani che sono stati spostati in Tripolitania, anche nel sud, da Ankara.

Anche mercenari sudanesi avrebbero combattuto al fianco delle truppe di Haftar della brigata Tariq Bin Zayad, mentre secondo altre ricostruzioni forze speciali francesi avrebbero fornito advising per l’intera operazione.

La Libia del Sud, la parte di territorio che dal Fezzan si proietta verso il Sahel, si dimostra un quadrante complesso e nonostante il processo di stabilizzazione innescatosi nel paese grazie al grande lavoro diplomatico delle Nazioni Unite e di alcuni paesi partner come l’Italia, è tutt’altro che sotto controllo.


Il contesto di difesa e sicurezza dell’area è articolato: si diffondono milizie armate di vario genere (da quelle jihadiste a quelle a connotazione politica come il FACT), unità militari straniere, contractors, gruppi criminali e mercenari.

In questo quadro vige la legge del più forte, e l’intervento di alcuni attori esterni serve per ribadire questa regola davanti a partner, nemici e interessi.

Nel caso, i francesi hanno l’obiettivo di essere presenti per non perdere contatto né con la Libia (soprattutto con il lato della Cirenaica haftariana) né con la Françafrique, fascia di influenza su cui Parigi vanta vantaggi e pretese storiche, ma trova altrettanti problemi (storici) legati al peso dell’epoca coloniale. In questo contesto per i francesi farsi vedere pronti all’intervento contro i ribelli che hanno destabilizzato il Ciad – che dopo l’uccisione di Déby è finito in una fase di sostanziale sospensione – serve a rafforzare la propria posizione.


La Francia ha necessità e interesse a presentarsi come partner affidabile e per farlo sceglie la strada della sicurezza, tema di fondo nella regione. L’attacco contro il FACT rafforza la cooperazione col nuovo corso del potere ciadiano, ora detenuto dal figlio di Déby, presidente che per lungo tempo è stato il principale alleato delle campagne francesi contro i gruppi jihadisti locali, finalizzate alla costruzione di una stabilità in quella fascia di influenza di Parigi.

Dinamica simile segue l’annuncio pomposo dell’uccisione del leader dello Stato islamico nel Grande Sahara, al Sahrawi; una filiale diffusa tra Mali e Niger dell’organizzazione jihadista che costituì il Califfato. La Francia deve dimostrarsi forte sia davanti agli annunci sulla riduzione del contingente dispiegato nell’area sotto il comando dell’operazione “Barkhane”, sia per contenere la concorrenziale penetrazione russa in diversi paesi africani francofoni.


Le attività della Wagner contro il FACT – ammesso vengano confermate e difficilmente lo saranno – si inseriscono in un quadro in cui i contractor russi forniscono sicurezza all’interno di una serie di paesi dell’area e di molti altri dell’Africa. Dalla Libia al Sudan fino al Mali, recentemente indicato come futuro fruitore dei servizi della PMC di Mosca.

L’accordo di cooperazione militare con Bamako rafforza la posizione russa a discapito di quella francese, e per certi versi europea, visto che Parigi sta cercando di distribuire i carichi operativi dell’onerosa Barkhane su altri paesi europei costituendo la Task Force Takuba, a cui prende parte anche l’Italia – in funzione della costruzione di un’architettura di sicurezza regionale.

L’analisi di quello che sta accadendo all’interno della regione che dalla Libia scende oltre il Sahara non può dunque che passare dal sistema (per niente ordinato né lineare) di sicurezza. Il tema è caldissimo, molto sentito – o subito – dai governi locali, molto articolato riguardo agli attori in campo. A esso si collegano gran parte delle dinamiche di politica estera di quei paesi interessati. Tutti attori importanti per la proiezione internazionale dell’Italia.

Foto Twitter, CSIS e LNA

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