L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 settembre 2021

Stagflazione 18 - l'economia rallenta, l'inflazione galoppa e i redditi al palo

Scenari di investimento
Il mondo rischia la stagflazione. Ecco i settori in Borsa che possono combatterla

Usa e Cina sono ufficialmente entrati in un regime di stagflazione. Si verifica quando l’economia rallenta mentre l’inflazione galoppa. L’Europa rischia di incapparvi nel 2022. Ecco i consigli degli esperti su come un buon investitore può fronteggiare questo scenario avverso

di Vito Lops
15 settembre 2021

Houston c’è un problema. E quel problema, di portata globale, si chiama “rischio stagflazione. Uno scenario che si verifica quando la crescita rallenta ma l’inflazione, anziché diminuire di pari passo, continua ad essere sostenuta. Unendo i due elementi della formula scopriamo che tanto gli Stati Uniti quanto la Cina, ovvero le prime due economie al mondo, sono entrate in questo pericoloso regime economico. Un regime che fa ammattire i banchieri centrali dato che qualsiasi cosa decidano può rivelarsi un boomerang. Se alzano i tassi (puntando a frenare l’inflazione) rischiano di frenare ulteriormente la crescita. Viceversa se mantengono le leve monetarie espansive c’è il rischio che l’inflazione - le cui dinamiche sono perverse e non sempre facili da domare - possa scappare di mano.

Crescita in calo per Usa e Cina

I numeri del resto non lasciano spazio a commenti. L'economia Usa dovrebbe crescere del 5,8% nel trimestre in corso a fronte di precedenti previsioni al 6,6%. Ancora più netto il rallentamento cinese: gli economisti stimano possa registrare una crescita del 6,1% a fronte di precedenti stime al 7,9%. È evidente che la forte spinta delle misure fiscali e monetarie messe in campo dopo la pandemia stanno perdendo un po’ di forza. A pesare su entrambe queste aree è l’impatto sulla propensione al consumo innescato della variabile delta. Quanto alla Cina, poi bisogna aggiungere i provvedimenti adottati dal governo a scapito delle aziende tech, internet ed education.

Ecco dove investire

Come si comporta un buon investitore a questo punto? «Prende atto che il contesto sta mutando. La reflazione sta lasciando il testimone alla stagflazione. Di conseguenza, i settori su cui posizionare i capitali cambiano - spiega Piergiacomo Braganti, research director di WisdomTree Europe -. I prezzi alla produzione sono a doppia cifra. Di conseguenza molte società saranno costrette a ridurre i margini, altre invece meno. Tra queste sono ben posizionate le public utility che operando in regime di oligopolio possono permettersi di aumentare i prezzi. Vedo di buon grado anche il settore dei consumer staples (consumi di prima necessità, ndr). In prima fila le società petrolifere integrate, i colossi il cui business copre l’intera filiera, dall’estrazione alla pompa di benzina. Sono poi positivo sulla cybersecurity, un comparto ancora lontano dal suo enorme potenziale, e quello della componentistica delle auto elettriche, da preferire rispetto ai produttori di auto. Diffiderei invece dai titoli “stay at home”, già saliti tanto».

In Europa siamo ancora in reflazione

L’Europa invece è ancora in fase di reflazione. Giovedì scorso la Bce ha infatti rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil per il 2021 dal 4,6% al 5%. «Nel Vecchio Continente in questo momento i titoli bancari continuano ad avere un buon momentum - prosegue Braganti -. Il 2021 potrebbe essere il primo anno in cui realizzano il sogno di generare più ricavi da servizi che dai margini di interesse, diventando difatti meno dipendenti dai tassi che restano sgraditamente bassi». Il buon investitore però sa che il male che stanno vivendo ora Usa e Cina (stagflazione) potrebbe poi arrivare, nel 2022, anche in Europa. Portafoglio avvisato, mezzo salvato.

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