L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 settembre 2021

Stagflazione 19 -

Paura per i mercati? Tapering e stagflazione sempre più vicini

15.9.2021

In una fase insolita per i mercati azionari, l’avvio del tapering e il rischio stagflazione che potrebbe conseguirne spaventano gli investitori

“Una nuova fase di mercato è iniziata ad agosto 2021 con i mercati azionari che sono apparsi insolitamente titubanti”. Così Didier Saint-Georges, Head of portfolio advisors, Managing director and Member of the Strategic Investment Committee di Carmignac. Il motivo è da ricercarsi in una lettura inedita dei mercati.
“Innanzitutto, lo scetticismo dei mercati obbligazionari ha trovato conferma in numerose statistiche economiche pubblicate dagli Stati Uniti (Usa) nelle ultime settimane: i consumatori americani, nonostante la montagna di risparmi accumulati, si mostrano poco propensi a spendere” spiega Saint-Georges. Le cause sono diverse. Tra queste, il rincaro dei beni di consumo a causa delle tensioni nelle catene di approvvigionamento, ma anche la rapida diffusione di nuove varianti di Covid-19, che spostano il ritorno alla normalità più lontano. “Di conseguenza, esperti ed economisti concordano pressoché all'unanimità sulla revisione al ribasso delle prospettive di crescita per i prossimi mesi” commenta l'esperto.

Tapering e rischio di stagflazione: i mercati in pausa. Quello che però spaventa gli operatori è un possibile rientro dalle misure di sostegno attuate fino ad ora dalle banche centrali, con il rischio di una eventuale stagflazione dell'economia.
Negli Usa la situazione occupazionale ha continuato a normalizzarsi, anche se ad agosto si è assistito a un netto calo di nuovi posti occupati: 235 mila contro i 700 mila attesi, ben lontani dai 945 mila generati a luglio, secondo i dati dell'US Bureau of Labor Statistics. “L'aumento dei prezzi al consumo determinato da quello temporaneo dei materiali potrebbe quindi essere seguito da un'inflazione più duratura, dovuta all'aggiustamento al rialzo delle retribuzioni, anche se i consumatori non ne sembrano convinti” afferma l'esperto.
Per questo, si teme che il momento di avvio della normalizzazione della politica monetaria da parte della Federal Reserve statunitense si stia avvicinando, anche se il presidente della Fed, Jerome Powell, ha dichiarato al forum agostano dei banchieri centrali di Jackson Hole che il processo avverrà in due fasi distinte: una prima graduale riduzione dell'immissione di liquidità attraverso l'acquisto di titoli sul mercato e, solo successivamente, l'aumento dei tassi di interesse.

“Tale inasprimento monetario, per quanto molto graduale, rappresenterebbe già di per sé un fattore piuttosto sfavorevole e inedito, e potrebbe verificarsi in un momento in cui i mercati cominciano a sospettare che la crescita economica futura sia stata sopravvalutata, così da rischiare di far registrare una pausa ai mercati azionari” spiega l'esperto.
“Sarebbe però forse più accurato” conclude Saint-Georges, “riconoscere che il rischio principale per i mercati oggi è in realtà costituito da una decelerazione della crescita accompagnata da pressioni inflazionistiche, una sorta di 'stagflazione 2.0', uno scenario per il quale non siamo sicuri che esista una politica monetaria ideale”.

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