L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 settembre 2021

Stagflazione 22 - L'inflazione c'è, i redditi al palo anzi diminuiscono, la Domanda langue e i prodotti restano invenduti

FOCUS INFLAZIONE/ Il vero campanello d’allarme che nemmeno la Fed può tacere

Pubblicazione: 21.09.2021 - Giovanni Ricci

Il momentum economico mondiale ha al centro tra i grandi temi l’inflazione e a braccetto con essa la discussione sulla transizione energetica e il Covid-19. Pur nella lontananza immediata e appariscente delle tematiche testé citate, sicuramente e subito un aspetto le accomuna e in maniera scomoda assai: la difficoltà di previsione. Evergrande in crisi: spettro Lehman… 

Jerome Powell (Lapresse)

Il momentum economico mondiale ha al centro tra i grandi temi l’inflazione e a braccetto con essa la discussione sulla transizione energetica e il Covid-19. Pur nella lontananza immediata e appariscente delle tematiche testé citate, sicuramente e subito un aspetto le accomuna e in maniera scomoda assai: la difficoltà di previsione

Lasciamo da parte in questo intervento la disamina diretta delle altre due questioni per concentrarci in modo diretto sull’inflazione, partendo da una constatazione “scomoda”, dato il fatto che ora e soprattutto per gli Stati Uniti sono tre mesi che fa capolino sopra il 5%, e per molta parte dei mercati borsistici e industriali è quasi del tutto un problema già risolto.

E qui iniziano i momenti più contraddittori e preoccupanti per tutti, in quanto se le autorità monetarie sapessero prevederla – si ribadisce, quando l’inflazione inizia ad alzare la testa -, allora le inflazioni moderate e severe non esisterebbero nel mondo, dato che uno dei compiti principali delle autorità monetarie è tenere sotto controllo l’inflazione. Allora, come trattare in maniera efficace la contraddizione di cui sopra? Come iniziare a dargli soluzione?

Con un semplicissimo incipit teorico e storico: l’inflazione parte sempre come fenomeno monetario, ma quando inizia a superare taluni valori (soglia del 5%) tende a smettere di essere un fenomeno monetario e tende sempre più a diventare un fenomeno reale.

Qual è la soluzione immediata? La soluzione immediata è che le autorità monetarie si trovano perfettamente a loro agio e sono del tutto indipendenti da qualsivoglia altro potere con le inflazioni sotto al 5% all’incirca; sotto tali valori le banche centrali sono il medico sicuro che sa curare la malattia. Sopra il 5% le autorità monetarie non hanno più le totali capacità di controllo e di gestione del fenomeno; qui casca l’asino di questa realtà pirandelliana che stiamo vivendo col Covid-19 (ricordiamo sommessamente che l'influenza è il pannicello caldo per nascondere la crisi economica formalizzata il 17 settembre del 2019 dall'intervento della Fed che ha iniziato ad inondare i mercati con miliardi di dollari creati con un clic).

Ma l’inflazione appena di un soffio sopra il 5% è o non è di gestione sicura delle autorità monetarie? Tutti gli operatori di mercato e con loro i politici (parliamo in modo diretto degli Stati Uniti, ma poi a raggiera, data la centralità di questa nazione a livello mondiale, il discorso vale per tutti gli altri Paesi) stanno scommettendo in un modo più o meno rischioso che i problemi siano ancora e solo di natura monetaria.

Pigliamo brevemente la questione da altro punto di vista, per dare un elemento in più di valutazione: l’uomo più potente del mondo a livello finanziario si chiama Jerome Powell, che agli onori della cronaca – per chi non lo sapesse ancora – è il gran capo della Fed, il suo Presidente; però il tecnocrate qui menzionato non è detto che possa godere di autorevolezza, ed è l’autorevolezza che immediatamente dopo la dignità della funzione ricoperta in modo formale e in associazione con essa dà alla persona sotto gli occhi dei riflettori le stimmate del potere vero. Ora la domanda è: quale potere ha veramente Powell?

Ma calibriamo ancora meglio la domanda: in seno all’Opec + quanto e quanti veramente si prostrano alle sue parole? Prendiamo i due soci maggiori dell’organizzazione che fanno il bello e il cattivo tempo: Arabia Saudita e Russia e iniziamo col reame saudita. A mio parere se Mr. Powell parla come gran capo della Fed e basta, ai sauditi non basta, ma serve l’ok del Dipartimento di Stato e del Pentagono e della Cia e della Nsa. Se parliamo poi della Russia, si crede veramente con franchezza che se non interviene Biden e il Presidente del Senato Usa, alle raccomandazioni della Fed e di Powell viene dato il valore di suggestioni più o meno provocatori.

Ma giunti a questo punto possiamo tenere fuori un terzo incomodo, che terzo non lo è per nulla? La Cina che valore dà alle esternazioni di Powell e del Fomc? Probabilmente sempre e solo il valore di atti provocatori di sfida che vanno poi temperati e guidati in apposite e interminabili sessioni tematiche tra i due Paesi.

Insomma, Powell si esprime con la convinzione di esercitare potere finanziario ed economico sul mondo, ma il mondo, quello che ha un potere vero, non lo segue in maniera servile. Powell è il più potente uomo finanziario del mondo, ma non ha l’autorevolezza universale, come invece per altri campi, ad esempio la ha papa Francesco. Detto in un altro modo, stavolta veramente più scomodo e pericoloso, l’inflazione che sta muovendosi e destandosi in forma incipiente, se lasciata libera ancora un po’ di crescere e manifestarsi diventerà un drammatico e difficoltoso problema reale.

Per chi fosse poco convinto di ciò, si presti attenzione al solo fatto che i debiti pubblici netti di tutti gli Stati del pianeta ammontano oramai a circa 70.000 miliardi di dollari: cosa vogliamo lasciare alle prossime generazioni? Forse, un’idea geniale sarebbe quella di abolire le successioni legali dei beni, ma in questo caso sarebbe meglio dire dei debiti.

E se qualcuno, ora, già da ora, inizia a riflettere che alle giovani e future generazioni conviene cancellare in 5/10 anni tutta la valanga di carta prima citata, voi che consigliereste? La crescita post-Covid 19, che implementerà nel mondo “magnifiche sorti e progressive?”; a dirsi cioè crescite per 10/15 anni al 20/25% annuo? E voi che dovreste – come giovani generazioni – sottoscrivere un contratto del genere, ci credereste così senza colpo ferire? Oppure al contrario vi sembrerebbe di vederci dentro del modo faustiano?

Ma ecco che arriva, quindi, una risposta lineare ed efficace, nonché drammatica e pericolosa senza prospettive definibili: l’inflazione che elimina con sé le rendite accumulate negli anni, rendite che tocca sottolineare in maniera ricardiana sono parassitarie e bloccano lo sviluppo. Ecco la famosa Equivalenza Ricardiana. Equivalenza di cui i keynesiani si sono appropriati in modo scorretto per ridefinirla in modo pervicace, contraria alle premesse nei risultati finali; in parole semplici: i debiti pubblici buoni. Le parole del nostro keynesiano eclettico presidente del Consiglio, il quale per riprendere uno spunto di prima, fa parte delle 30 persone finanziariamente più influenti del pianeta.

Io sto iniziando a credere, invece, che è ora che come persone iniziamo a credere di nuovo e per davvero ai Miracoli con la M maiuscola per risolvere le cose. È una realtà mondiale quella attuale che è diventata troppo complessa e potenzialmente ingestibile, e l’inflazione incipiente inizia a suonare come un campanello d’allarme; peggio, forse stiamo diventando protagonisti tutti del racconto kafkiano La tana”: cerchiamo disperatamente di non sentire rumori che ci preoccupano e ci disturbano, anzi che ci fanno del male e per questo li fuggiamo, e cerchiamo un silenzio assoluto, e una volta arrivati in un luogo dove negli iniziali istanti proviamo la gioia vera di non sentire alcun disturbo più da rumori molesti, purtroppo, poco dopo dai successivi momenti di tempo che fluiscono, iniziamo a percepire fruscii quasi indistinti, non più silenzio assoluto, ma di nuovo un silenzio disturbato da rumori quasi inesistenti.

E però, alla fine dei conti, il tormento invece di scomparire, si acuisce: ma c’è o non c’è questo rumore quasi assente? C’è o non c’è? E in questo rincorrersi di angosciose domande, la tranquillità e andata via. Allora, c’è o non c’è un’inflazione che può essere pericolosa? Cosa ascolta nel silenzio Mr. Powell? Cosa ascolta nel silenzio il nostro Premier Mario Draghi? E così in una sequenza immensa e indeterminata di funzioni, azioni, luoghi, scenari, ecc.: cosa sentiamo nel silenzio noi singole persone del mondo?

Qualsiasi cosa essa sia non porta tranquillità e questi sonno i tempi. L’inflazione incipiente è la messaggera degli Dei, una delle “fatali Muse”.

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