L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 settembre 2021

Togliere lavoro, istruzione e cultura a chi non si fa cavia dei vaccini sperimentali questo ci regala Draghi, lo stregone maledetto

Draghi: “Le cose vanno fatte perché si devono fare, anche se impopolari”

Tanti i temi toccati dal premier in due interventi martedì pomeriggio: dal Pnrr, alla Pandemia senza dimenticare l'Afghanistan

di Antonella Scutiero, 14 Settembre 2021

‘Le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato’. Mario Draghi prende in prestito una frase di Beniamino Andreatta (il traditore), che “non ha esitato a prendere decisioni necessarie anche quando impopolari”, per sintetizzare quella che sembra essere anche la sua mission di governo. Costantemente alle prese con la sua maggioranza, nella diversità di vedute e posizioni, il premier approfitta del ricordo del politico trentino – cui la Business school di Bologna ha intitolato l’aula magna – per mandare un messaggio chiaro sui tanti temi urgenti, dalla lotta al Covid alla ripresa economica: e del resto anche Andreatta esortò “anche la propria parte politica a ‘dire molti no e pochi sì per evitare che tutto sia travolto nella irresponsabilità’.

Responsabilità è una parola chiave per Draghi. “le ingenti risorse del programma Next Generation EU devono richiamarci al senso di responsabilità, non solo verso l’Europa, ma verso noi stessi e le nuove generazioni”. Abbiamo il dovere, sottolinea, “di spendere in maniera efficiente e onesta. E di avviare un percorso di riforme per rendere l’economia italiana più giusta e più competitiva, capace di riprendere un sentiero di crescita che abbiamo abbandonato un quarto di secolo fa”.

Il premier torna a strigliare anche l’Europa che, sull’Afghanistan, deve dimostrare “di essere all’altezza di questa crisi e dei valori che diciamo di rappresentare” e che “non deve ignorare il dramma di queste persone, né la portata storica di questi eventi”. E’ una strada in salita, perché per anni “l’Unione è stata incapace di costruire un approccio comune sul tema migratorio, e in particolare sulla distribuzione di chi arriva e chiede asilo”. Un tema, quello dell’integrazione, trattato anche nel videomessaggio al forum Italo-Tedesco: “Un’Europa più forte dal punto di vista economico, diplomatico e militare è il solo modo per avere un’Italia più forte e una Germania più forte”. Ma sull’Afghanistan è tutta la comunità internazionale a dover sentire “un obbligo morale verso un Paese in cui siamo stati per venti anni; un obbligo di aiuto umanitario, di prevenzione del terrorismo, di sostegno alla tutela dei diritti umani” perché le immagini degli ultimi giorni “ci riportano agli anni più bui nella storia del Paese. In particolare, alle donne, che negli scorsi venti anni avevano riacquistato diritti basilari, come quello all’istruzione, oggi rischia di essere vietato persino di praticare sport, reprimendo altresì la loro rappresentanza nel governo”.

E ancora, sulla lotta alla pandemia “la campagna di vaccinazione deve procedere spedita ovunque. Solo così potremo salvare vite, frenare il contagio, evitare l’emergere di pericolose varianti” ma se l’aumento della produzione di vaccini negli ultimi mesi è stato tale da poter garantire forniture adeguate a coprire una porzione significativa della popolazione dei Paesi in via di sviluppo, “è ora necessario che le dosi raggiungano chi ne ha bisogno: in altre parole c’è un problema logistico di importanza pari a quello della disponibilità della produzione dei vaccini”. Oggi, ricorda Draghi, “abbiamo un’opportunità unica per ricostruire. Sappiamo le cose che sono andate male, e mi riferisco in particolare agli squilibri sociali, economici e ambientali”. Ma attenzione: se l’economia mondiale è di nuovo in crescita, “la ripresa non coinvolge tutti allo stesso modo”. Anzi “secondo le previsioni più recenti, la maggior parte dei Paesi del G20 recupererà il terreno perduto durante la crisi sanitaria entro il 2022.Questo non avverrà per due terzi degli Stati più fragili. Le conseguenze per i più poveri rischiano di essere drammatiche. Occorre vigilare sugli impegni già presi ed essere pronti a prenderne di più coraggiosi”.

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