L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 ottobre 2021

3783 i morti per influenza covid. Nun ce vonno sta'!

La medicina delle beffe: chiacchiere contro numeri



Viene quasi da ridere di fronte alle cosiddette autorità sanitarie che devono cercare la quadratura del cerchio e fare rientrare nell’ortodossia della narrazione pandemica numeri che assolutamente si rifiutano di entrarci. Ma viene quasi pena nel vedere come debbano ricorrere alla bilogica per far stare insieme cose che assolutamente non combaciano e nell’assistere alla disperata lotta tra la ragione da una parte e gli interessi personali o di corporazione e gli ordini di servizio dall’altra. Qualche giorno fa Franco Bechis su Il Tempo riferì i numeri del nuovo rapporto dell’Istituto superiore di Sanità (IIS) sulla mortalità del covid (che non veniva aggiornato da luglio) secondo il quale dei 130.468 decessi ufficialmente attribuiti al virus dall’inizio della pandemia solo 3.783, ovvero meno del 3% , possono essere effettivamente messi in conto al Sars Cov 2 mentre tutti le altre morti sono state principalmente dovute ad altre gravi patologie pregresse. Del resto questa era la normalità prima del 2020 perché i decessi sono quasi sempre determinati nella fase finale della vita da infezioni opportuniste nella maggior parte dei casi dell’apparato respiratorio e dunque le cause occasionali della morte non erano prese in considerazione. Poi la necessità di creare una pandemia ha ribaltato le cose come possiamo accertare dal precipitoso cambiamento dei protocolli all’inizio della pandemia.

Ad ogni modo l’uscita di Bechis era parecchio perigliosa e in qualche modo incomprensibile visto che il Tempo, come del resto Libero, è edito dal Gruppo Angelucci che opera nella sanità privata, coinvolto tra l’altro in una vicenda di corruzione. Infatti ha dovuto poi scrivere un altro pezzo riparatore in cui tenta goffamente di fare marcia indietro, ma ha dovuto farlo anche l’Istituto superiore di Sanità il quale nella sostanza ha tentato di rimediare alla verità che le era sfuggita, sostenendo che moltissimi dei morti per covid avevano si altre gravi patologie, ma non è detto che non sarebbero sopravvissuti più a lungo senza il il virus di nuovo conio. Chiunque può constatare che questi non sono numeri, non sono fatti, non sono dati, non sono diagnosi, ma solo vaghe speculazioni senza alcun valore euristico: si tratta di chiacchiere non di scienza. Oltre tutto visto che il test Pcr, volgarmente chiamato tampone, è stato destituito di qualsiasi valore diagnostico e che per giunta usato a oltre i trenta cicli rileva molti altri tipi di virus, bisognerebbe accertare quanti di quei presunti positivi poi deceduti aveva davvero un’infezione Covid in corso e chi invece altri tipi di infezioni. Purtroppo non sono mai – dico mai- stati eseguiti test differenziali e dunque non siamo in grado di saperlo. La verità è in mano ad eventuali archeologi del futuro il che mi sembra una buona rappresentazione di scienza fasulla.

Occorre tenere conto che questo ragionamento viene completamente ribaltato quando si tratta di persone morte dopo la vaccinazione: a partele le morti inspiegabili dei più giovani per le quali si può parlare di assassinio di stato visto che il covid sotto in 30 anni ha una mortalità uguale a zero, per le vittime più anziane si dice, ma tanto erano già malate potevano morire da un giorno all’altro. Come faccia una persona dotata di intelligenza normale sopportare questa doppio standard mi risulta misterioso tanto più che è ormai un anno che si va avanti sempre con le stesse puttanate che dovrebbero indignare soprattutto gli italiani che hanno vissuto i giorni di Bergamo, di fatto l’inizio della lugubre prosodia pandemica in tutto il pianeta con la scena costruita ad arte delle famose bare sugli autocarri militari. Eppure noi sappiamo in via ufficiale pur dai dati gravemente compromessi per eccesso dall’inaffidabilità dei test covid che tra il 20 febbraio – 31 marzo sono morte, 6238 persone contro le 1180 della media degli anni precedenti, dunque 5.058 persone in più. Tuttavia tra questi i morti per Covid sono sempre dati Iis) sono “solo” 2346 mentre i restanti 2712 decessi in eccesso sono avvenuti per altre cause ovvero per errori medici, panico, malasanità, decisioni sbagliate. Sono numeri noti ormai da molto tempo, ma dei quali non si parla, come del resto non si parla del fatto che i fattori della strage bergamasca hanno continuato ad operare sotto pelle, per così dire, nella agonizzante e vorace sanità delle beffe italiana. Ma la cattiva coscienza è miope e si indigna solo con ciò che riesce a vedere, prima di finire in bocca al Leviatano.

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