L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 ottobre 2021

Afghanistan - La Russia agisce ridicolizzando Draghi e il suo G20 straordinario relegandolo alla serie C. Per Mosca è prioritario il controllo dei mercenari dell'Isis aviotrasportati dalla Siria nel paese e che dietro comando dei loro padroni dello stato profondo hanno iniziato a fare le stragi civili per imporre la paura&terrore nella vita quotidiana degli afghani

Lo schiaffo di Mosca all'Occidente sull'Afghanistan

La Russia organizza un vertice con i talebani dopo aver snobbato il G20 straordinario voluto dall'Italia

aggiornato alle 08:1118 ottobre 2021

© Karim SAHIB / AFP - Talebani

AGI - Nonostante in Russia siano un movimento ufficialmente bandito, i talebani si preparano a recarsi nella sua capitale per il summit del cosiddetto 'formato Mosca' convocato dal Cremlino sul dossier afghano. Un'iniziativa, prevista per mercoledi' 20 ottobre, che in molti hanno letto come una provocazione all'Occidente, e all'Italia in testa, dopo che questa settimana Roma ha organizzato sul tema un G20 straordinario dei leader in video conferenza.

La Russia, come la Cina, ha partecipato con rappresentanti di grado inferiore. Mosca ha confermato l'arrivo dei talebani, sottolineando che si aspetta ancora la composizione della delegazione. Dal canto suo, il presidente Vladimir Putin - che ha già fatto sapere di non avere in programma incontri con i talebani - ha anticipato che la Federazione sta preparando almeno due incontri multilaterali sul delicato dossier.

Oltre al summit 'formato Mosca' - che include anche i Paesi dell'Asia centrale, l'Iran e l'India, e a cui sono stati invitati anche gli Stati Uniti - si lavora per convocare "il prima possibile a ottobre" anche un incontro della cosiddetta 'troika allagrata'- Russia, Usa, Cina e Pakistan. Quest'ultimo appuntamento potrebbe tenersi già martedì 19 ottobre, secondo i media russi. Sull'agenda dei due incontri non è ancora emerso molto. "Serve sostenere il processo di riconciliazione inter-afghana e cercare una generale riconciliazione nel Paese", ha dichiarato Putin.

L'inviato speciale russo per l'Afghanistan, Zamir Kabulov, ha auspicato un "confronto franco" con i talebani su "come iniziare a risolvere i problemi in modo costruttivo". "Non ci aspettiamo decisioni rivoluzionarie", ha ammesso il diplomatico, "si tratta di un processo lungo". Quello che si sa di più concreto è che Mosca intende proporre la convocazione di una conferenza sotto l'egida delle Nazioni Unite su diritti umani e assistenza umanitaria a Kabul.

Per il Cremlino, il timore maggiore e' legato a terrorismo e narcotraffico. Putin ha lanciato l'allarme sulla presenza di circa duemila miliziani dell'Isis nel Nord dell'Afghanistan e ha avvertito che da lì i terroristi intendono "diffondere la loro influenza nei Paesi dell'Asia centrale e nelle regioni russe". La Federazione è ancora lontana da ogni riconoscimento formale del nuovo governo afghano e aspetta di vedere sul campo le azioni dei talebani, anche se la sua è una delle poche ambasciate ancora aperte a Kabul.

I temi su cui il Cremlino metterà alla prova le nuove autorità sono: la sicurezza del proprio personale diplomatico e la lotta al narcotraffico e al terrorismo. Per ora, Mosca non sembra nutrire particolari speranze: "Per i talebani non sarà facile rinunciare ai guadagni" derivati dal traffico di droga, ha avvertito Putin. "Ci aspettiamo che le promesse del nuovo governo sulla capaicta' di contrastare il terrorismo senza sostegno estterno siano messe in pratica", ha auspicato il ministero degli Esteri.

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