L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 ottobre 2021

Eurasia chiama e l'Iran risponde. Il tutto viaggia sulla base dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Iran, Pakistan, India)

ACCORDO TRA RUSSIA E IRAN: LA BILANCIA PENDE A EST

25 ottobre 2021


Le falle della diplomazia statunitense non sono cosa nuova. La geopoliticamente “imperscrutabile” posizione degli Stati Uniti e di alcune “voci” degli Stati dell’Unione europea, nei riguardi della Russia e dell’Iran, è a un punto di svolta. I vari embarghi annunciati o applicati verso queste Nazioni, i quali non hanno sortito alcun effetto verso la Russia e danneggiato inutilmente l’Iran, non hanno fatto altro, ma forse ciò è voluto, che aggregare gli “isolati”. Infatti, la Repubblica islamica dell’Iran, lunedì undici ottobre, ha annunciato che nei prossimi mesi sarà firmato un accordo di partenariato strategico con Mosca. Tale intesa non è assolutamente una sorpresa, in quanto i due Paesi da tempo collaborano nel campo commerciale, della sicurezza, con sistemi di sorveglianza, e militare con forniture russe di attrezzature belliche tecnologicamente avanzate. Così Teheran, dopo un accordo simile firmato con la Cina alcuni mesi fa, volge il suo sguardo sempre più verso Est.


A oggi i termini dell’accordo di Teheran con Mosca, che deve essere ancora formalizzato, sono parzialmente noti; il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian, tramite il portavoce della sua diplomazia, Said Khatibzadeh, ha affermato che il documento corrisponde al piano elaborato sette mesi fa con la Cina. Infatti, il 27 marzo Teheran e Pechino hanno siglato un accordo di cooperazione che rimarrà in vigore per venticinque anni. Il testo dell’accordo cino-iraniano prevede, ufficialmente, soprattutto investimenti cinesi in ambito automobilistico ed energetico. Khatibzadeh ha ulteriormente affermato che “tra Iran, Cina e Russia sta emergendo l’asse orientale”. Come era prevedibile l’Iran, soffocato dalle sanzioni occidentali, e mentre i negoziati di Vienna sul programma nucleare stentano a ripartire, cerca di uscire dal suo isolamento scivolando verso il ricco e “comprensivo” Est. L’Iran ora si fa forte dell’accordo di settembre, dove i membri della Sco, Shanghai Cooperation Organization o Shanghai Pact, guidata da Mosca e Pechino, hanno approvato la futura adesione dell’Iran a questa alleanza, che vuole essere un contrappeso all’influenza statunitense, anche se l’azione concreta di Teheran pare che resti, in un primo momento, marginale e limitata. Va considerato che l’organizzazione Sco comprende, oltre gli Stati fondatori Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, anche India e Pakistan.

Tuttavia l’Amministrazione del presidente iraniano Ebrahim Raïssi nell’aderire all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, ha anche affermato che questa alleanza commerciale e strategica ha lo scopo di contrastare l’influenza degli Usa, ma ha anche assicurato di non voler rompere con l’Occidente, “l’Iran non è subordinato né alla Cina né agli Stati Uniti”, ha detto un portavoce, che ha poi proseguito: “L’Iran è un Paese eurasiatico, e deve avere un rapporto equilibrato con entrambe le parti”. La stampa iraniana ha dato molto spazio a questa notizia; anche i giornali conservatori hanno ampiamente accolto con favore l’adesione dell’Iran allo Shanghai Pact. Per il quotidiano ultraconservatore Kayhan, con questa adesione l’Iran aggira le sanzioni “americane” e occidentali, mentre per il quotidiano riformista Aftab, questa adesione rafforza lo sguardo dell’Iran verso l’Asia.

In Iran la politica dei conservatori è stata sempre proiettata verso l’Est, ora che hanno in mano le leve del potere possono senza ostacoli applicarla. Così di fronte alle sanzioni americane, la Guida Suprema e i conservatori potranno sostenere il rafforzamento dei legami politici, economici e militari con gli Stati asiatici, ma soprattutto congiungersi contrattualmente con colossi planetari come Cina, Russia e India. Tale congiuntura renderà le sanzioni statunitensi e degli altri “Stati illusi”, oltre che inutili, totalmente inoffensivi, svincolando maggiormente la politica nucleare iraniana dalle pretese di uno pseudo controllo “occidentale”. Israele permettendo.

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