L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 ottobre 2021

Il cagnolino bau bau riceve le carezze dal padrone

22 OCTOBER 2021


Viviamo in un'epoca tremenda e ci sono così tante disgrazie e iatture giornaliere che numerose passano inosservate. Pochi hanno fatto notare le parole di Landini sul nuovo mondo a cui vuole collaborare. Avete sentito cosa ha dichiarato sulla proprietà privata? Ecco la frase demenziale passata in cavalleria.

«Dobbiamo fare un salto culturale. In particolare noi uomini, perché questo è il Paese delle differenze che aumentano tra uomini e donne, ma questo è il Paese in cui anche durante la pandemia, sono aumentate le violenze contro le donne, e la vogliamo dire in italiano, senza girarci intorno: la violenza contro le donne la fanno gli uomini, e se ci pensate qui c’è un punto fondamentale. Quando un uomo arriva a fare una violenza contro una donna, nella sua testa malata, ha l’idea di essere lui proprietario della vita di un’altra persona. Provate a pensare che danni può creare l’idea della proprietà privata: le persone non sono proprietà di nessuno».

Se lo ricorda questo geniaccio, che la Repubblica tutela la proprietà privata e che sta scritto pure su quella Costituzione (art.42) che ora va tanto di moda calpestare?

Qualcuno penserà: "E che c'entra la donna con l'uso della Proprietà Privata?" Senza contare che favorire gli ingressi di etnie che trattano le donne peggio delle capre, dovrebbe frenare la lingua e le parole stolte di Landini - se proprio è vero che sta dalla parte delle donne. Del resto non è una novità che i sindacalisti siano supini e proni all'agenda mondialista, che spesso partecipano ai consessi delle grandi associazioni massoniche. Anzi, in molti casi, la sollecitano, questa agenda. Il possesso di un'auto favorisce forse gli stupri dell'uomo bianco mentre l'uomo nero proveniente dalle navi-caretta si comporta bene e non usa violenza, perché povero? Non diciamo idiozie. Ma anche dietro alle idiozie si nasconde la malafede di Landini. Molta malafede. Vi ricordate cosa disse Klaus Schwab, artefice del Grande Reset sul comunismo a Davos? Senza il comunismo non è possibile creare il NWO. Non è un mistero, pertanto, che l'Agenda di Davos comprenda la confisca della piccola proprietà.


Landini si è improvvisamente risvegliato novello Proudhon: la proprietà è un furto. E requisire quella "refurtiva" chiamata proprietà privata è un atto rivoluzionario. Le donne, secondo il Landinipensiero, si rispettano così. O per lo meno, si inizia con questo. Non c'è bisogno che vi descriva l'incontro idilliaco tra Landini e Draghi. Ha fatto arrabbiare perfino le varie sigle di sindacati autonomi e di base come CUB, che gli hanno gridato ripetutamente "servo! servo". Ma si sa, i sindacati sono soliti flirtare col potere. Memorabile l'immagine della Camusso al desco con Monti in quel di Cernobbio, regno dell'alta industria e della finanza, mentre magnavano e ridevano, ridevano e magnavano. Ma vengo ai discorsi "comunisti" di Landini. Già, il mai morto comunismo, dopo la Caduta del muro si è diffuso per il mondo come il mercurio quando fuoriesce da un termometro rotto suddividendosi in tante imprendibili particelle che schizzano ovunque. E lo si fiuta a naso: la propiska verde per muoversi, lavorare e svagarsi, punizioni insensate e irrazionali, tamponi costosi usati per far soffrire la gente e indurla a una vaccinazione obbligatoria che cozza contro la nostra legge, bambini costretti alla museruola fin dalle elementari, alunni descolarizzati con la Dad. La CGIL, antica cinghia di trasmissione del PCI e ora del PD, non ha mai avuto tanta visibilità mediatica come da quando la Digos ha permesso e favorito, pur sapendolo, l'attacco alla loro sede a Roma. E ora la cassa di risonanza mediatica dei "raduni antifascisti" dà loro così tanto alla testa, che si permettono di manifestare perfino contro i lavoratori. Avete forse visto qualcuno di loro, esprimere parole di pietas umana e di solidarietà (parola della quale si riempiono sempre la bocca) verso i portuali di Trieste che pure sono stati malmenati, gasati coi lacrimogeni e pure semiassiderati con gli idranti dalla polizia della Lamorgese?

L'attacco comunista alla casa, e le minacce di cetrioli fiscali per renderne insostenibile il mantenimento, riguarda non sono solo noi, ma anche la vicina Francia, dove il 75% della popolazione possiede una casa di proprietà (noi italiani siamo all'83%.) Leggete qui su La Tribune, come riportato sul sito di Blondet:

“Il governo vuole finirla con la casa individuale: “Un non senso economico, ecologico e sociale”.

Otto mesi dopo aver lanciato una concertazione su “abitare la città di domani” per ripensare la pianificazione dopo il Covid 219, il ministro della Casa Emanuelle Wargon vuole veder fiorire alloggi collettivi che facciano rivivere “l’intensità felice” e ha qualificato le case individuali “Un non senso ecologico, economico e sociale”. Tuttavia il mercato della casa individuale e resta l’ideale di vita di 75 francesi su cento”.
Va ricordato inoltre che l'Economist (giornale britannico dei Rothschild) ha già strillato in un numero speciale:
La proprietà della casa è il più grande errore di politica economica dell’Occidente. È un’ossessione [di noi piccolo borghesi e operai ancora in grado di fare un mutuo per la casa, ndr.] che mina la crescita, l’equità e la fede pubblica nel capitalismo…. perniciosa è la disfunzione strisciante che l’edilizia abitativa ha creato nel corso di decenni: città vibranti senza spazio per crescere; anziani proprietari abitanti in case semivuote desiderosi di proteggere la propria veduta dalla finestra (...). Insomma il programma del vecchio-nuovo comunismo dei miliardari è sempre quello: "Nel 2030 non possederai più niente e sarai felice".
Bergoglio approva e aggiunge che non è comunismo "condividere" la proprietà, ma un gesto cristiano.
Ecco le sue parole: "costruire una “nuova giustizia sociale partendo dal presupposto che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata" (Sole 24 ore).
Non so chi è stata quella santa che ha profetizzato che nel nostro tragico tempo, il comunismo, abbandonando i muri che lo cingevano entro confini ben definiti, si sarebbe diffuso per il mondo. Ora ne abbiamo perfino la benedizione papale e tutti gli auspici del mai morto sindacalismo rosso.


S.Giovanni Paolo II

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