L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 ottobre 2021

La Russia in Mali


Il Mali verso un accordo con i mercenari russi: Wagner o non Wagner?

20 Ottobre 2021


Russia o non Russia, Wagner o non Wagner. E soprattutto, che farsene dei rapporti di lungo corso, travagliati, complessi e certamente rivedibili, con l’ex-colonia francese? Sono domande che oggi disegnano i rapporti del Mali e della giunta militare che ne tira le fila, con il resto del mondo e, in un certo senso, mettono a nudo sia la nuova politica estera francese in Africa che quella russa. Apparentemente incompatibili.

Dai primi di settembre si rincorrono voci, mai confermate con chiarezza da nessuno, ma sapientemente ed ufficialmente alimentate da tutte le parti coinvolte, di un possibile accordo imminente tra il governo di Bamako e il gruppo Wagner, compagnia di sicurezza russa che si occupa anche di addestramento militare. Il gruppo russo, la cui proprietà è vicina al Cremlino, è molto controverso sia per l’uso di mercenari che per le tecniche belliche adottate e in Africa è già coinvolto in alcune operazioni, più o meno ufficiali, in Repubblica Centrafricana e in Libia.

Sebbene Bamako abbia firmato un accordo di difesa con la Russia nel 2019 è comunque la prima volta che le autorità maliane stanno considerando di firmare un contratto con una compagnia militare privata con sede in Russia. Il possibile accordo tra Bamako e la Wagner riguarderebbe l’invio di 1000 mercenari russi in Mali: addestramento delle Forze Armate maliane e protezione personale di figure di alto livello i compiti principali. Il gruppo russo dovrebbe ricevere dal Mali 6 miliardi di Franchi Cfa (9,1 milioni di euro) per questo tipo di attività. Per diversi mesi, gli inviati del gruppo Wagner hanno esercitato pressioni sulle autorità di transizione maliane, in particolare sul ministro della Difesa Sadio Camara, che ha visitato la Russia lo scorso agosto.

L’esplosione del caso sulla stampa non sembra avere messo in difficoltà Bamako: il governo maliano ha infatti attaccato la Francia, anche sfruttando un certo “sentimento antifrancese” piuttosto diffuso nel Paese, accusandola di un “abbandono in volo” delle forze militari francesi, con il Mali che subendo la decisione di Parigi decide di “rivolgersi altrove” per l’addestramento del suo esercito. Secondo un sondaggio dell’istituto Groupement d’intérêt scientifique des statisticiens économistes (Gisse) su un campione di circa 1144 individui nel distretto di Bamako il 91,18% della popolazione del Mali è favorevole all’arrivo di paramilitari russi della compagnia privata Wagner.

Tuttavia, nessuno in Mali parla apertamente di Wagner. Ma tutti, russi compresi, confermano i contatti tra Bamako e diverse aziende russe del settore militare e della sicurezza. Non si tratta di contatti, e legami, improvvisati ma di un grande amore che torna. Il primo ministro maliano Choguel Kokalla Maiga ha studiato in Russia e in una recente intervista ai media russi, in cui ha confermato l’interessamento del Mali a partnership con la Russia, ha dichiarato parlando in russo: “Non vedo l’ora di tornare a praticare” la lingua. Parole non casuali, nel linguaggio internazionale: il 25 settembre 2021 Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russi, ha dichiarato che Bamako si è rivolto ad una società privata russa per combattere il terrorismo.

Il mantra è sempre lo stesso: “Si sono rivolti ad una società militare privata russa perché la Francia vuole ridurre significativamente il suo contingente militare schierato nel Paese che avrebbe dovuto combattere i terroristi che si sono insediati nel nord” ha detto Lavrov. Anche qui: non si parla di Wagner ma ogni riferimento non è casuale. Va sottolineato che Mosca ha sempre negato la presenza di contractor russi in Libia e Repubblica Centrafricana, indicando ogni volta i protagonisti delle notizie di stampa come “liberi professionisti”, cosa che invece non ha mai fatto con il possibile accordo in Mali. Lo stesso presidente centrafricano Touadera ha negato la presenza della Wagner in Rca, confermando tuttavia legami con società russe per l’addestramento e la sua sicurezza personale. Il 4 ottobre sul portale di notizie Mali Actu ha intervistato Alexandr Ivanov, a capo della Comunità degli operatori di sicurezza internazionale (organizzazione di cui Wagner non fa parte ma che offre gli stessi servizi), che afferma di parlare a nome degli istruttori militari russi di stanza in Repubblica Centrafricana: “La nostra organizzazione ha lavorato con successo con le forze armate della Rca. Penso che questo lavoro verrà svolto in Mali: si tratta di addestrare l’esercito nazionale a diversi livelli, fornire assistenza tattica e organizzare la logistica”.

Quindi: magari non sarà la Wagner, qualcuno sostiene che nemmeno esista, ma sicuramente i contatti tra Mali e società private di contractors russe ci sono, sono a buon punto e sembra che l’affare andrà in porto a breve.
D’altra parte anche in Mali vige la società delle conseguenze: lo scorso 10 giugno il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la volontà di Parigi di disimpegnare il proprio nutrito contingente in Mali, inquadrato nell’operazione Barkhane. La situazione si è poi complicata: il 2 luglio la Francia ha annunciato che avrebbe ripreso le sue operazioni militari congiunte sospese con il Mali, a seguito di discussioni con la giunta militare, ma il 9 luglio Macron ha dichiarato che la Francia ritirerà tra 2.500 e 3.000 soldati dal Sahel (su 5.000 uomini in totale), pur mantenendo altre truppe per contrastare le operazioni dei militanti e sostenere le forze regionali. Quando si crea un vuoto, e il governo del Mali lamenta proprio questo alla Francia, c’è sempre qualcuno pronto a colmarlo.

I risvolti possibili non sono solo in Mali. Il 14 ottobre il ministero degli Esteri dell’Algeria, per smentire alcune notizie circa un impegno di Algeri a finanziare parte di del progetto Wagner in Mali tramite trattative con le autorità di Bamako, ha accusato “un Paese vicino” non meglio specificato di essere all’origine di questa “voce”: un chiaro riferimento al Marocco, e alla Francia, con i quali al giorno d’oggi i rapporti sono ai minimi storici.

(Andrea Spinelli Barrile)

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