L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 ottobre 2021

Le continue conferme dell'euroimbecillità di Euroimbecilandia

Freddo e carbone: la brillante ecologia della Ue



La cattiva coscienza ha un costo che purtroppo non viene pagato da chi la sviluppa e la propaga o se ne fa scudo per i propri piani, ma da dai più deboli e indifesi. Spesso inoltre ottiene il risultato opposto a quello proclamato con abbandonante uso di ipocrisia : così la nuova politica climatica dell’Europa tutta incentrata sulla diminuzione della Co2, condotta con una mercatizzazione totale del settore e non esente da una ottusa logica – illogica russofobica, ha enormemente contribuito ad alzare i prezzi del gas, colpendo i propri cittadini e ottenendo come risultato il rilancio del carbone, ovvero la forma pià sporca di produzione energetica. Con l’aumento dei prezzi del gas il rapporto di commutazione è scivolato a favore del carbone nelle ultime settimane di giugno 2021 e, a giudicare dall'attuale struttura dei futures, rimarrà invariato almeno fino al secondo trimestre del 2022 o almeno così pensano gli esperti. E questo finirà per creare un cuneo tra i vertici della Ue da tempo sostenitrice dell’eliminazione graduale del carbone, e gli interessi aziendali poiché le condizioni di mercato favoriscono il passaggio dal gas al coke. La produzione di elettricità da carbone in Germania è salita ai massimi pluriennali nelle prime settimane di settembre, quando ogni singolo giorno ha visto un notevolissimo calo della generazione eolica a causa di una caduta del vento. Ora, la situazione è leggermente cambiata perché il vento ha ricominciato a soffiare, portando la produzione di carbon fossile a un tasso medio di generazione di 7,5-8 GWh, che tuttavia è ancora circa il 30-35% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Ma il travaglio di Berlino non è certo finito perché a dicembre dovrebbero chiudere tre centrali nucleari e il loro apporto non potrà che essere sostituito da gas o carbone se non si vogliono quotidiani e lunghi black orut. Ma dal momento che la Germania sta pasticciando con il Nord stream e con le altre con le altre linee di importazione del gas russo, è prevedibile che sarà proprio il carbone a fare la parte del leone.

Ci troviamo di fronte a una situazione ridicola perché da una parte l’Europa dovrebbe gradualmente ridurre a zero la quota di carbone entro il 2025, mentre in realtà negli ultimi anni ci sono stati nove aumenti consecutivi nel consumo aggregato di coke. Questo perché la folle politica di falso ecologismo creato per ragioni che hanno poco a che fare con l’effettiva salvaguardia dell’ambiente, ha penalizzato il gas in favore delle rinnovabili che tuttavia hanno bisogno di molti anni per essere sviluppate adeguatamente e quindi adesso ci si rivolge all’opzione più sporca, ma più immediatamente disponibile ovvero al carbone, visto che tra l’altro proprio tutte le questioni relative al gas hanno fatto ridurre le scorte al 70% che sarò un vero disastro se l’inverno dovesse essere freddo. Ancora una volta ci si accorge che le ragioni del potere non hanno nulla a che vedere con quelle scientifiche: ci sono numerosissimi scienziati molto accreditati e persino l’Ipcc ( Intergovernmental Panel on Climate Change) che cominciano ad ammettere che i terribili modelli climatici su cui stavano lavorando erano in sostanziale errore . L’ultimo rapporto (AR6) dell’IPCC indica che i modelli precedenti prevedevano un clima più caldo di quanto verificato. Il fatto è che come spesso accade quando un tema diventa “popolare” e dunque importante per i politici e per i ricercatori che si vedono arrivare molti più soldi, finisce per lasciare spazio alle modellazioni e alle ipotesi più suggestive che sono spesso anche quelle sbagliate. Quarant’anni di abitudine ideologica, per la verità non sempre di per sé negativa, a ricercare le cause di un cambiamento climatico enfatizzato esclusivamente o nell’azione antropica , ha finito col portare a questa situazione in cui tutto è fuori controllo e che la fine del pianeta sia imminente.

Ed esattamente come accade con la pandemia tutto questo si intreccia e si lega alla presa di potere di una oligarchia il cui ecologismo si coniuga con la disuguaglianza, l’impoverimento e un maltusianesimo nemmeno più tanto nascosto.

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