L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 ottobre 2021

L'inflazione transitoria c'è e non passerà facilmente, gli aumenti rimangono

Petrolio: se il freddo vi fa paura, preparate i cappotti. L’OPEC non vi riscalderà…

La Redazione Articolo pubblicato il 21/10/2021 09:00:00

Il vero problema, tuttavia, è che i produttori di petrolio non vedono l’inverno come un problema e sono molto più preoccupati da un possibile eccesso di offerta nel corso dell’anno venturo.

I prezzi alle stelle del gas naturale, del carbone e dell'elettricità stanno esercitando ulteriore pressione sui mercati petroliferi aumentando la domanda poiché le industrie e i produttori di energia cercano di passare ai combustibili liquidi per contenere i costi, ma non aspettiamoci che i produttori di petrolio aumentino le forniture più rapidamente durante il prossimo inverno, in quanto quello che potrebbe accadere nel corso del prossimo anno li spaventa più del freddo.

L’abbandono del gas naturale innescherà un aumento della richiesta di greggio pari a 500000 barili giornalieri: questo è quanto si attendono gli operatori di settore praticamente a tutti i livelli, ma i produttori - almeno per ora - sono decisi ad attenersi alla strategia concordata.

La richiesta aggiuntiva potrebbe determinare un aumento dei prezzi del barile e questa è un’ottima notizia per i membri della OPEC+ che stanno ripristinando i loro bilanci dopo il disastro dell’anno passato, ma non è ancora sufficiente per indurli ad aprire i rubinetti più velocemente di quanto preventivato.


Le previsioni della International Energy Agency sulla richiesta globale di petrolio potrebbero essere uno degli elementi che inducono la OPEC+ a non aumentare la fornitura: i tecnici IEA, infatti, confermano il possibile aumento della richiesta di oro nero ma, allo stesso tempo, indicano il consumo di petrolio dell’ultimo trimestre 2021 ad un livello decisamente inferiore a quello di luglio.

Il vero problema, tuttavia, è che i produttori di petrolio non vedono l’inverno come un problema e sono molto più preoccupati da un possibile eccesso di offerta nel corso dell’anno venturo.

Il ministro dell'Energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, ha dichiarato di essere preoccupato per il passaggio del mercato petrolifero a un surplus di offerta nel 2022 con il conseguente aumento delle scorte: questo, per un produttore di petrolio, è sicuramente un problema e gli analisti OPEC confermano i timori del principe saudita.

La domanda è: “Arriveremo a questo punto?”. Se la OPEC+ continuerà ad aumentare la fornitura probabilmente si, spiegano gli analisti, ma difficilmente lo faranno in quanto alcuni di loro come Angola, Nigeria e Malesia non sono in grado di far fronte alla richiesta aggiuntiva mentre altri come la Russia si troveranno ben presto nella stessa situazione in quanto, molto probabilmente, non ha mai pompato più di 10,4 milioni di barili giornalieri di greggio e questo sarebbe il suo target produttivo previsto per aprile 2022.

Alcuni suggeriscono che l'incapacità della Russia di aumentare la produzione durante l'estate mostra che è già in difficoltà, anche se i dati del mese di settembre sembrano smentire questa teoria.

A questo dobbiamo aggiungere i continui ritardi nel ritorno a mercato dell’Iran: in queste condizioni, il surplus previsto per il 2022 è destinato a rivelarsi nulla più che una bolla di sapone.

Ad un primo sguardo potrebbe sembrare che la OPEC+ si rifiuti di aumentare la produzione per godere dei prezzi elevati, ma, se questa fosse la loro posizione effettiva, allora dovrebbero sperare che i prezzi del barile non salgano al punto da soffocare il recupero economico e, di conseguenza, la domanda di oro nero: per ora, la scommessa della OPEC+ sembra essere il protrarsi del recupero dell’economia globale dalla pandemia di covid…

Fonte Bloomberg

Nessun commento:

Posta un commento