L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 ottobre 2021

l'Informazione è in mano all'1%

I padroni occulti delle notizie



Per quanto possa sembrare impossibile in un mondo razionale ancora molte persone sostengono la narrativa diffusa dai media e dai governi: SARS-CoV-2 è un virus killer e solo i blocchi e la vaccinazione possono proteggerci. E se questo non funziona è perché il blocco non è stato abbastanza severo e non sono state ancora vaccinate abbastanza persone, oppure c’è bisogno di una vaccinazione di richiamo, anche se non esiste alcuna ragione al mondo perché essa possa cambiare le cose, tanto che in alcuni Paesi già si pensa alla quarta dose e così via: un grande affare perpetuo. Esaminando punto per punto questo universo di asserzioni che ci vengono propinate ci si accorge facilmente che si tratta di sciocchezze che vengono credute solo perché ripetute tutte le ore e tutti i giorni. Ma c’è un altro fatto che aumenta decisamente la forza della narrativa pandemica, ovvero che le notizie sul Covid sonoo simili se non identiche in tutto il mondo: allora deve essere vero. E di fatto questo è l’argomento principe per parecchie persone.

Evidentemente l’uomo della strada non ha afferrato bene il significato di globalismo: i media scrivono le stesse cose perché nel mondo occidentale sono strettamente correlati tra loro e sono di fatto tutti convergenti nel mondi della finanza che tira anche i fili dell’editoria, sia quella di massa che quella scientifica e che di fatto ha l’ultima parola in tutte le questioni e in tutti gli ambiti. Tanto per fare un esempio la Trusted News Initiative ( Tni) di cui pochissime persone conoscono l’esistenza è un’associazione delle seguenti società:
  • Associated Press (AP) , Agenzia di stampa, Usa che fornisce notizie a tutti giornali e le televisioni del mondo
  • Agence France-Presse (AFP) , la più antica agenzia di stampa internazionale anch’essa seguitissima
  • Reuters , la più grande agenzia di stampa del mondo, Regno Unito
  • British Broadcasting Corporation (BBC) , la più antica emittente nazionale del mondo.
  • CBC / Radio-Canada , emittente statale, Canada
  • European Broadcasting Union (EBU) , fusione di 72 emittenti televisive in 56 paesi (più altre 33 emittenti associate in tutto il mondo), con sede in Svizzera che raccoglie tutte le più importanti televisioni pubbliche e private del continente , Rai compresa.
  • Facebook , social network, 2,5 miliardi di utenti attivi mensili,
  • Financial Times , quotidiano
  • First Draft News , un progetto per combattere la cosiddetta disinformazione formato da Google, Facebook, Twitter e , Open Society Foundations di Soros
  • Google/YouTube , sito web più visitato al mondo, portale video
  • The Hindu , quotidiano di lingua inglese in India
  • Microsoft
  • Reuters Institute for the Study of Journalism , think tank con sede nel Regno Unito
  • Twitter , servizio di blogging
  • The Washington Post , Giornale
In effetti sarebbe ben difficile trovare qualche foglio di carta o canale Tv o spazio in rete che non sia allineato direttamente o indirettamente a questo cartello della droga informativo. La Trusted News Initiative però non è uno strumento tradizionale, ma è nata nell’estate del 2019 proponendosi ufficialmente di “curare” in un certo modo le elezioni Usa ( sono state aggiunte anche quelle in Myanmar e Taiwan giusto per prenderci per il sedere), ma si è subito riciclata come megafono della narrativa pandemica che del resto è stata sfruttata in termini elettorali e già nell’autunno del 2020, prima ancora che i vaccini a mRna avessero l’approvazione di emergenza ha dato in numerose occasioni un avvertimento: “Trusted News Initiative combatte la diffusione della disinformazione dannosa sui vaccini e i memi diffusi che collegano le falsità sui vaccini con la libertà e i diritti fondamentali individuali”. Le aziende dei media e della tecnologia stanno lavorando per chiarire i miti dannosi sulla vaccinazione contro il Covid”

Più chiari di così è difficile essere. Ma più confusi di così non potrebbero essere i cittadini che vedono una ingannevole pluralità di fonti laddove ne esiste una sola. Ed è significativo che la Trusted News Initiative sia una sorta di oggetto misterioso che non ha nemmeno una voce di Wikipedia, l’ enciclopedia dei ricchi. Così adesso possiamo chiederci cosa hanno in comune l’autore dell’articolo più scaricato su Covid-19 sull’American Journal of Medicine, l’inventore della tecnica a mRna su cui si basano i vaccini occidentali, alcuni rinomati epidemiologi ad Harvard, Stanford e Oxford nonché e il principale microbiologo francese? Sono stati tutti censurati da una rete mediatica oppressiva di cui la maggior parte delle persone non ha mai sentito parlare.

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