L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 ottobre 2021

“ma se le cose stanno così mi spiegate perché la scienza ha imposto tutto quello che abbiamo visto in questo anno e mezzo abbondante?” Soldi&potere

Solo 3783 persone morte di Covid, ma adesso si dubita della “scienza”



Qualcuno comincia a disertare e ad allontanarsi dal tessuto narrativo della pandemia. E non ha bisogno di informazioni segrete: a Franco Bechis è bastato semplicemente leggere il nuovo rapporto dell’Istituto superiore di Sanità (IIS) sulla mortalità del covid (che non veniva aggiornato da luglio) per scoprire che stando al campione statistico di cartelle cliniche raccolte dall’istituto, solo il 2,9% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe dovuto alla nuova malattia. E’ semplicemente che si sono decretati morti per covid tutti quelli che presentavano una positività a un test oggi dichiarato privo di credibilità, per attribuire decessi dovuti a gravi malattie in persone molto in là con l’età e spesso in uno stadio terminale. Quindi dei 130.468 decessi ufficialmente attribuiti al virus solo 3.783 sarebbero dovuti effettivamente al covid ( praticamente la metà dei decessi dovuti ogni anno all’influenza) mentre tutti gli altri italiani che hanno perso la vita avevano da una a cinque malattie che secondo l’Iss lasciavano loro poca speranza. Addirittura il 67,7% ne avrebbe avuto insieme più di tre malattie contemporanee, e il 18% almeno due insieme.

La parte divertente del pezzo di Bechis, che chiama gran pasticcio, sebbene l’IIs sia la massima autorità sanitaria e non abbia nulla a che vedere con gli istrioni televisivi strapagati per dire fesserie, non sta in questo streap tease di un segreto di Pulcinella, quanto nel fatto che egli non ha il coraggio civile di dire le cose come stanno e accenna grottescamente a dubbi su queste cifre pur ammettendo di doversi piegare alla scienza. Egli infatti si chiede, “ma se le cose stanno così mi spiegate perché la scienza ha imposto tutto quello che abbiamo visto in questo anno e mezzo abbondante?” Viene proprio da ridere. Ma costui cosa che crede che sia la scienza, una specie di immacolata concezione da cui è bandito ogni interesse? E se adesso lui dubita della scienza perché prima azzannava chiunque dubitasse? Sarebbe bastato semplicemente ragionare sui dati e sui fatti senza sostenere che qualsiasi ragionamento era complottismo per evitare di cadere nel tranello e di trovarci in questa situazione. Anzi Bechis evita la domanda fondamentale: se questi sono i numeri reali come si spiega l’aumento di mortalità? Forse dovrebbe cominciare ad indagare su come sia stato proprio l’allarme covid e la conseguente caduta dell’assistenza sanitaria a provocare la strage. Ma immagino che lascerà perdere questo interrogativo.

E cosa succederà quando Bechis e i suoi colleghi apprenderanno che la vaccinazione è completamente inutile perché non ferma il virus né impedisce i casi più gravi, anzi è pericolosa e danneggia il sistema immunitario delle persone? E che dunque il green pass è una misura del tutto gratuita? Si chiederà, ma perché la scienza ha imposto il vaccino? Ma non è stata affatto la scienza a farlo è stata Big Pharma con la decisiva complicità di poteri che hanno creato la narrazione pandemica per interessi politici. La scienza, quella vera dice tutt’altro, dice ad esempio ( e per bocca dello stesso Fauci tra l’altro) che occorre un decennio e non tre o quattro mesi per mettere a punto un vaccino sicuro, dice che le sperimentazioni sui preparati a mRna fatte in passato sono fallite causando gravi danni agli animali da laboratorio, dice che la proteina spike, che le cellule umane vengono indotte a produrre, si diffonde in tutto l’organismo ed è una tossina che finisce per danneggiare l’apparato circolatorio, dice che l’immunità naturale è molto superiore a quella breve e inefficace prodotta dai vaccini, mentre la scienza statistica ci dice che la vaccinazione entro i 30 anni è una pura follia. In realtà tutta la narrazione pandemica è frutto di due cose: i dati sballati di cui ora Bechis prende visione e una sottrazione di informazione poiché ogni notizia che non fosse in linea veniva considerata disinformazione e naturalmente frutto di malvagio complottismo.

Ora mi chiedo perché Bechis e i suoi colleghi abbiano volontariamente deciso di non ragionare e di considerare qualsiasi argomentazione logica, razionale o basata sull’evidenza e qualsiasi dato come frutto di negazionismo. Cos’era amore incondizionato per una scienza che per la maggior parte dei giornalisti costituisce un assoluto mistero o amore per la carriera, la visibilità, lo stipendio e quant’altro? Ai posteri l’ardua sentenza sul periodo più orribile e che l’informazione abbia mai vissuto.

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